Salute 30 dicembre 2016

Osas e apnee notturne, ne soffre quasi un italiano su due. Ecco come la diagnosi può diventare facile e veloce

Parola all’esperto. Il Professor Giuseppe Insalaco, medico ospedale ‘V.Cervello’ (Palermo): «Oggi è possibile fare esami molto semplici e accurati, attraverso dispositivi pratici e leggeri da indossare durante la notte»

Osas, la malattia delle Apnee Notturne, è una patologia che colpisce circa due milioni di italiani. Si manifesta attraverso molteplici interruzioni del respiro durante la fase notturna, a cui segue una insufficiente ossigenazione dei polmoni che può determinare conseguenze gravi e in alcuni casi addirittura fatali. A illustrare nel dettaglio le caratteristiche della ‘malattia del sonno’ è un esperto in materia, il professore Giuseppe Insalaco, Dirigente Medico dell’azienda ospedaliera “V. Cervello” di Palermo.

«Mi occupo della problematica delle Apnee Ostruttive del Sonno da oltre 30 anni, in passato la patologia era decisamente sottovalutata e si attribuiva la sonnolenza diurna a una semplice stanchezza per un cattivo riposo notturno – spiega Insalaco -. Ma non è affatto così e oggi siamo in grado di dirlo con sicurezza. Per farci un’idea di quanto la malattia sia importante, basta pensare ai dati epidemiologici di cui siamo in possesso che ci mostrano, come quasi metà della popolazione adulta, manifesti problemi di questa natura, ovviamente con un diverso grado di gravità. Quello che sapevamo prima sull’Osas, non era altro che la punta di un iceberg di cui la parte più massiccia giaceva sotto».

«La malattia – prosegue il medico – può rappresentare un elemento determinante che aggrava ulteriormente una serie di patologie ad ampissima diffusione, parliamo dell’ipertensione arteriosa oppure del diabete mellito. Tutte patologie che, rispetto alla popolazione affetta da Osas, hanno dei dati di prevalenza realmente impressionanti. Quale è la necessità primaria per fronteggiare una patologia così diffusa? Fondamentale avere delle sentinelle che sappiano porsi il dubbio della presenza di Osas anche quando il malessere non è evidente. Qui entra in scena il medico generico che ha un contatto frequente e diretto con la popolazione. Riuscire ad identificare il problema e indirizzare il paziente in centri specifici può determinare una svolta reale e di conseguenza un grande risparmio per il Servizio sanitario».

«Ci tengo a precisare –  sottolinea Insalaco – che ai medici generici non si sta chiedendo di fare diagnosi ma solo di indagare per poi avviare l’eventuale paziente verso strutture in grado fare una corretta diagnosi strumentale. Oggi peraltro è possibile fare esami molto semplici, attraverso dispositivi pratici e leggeri, indossati durante la notte, con cui il paziente può sottoporsi a diagnosi con tranquillità e all’interno delle mura della propria casa, insomma non c’è necessità di usufruire di strutture particolarmente complesse».

Per quanto riguarda la presenza sul territorio di centri specializzati nel trattamento di Osas, oggi ne esistono circa 200. «Un dato estremamente positivo – commenta Insalaco –: con tutti questi centri disponibili si smaltiscono velocemente le liste di attesa che risultano essere, in genere, contenute entro i tre mesi. Sicuramente – conclude –tutto è migliorabile e anche il servizio in questo senso può esserlo. Fortunatamente, oggi cominciamo ad avere a disposizione nuovi mezzi, nuove tecnologie e sistemi di telemedicina che ci permettono di moltiplicare enormemente quella che è la potenzialità dei singoli centri, in modo tale da poter fare diagnosi sempre più efficienti e avvio alla terapia veloce e funzionale».

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