Salute 27 Settembre 2019 09:15

«Insieme si può fare». Paolo Genovese dirige il corto per informare sulle malattie croniche intestinali

«Mio figlio Pietro soffre di Crohn. Ho seguito la malattia e capito, nel tempo, gli enormi problemi che comporta. Per questo ho deciso di girare lo spot». Sanità informazione intervista il noto regista romano

Rassicurare: sono malattie curabili. Informare: si può convivere con la patologia e avere una buona qualità di vita. Affidarsi e vincere la solitudine: i malati devono sapere che non sono soli, devono fidarsi dei medici e della ricerca, che va avanti. Sono questi i tre messaggi lanciati dal cortometraggio firmato da Paolo Genovese per sensibilizzare la popolazione sulle malattie infiammatorie croniche intestinali. Lo spot è stato presentato di recente a Roma, nella Sala Isma del Senato della Repubblica, insieme alla nuova campagna sociale e mediatica promossa dalla società scientifica IG-IBD.

Il regista di Perfetti sconosciuti e The Place, intervistato a margine della presentazione, ci ha raccontato la sua esperienza familiare con il Morbo di Crohn, le ragioni e gli obiettivi dell’iniziativa.

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Questa giornata è stata organizzata per sensibilizzare e informare i cittadini sulle malattie croniche infiammatorie intestinali (Mici). Come nasce questo spot e perché?

«Nasce da una proposta del dottor Armuzzi che io conosco personalmente perché sono direttamente interessato. Mio figlio Pietro, infatti, soffre di Crohn. E nel tempo, seguendo la malattia ho capito la gravità, gli enormi problemi e conseguenze che questa malattia comporta. Sono sensibile, quindi, in primis come padre. É per questo che quando mi hanno chiesto di poter fare qualcosa a favore delle persone affette da Crohn, coliti ulcerose e altre malattie infiammatorie intestinali, ho accolto immediatamente questa richiesta. Abbiamo ragionato insieme a lungo, ho ideato anche lo spot creativamente ma per i contenuti mi sono confrontato con tutto il gruppo di lavoro per capire qual è la situazione e qual era l’esigenza da comunicare in questo momento. Quello che abbiamo cercato di fare è stato veicolare un messaggio composto: da un lato, sicuramente, rassicurare. I protagonisti dello spot sono persone normali: c’è un manager, una mamma con un figlio, degli adolescenti e un campione di nuoto che vivono abitualmente la loro vita seppur affetti da queste malattie. La prima cosa che abbiamo voluto dire è: con la colite ulcerosa e con il Crohn si può avere una buona qualità di vita. Il secondo messaggio è: c’è un gruppo di professionisti che studia e sono stati fatti passi avanti importanti su queste malattie. L’obiettivo è non far sentire i malati abbandonati. Lo slogan è: “Insieme si può fare”. Avere un riferimento medico che ci cura, ci sta vicino continuamente e in qualunque momento, fa sentire sicuramente i pazienti meno soli ed è più semplice affrontare la malattia».

Dunque, il suo consiglio è quello di affidarsi ai medici?

«Questo sicuramente, il problema di queste patologie è che non è facile diagnosticarle correttamente. Si parla, infatti, di un ritardo diagnostico: a volte vengono scambiate per tante altre malattie, non è cosi facile capire che si tratta di Crohn o colite ulcerosa».

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