Salute 15 Ottobre 2020 15:16

Oms, Kluge: «In 10 giorni da 6 a 7 milioni di casi in Europa. Ma non è come a marzo»

Anche se si tornasse al lockdown, non sarebbe quello di sei mesi fa. Il direttore della regione Europea Oms parla di aumento esponenziale dei casi, ma mortalità ancora bassa

Oms, Kluge: «In 10 giorni da 6 a 7 milioni di casi in Europa. Ma non è come a marzo»

«Momento di pandemia non significa necessariamente momento oscuro per tutti». Hans Kluge, direttore Oms per la regione europea, ha deciso di aprire così il meeting con la stampa dell’Organizzazione mondiale della Sanità per fare un punto sul coronavirus. Dati alla mano, Kluge ha parlato di una «situazione che ci preoccupa molto», ma ha anche ribadito che il mondo adesso è molto più preparato a quello che verrà.

«Questa settimana c’è stato un incremento esponenziale nei nuovi casi e nei nuovi decessi – ha ribadito -. I numeri giornalieri dei casi sono in salita così come i ricoveri in ospedale e Covid-19 è attualmente la quinta causa di morte in Europa. Questa settimana c’è stata la più alta incidenza di nuovi casi da quando la pandemia è iniziata, in Europa. Da 6 a 7 milioni di casi riportati in soli 10 giorni. Nel weekend per la prima volta superato un milione e 200mila casi». Di fronte a questi dati la domanda arriva spontanea: l’autunno e l’inverno riproporranno quello che è successo in primavera?

«NON SIAMO A MARZO, DECESSI 5 VOLTE INFERIORI»

«Non siamo tornati a metà marzo – rassicura Kluge – nonostante registriamo da due a tre volte più casi rispetto al picco di aprile, osserviamo comunque cinque volte meno decessi, anche se il virus non è diventato meno pericoloso». Ci sono quelle che il direttore regionale chiama «ragioni tecniche» per il rialzo dei casi.

Innanzitutto il numero di test effettuati, mai così alto. Tamponi e test che tracciano specialmente giovani, in fasi quasi asintomatiche per lo più. «Anche la mortalità più bassa – prosegue – si spiega con la maggiore incidenza del virus in soggetti meno vulnerabili e giovani». A cui si aggiunge una «migliore capacità di gestire i casi più gravi e la conseguente capacità di evitare i decessi». Questo porta a una curva epidemiologica più bassa e meno fatale, «per ora, in quanto si potrebbe tornare alla situazione di prima se il virus tornasse a infettare anziani in casa».

«MISURE SEMPLICI SALVERANNO 280 MILA VITE»

Kluge invita i governi europei a non risparmiarsi nelle misure e a non perdere il polso con i propri cittadini. «Misure troppo rilassate per lunghi periodi di tempo potrebbero portare per gennaio 2021 la mortalità a livelli da 4 a 5 volte maggiore di aprile 2020. Ma le nostre rilevazioni mostrano anche come misure semplici come mascherine indossate dal 90% della popolazione (ora 60%) e distanziamento sociale potrebbe salvare 280mila vite in Europa», osserva.

«La pandemia non si risolverà da sola, lo faremo noi con i nostri comportamenti», aggiunge rivolgendosi direttamente alla popolazione europea. Tra le misure restrittive rientra, quindi, anche il lockdown? Dall’essere totalmente escluso qualche settimana fa, ieri anche in Italia il premier Giuseppe Conte ha ammesso che dai comportamenti dei cittadini si determineranno le future decisioni.

SE SI TORNASSE AL LOCKDOWN, COME SAREBBE?

«Il lockdown di sei mesi fa era uno shutdown. C’erano confini chiusi, niente scuole, negozi e ristoranti chiusi, nessuna attività» spiega Kluge. «A marzo il lockdown era un’opzione di default perché siamo stati colti di sorpresa. Ora lockdown significa un’escalation fatta per gradi di misure proporzionate, circoscritte e limitate nel tempo. In cui tutti noi siamo coinvolti come individui e come comunità tutta per minimizzare il danno collaterale su società, economia e salute».

A conclusione del suo discorso Kluge si concentra proprio sugli effetti collaterali che la pandemia sta avendo sul mondo. A partire dalla violenza domestica, che obbliga a mantenere sempre attivi i servizi sociali. Attraverso il disagio degli studenti, per cui ognuno di noi dovrà fare dei sacrifici affinché le scuole non tornino a chiudersi. E gli altri problemi sanitari, come cancro, immunizzazione e malattie cardio-vascolari. Fino alla grande cura che ogni Paese dovrà provare di riservare ai lavoratori della salute, tramite compensi adeguati e protezione fisica e mentale.

LA “STANCHEZZA DA PANDEMIA” E L’IMPORTANZA DELLA SALUTE MENTALE

Proprio sulla salute mentale, il presidente regionale si conferma per riconoscere le difficili condizioni della “pandemic fatigue“, la generale stanchezza da pandemia. Non una condizione fisica, ma appunto una condizione mentale che porta i soggetti di una condizione straordinaria come la crisi attuale a reazioni che vanno dalla depressione e chiusura in sé stessi fino al rifiuto delle misure in favore della disinformazione. «Ne soffre oltre il 60% dei cittadini di stati che hanno implementato regole restrittive – racconta Kluge – ed è un problema generalizzato su cui l’Oms si sta concentrando».

Il comandamento è “resistere”, «trovare sempre nuove soluzioni creative per sentirsi vicini agli altri e provare felicità». Un vero e proprio impegno a cui dedicarsi per l’inverno che verrà.

Iscriviti alla newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato 

Articoli correlati
La lunga battaglia contro la malaria, tra sfide vinte e ancora aperte
Da quando la sua eziologia è stata descritta per la prima volta più di 100 anni fa, la malaria è diventata una delle malattie infettive più conosciute al mondo. Tuttavia, nel 2019 ci sono stati ancora più di 620.000 decessi e circa 230 milioni di casi in tutto il mondo, quasi tutti nell'Africa subsahariana
di Stefano Piazza
Pubertà precoce femminile, colpa (anche) di smartphone e tablet?
Salerno (SIEDP): «Ancora da stabilire meccanismi di correlazione. Evitare allarmismi ma regolamentare tempistiche d’uso»
Cina: milioni di persone in lockdown senza cibo e medicine
Decine di milioni di persone sono bloccate in Cina a causa di lockdown estesi. I residenti denunciano carenze di beni di prima necessità
Vaiolo delle scimmie, cresce emergenza e ora 1 italiano su 3 lo teme
L'Oms ha dichiarato che il vaiolo delle scimmie è un'emergenza sanitaria globale. Sono stati registrati 17mila casi in 70 paesi. l'Italia è fra i 10 paesi più colpiti e forse per questo 1 italiano su 3 ammette di avere paura
Lockdown controproducenti, in alcuni paesi hanno aumentato i contagi
Uno studio dell'Università della Finlandia orientale ha dimostrato che, in alcuni paesi, i lockdown sono stati inutili e controproducenti. In altre parole, i blocchi completi hanno aumentato la diffusione dei contagi
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Dalla Redazione

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Ad oggi, 7 febbraio 2023, sono 671.921.477 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.845.807 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE. I casi in Italia L’ultimo bollettino di...
Covid-19, che fare se...?

Come distinguere la tosse da Covid da quella da influenza?

La tosse da Covid è secca e irritante, quella da influenza tende invece a essere grassa. In ogni caso non esistono rimedi se non palliativi, come gli sciroppi lenitivi. No agli antibiotici: non...
Ecm

Il questionario di verifica dei corsi FAD deve essere somministrato esclusivamente in modalità on-line?

La Formazione a Distanza (FAD) può anche essere erogata attraverso riviste (e quindi documentazione cartacea) pertanto il questionario di verifica per i corsi FAD effettuati attraverso material...