Salute 13 marzo 2018

Obbligo vaccini: ecco le Regioni più virtuose e le inadempienti. Fausto Francia (Presidente SITI): «Buon risultato ma si può migliorare»

«Ci saranno sanzioni per famiglie inadempienti, ma alcuni genitori preferiscono pagare la contravvenzione che tornare sui propri passi» l’intervista al Presidente della Società Italia d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica

Immagine articolo

Il 10 marzo è scaduto il termine per la consegna dei certificati vaccinali nelle scuole. In queste ore l’Istituto Superiore di Sanità sta raccogliendo i dati di adesioni e inadempienze al decreto stabilito dal Ministro Lorenzin il 31 luglio scorso. Ad una prima analisi, l’attesa soglia del 95% di copertura sembrerebbe raggiunta a pieni voti, almeno per l’esavalente, che, prima dell’obbligo vaccinale era scesa al 93% suscitando la preoccupazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che aveva lanciato l’allarme. Per il morbillo la crescita è stata del 6%, tuttavia ancora la soglia non è sufficiente per raggiungere l’immunità di gregge. In linea di massima l’Italia torna sulla buona strada e si adegua ai numeri degli altri paesi dell’Unione Europea, ma come si sono comportate le singole Regioni nell’esecuzione dell’obbligo? «La prontezza del Paese a reagire positivamente alla legge è stata sorprendente, a parte qualche sacca di resistenza rimasta irremovibile…» lo dichiara ai nostri microfoni Fausto Francia, Presidente della Società Italia d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica.

LEGGI ANCHE: L’APPELLO DELLE SCUOLE: «NON LASCIATE SU DI NOI TUTTO IL PESO DEI CONTROLLI. TROPPO TARDI PER FARE CLASSI AD HOC»

All’indomani del 10 marzo, possiamo tracciare un bilancio Regione per Regione rispetto all’aderenza al decreto legge? Ci sono regioni più virtuose e altre meno?

«Difficile dire quali siano le regioni che hanno meno aderito all’obbligo, visto che i dati sono stati forniti dalle più virtuose, tuttavia possiamo tracciare una prima valutazione: in Emilia Romagna sono aumentati i dati di copertura, come anche in Veneto, Puglia e nella città metropolitana di Milano. È bene però fare una precisazione: è sbagliato parlate di ‘regione’, è corretto invece parlare di ‘area’. Mi spiego meglio: per esempio nella regione estremamente virtuosa dell’Emilia, l’area di Rimini è sempre stata storicamente refrattaria alle vaccinazioni e continua ad esserlo, infatti la città è al di sotto del 95% pur facendo parte di una regione che ha raggiunto ottimi livelli. Altra area problematica in tal senso è il Trentino Alto Adige, dove resistono sacche robuste di no vax che inevitabilmente condizionano il raggiungimento dell’obiettivo. Quindi direi che in conclusione c’è stato un aumento su tutto il territorio nazionale, con qualche eccezione in alcune aree all’interno delle singole regioni, ma sono piuttosto confidente nel dire che nessuna regione si è distinta scandalosamente per non aver rispettato la legge. Mi aspetto che tutte le regioni siano sopra il 90%».

LEGGI ANCHE: VACCINI: L’ANTI-MORBILLO SPAVENTA GENITORI. L’INTERVISTA AL DOTTOR IERACI (ASL ROMA1): «TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE»

Per quanto riguarda le frange no vax abbiamo dei numeri?

«Non abbiamo ancora dei dati certi, noi del SITI a fine febbraio abbiamo redatto un bilancio provvisorio da cui risulta che orientativamente in Italia i bambini non vaccinati sono circa 30mila, numero che corrisponde all’1% della popolazione da 0 a 6 anni».

L’1% è una stima preoccupante?

«Direi di no, si tratta di un numero fisiologico, ossia anche nei paesi più virtuosi in cui si arriva alla soglia del 97/98%, c’è quasi sempre la percentuale dell’1% di reticenti. L’importante in ogni caso è arrivare sopra il 95% che è il valore che permette di avere la famosa copertura di gregge. C’è inoltre da considerare che in questa percentuale dell’1% ci sono anche bambini che non vanno a scuola per scelta dei genitori, che studiano presso le scuole familiari, insomma non tutti sono iscritti alla scuola dell’obbligo. Per quanto riguarda invece i bambini iscritti alla scuola dell’obbligo, ritengo che trascorsi questi mesi, se i genitori non hanno voluto vaccinare, continueranno a non farlo preferendo pagare la contravvenzione che sarà sicuramente applicata ai minimi per una questione d’impatto nei confronti della popolazione. Infatti ritengo che una prima tornata vaccinale come questa, innegabilmente molto complessa da gestire, sia andata sin troppo bene per quella che era la previsione iniziale. Inoltre c’è da tener conto che esistono diversi livelli di adesione e non adesione: ci sono persone che su dieci vaccinazioni non hanno fatto il richiamo soltanto per una e coloro che invece sono del tutto inadempienti».

Lei ritiene che la comunicazione da parte delle istituzioni sia stata efficace? Inoltre, in termini logistici le Asl hanno saputo gestire l’emergenza?

«In termini di comunicazione si sono fatti grandi passi in avanti, basta pensare che dieci anni fa il vaccino era solo ‘un’iniezione’, adesso invece c’è una maggiore consapevolezza e si richiedono maggiori informazioni. Di conseguenza il personale che lavora presso gli ambulatori deve obbligatoriamente migliorare le proprie capacità dialettiche per fornire tutte quelle informazioni richieste. Oggi i vaccini sono considerati un intervento medico complesso che prevede conoscenze approfondite, infatti molti medici come cardiologi, nefrologi, internisti (ovviamente non quelli che lavorano nei centri vaccinali) si rifiutano di vaccinare perché ritengono di non essere in grado di dare corrette informazioni ai cittadini. Per quel che riguarda i disservizi non posso negare ci siano stati, ma posso dire che sono rimasto sorpreso positivamente dalla capacità di reazione delle Regioni e di tutto il territorio nazionale; la legge è stata approvata il 31 luglio scorso, con in mezzo agosto quando i sevizi sono dimezzati, e doveva mettere d’accordo il Ministero della Salute e quello dell’Istruzione. Eppure, tranne sporadiche situazioni, nella stragrande maggioranza dei casi la risposta è stata efficace. Ovviamente si poteva far meglio come sempre, ma bisogna dire che c’è stato un grande impegno per produrre, con il minimo disagio, un servizio rivolto a tutti».

 

SEGUICI ANCHE SU FACEBOOK <— CLICCA QUI

 

Articoli correlati
Malata di leucemia, tutta la classe si vaccina per farla tornare a scuola
Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti si è detto fiero dei bambini della scuola di Faenza (Ravenna) dove una classe di quarta elementare si è vaccinata contro l’influenza per permettere a una compagna malata di leucemia di poter tornare a scuola sicura. «Voglio ringraziarli, insieme ai loro genitori e ai loro insegnanti, per la sensibilità e la prontezza che […]
Emergenza rifiuti a Roma, Di Rosa (Siti e Asl Roma1): «Malattie infettive? Difficile ma non impossibile. Più rischi con il caldo»
Topi, mosche e cinghiali: non è la ricetta per una pozione magica ma «le specie animali che attirate dai rifiuti urbani, possono proliferare e diventare vettori di malattie per l’uomo». Lo spiega Enrico Di Rosa, Segretario della SITI e referente dell’UOC Servizio igiene sanità pubblica dell'Asl Roma 1
Influenza, picco atteso per fine mese. Rezza (ISS): «Impennata richiesta vaccini. Incremento notevole anche per operatori sanitari»
«La richiesta da parte dei sanitari è cresciuta dal 15% al 25%», così Giovanni Rezza, direttore dell’Istituto Superiore di sanità che aggiunge: «Quest’anno il virus è giunto accompagnato da maggiore sensibilità»
Come usare abbreviazioni, acronimi e sigle nella prescrizione di un farmaco: arriva la raccomandazione del Ministero
L’uso di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli, sebbene sia prassi comune durante la gestione del farmaco in ospedale e sul territorio, può causare errori e danni ai pazienti. Scrivere, ad esempio, il nome del principio attivo abbreviato invece che per esteso può portare a scambiare farmaco, oppure “1,0 mg” (invece che “1 mg”) può essere […]
ISS, Ricciardi saluta e fa un bilancio: «Conti risanati e contributi importanti, dai vaccini all’Ilva. Con Grillo nessuna polemica»
Il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, che lascia dopo quattro anni e mezzo, sottolinea: «Percorso impegnativo ed entusiasmante. Abbiamo stabilizzato 473 unità di personale e destinato 16 milioni di euro a logistica e tecnologie». Nel suo futuro la presidenza della Federazione mondiale delle Società di Sanità pubblica. Da ultimo l’incarico nel Comitato scientifico della Fondazione “Italia in Salute” di Federico Gelli
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Formazione

Formazione ECM, tutte le novità 2019: dall’aggiornamento all’estero alla certificazione

Un dovere sentito sempre più come opportunità professionale. Ecco, in una rapida carrellata, i principali cambiamenti che hanno investito negli ultimi anni il sistema dell’Educazione Continua in M...
Politica

Deroga iscrizione Ordini, Beux (TSRM e PSTRP): «Condividiamo obiettivi ma così si rischia sanatoria. In decreti attuativi si ponga rimedio o faremo da soli»

Il provvedimento inserito in legge di Bilancio prevede che chi ha lavorato 36 mesi negli ultimi 10 anni possa continuare ad esercitare anche senza i titoli per iscriversi al maxi Ordine delle professi...
Politica

Deroga iscrizione Ordini, la bocciatura dei fisioterapisti. Tavarnelli (Aifi): «Si riaprano i percorsi di equivalenza già previsti dalla legge 42 del ’99»

Il presidente Aifi: «Senza un passo indietro si rischia una sanatoria globale, una grande confusione per il cittadino ed una scarsissima tutela della sua salute»
di Isabella Faggiano