Salute 26 Settembre 2018

Ricerca biomedica e farmaci innovativi, Rasi (Ema): «Serve approccio olistico per nuove opzioni terapeutiche»

«In questo scenario, compito dell’EMA non sarà solo l’autorizzazione del farmaco ma anche la valutazione della credibilità di alcune sorgenti di informazioni in uno scenario nuovo e diverso dal passato» così Guido Rasi, direttore esecutivo dell’EMA

di Lucia Oggianu
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La tecnologia offre attualmente una grande opportunità per l’avanzamento scientifico in medicina poiché, tra le varie opportunità, permette la raccolta e la gestione di dati significativi e fondamentali per la migliore diagnosi e cura della malattia in una prospettiva di maggiore sostenibilità. In particolare, la ricerca biomedica si è evoluta verso approcci orientati a dipanare la complessità intrinseca alla transizione da uno stato di salute a quello di malattia. Per questo, a livello globale, si assiste a un fenomeno di riorganizzazione strutturale delle attività di ricerca classicamente definita come ‘traslazionale’.

In questo scenario, «compito dell’EMA non sarà solo l’autorizzazione del farmaco ma anche la valutazione della credibilità di alcune sorgenti di informazioni in uno scenario nuovo e diverso dal passato». È quanto affermato dal professor Guido Rasi, direttore esecutivo dell’Agenzia Europea del Farmaco in occasione della Giornata per la ricerca 2018 al Policlinico Gemelli di Roma.

Nella promozione di nuovi programmi di accelerazione per lo sviluppo di medicinali innovativi, la tecnologia deve andare incontro al paziente e alle sue comorbilità. «Tradizionalmente la gestione dei dati, degli aspetti diagnostici e dei cosiddetti device terapeutici e la gestione dei farmaci – spiega il professor Rasi – sono compartimentalizzati in diversi settori. Come abbiamo visto le nuove tecnologie non consentono più questo, ci vuole una visione olistica. Quello che ho chiamato technology convergence significa che non solo devono convergere nello sviluppare un prodotto, devono convergere in tutto il processo decisionale quindi nella sostenibilità del sistema, nella validazione dei dati, nella utilizzazione di questi dati e nella finale valutazione del valore clinico aggiunto di una nuova opzione terapeutica».

LEGGI ANCHE: LONG-TERM CARE, NICOLETTA LUPPI (MSD): «PUNTARE SULL’IMPATTO DELL’INNOVAZIONE NELLA GESTIONE DELLA CRONICITÀ»

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