Salute 27 Maggio 2020

Indagine di sieroprevalenza Istat, 7mila italiani già contattati: 3 su 4 non accettano subito

L’appello del presidente della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca: «Il numero è 06.5510, rispondete e sottoponetevi al test per il vostro Paese»

Il 60% degli italiani già chiamati dalla Croce Rossa per partecipare all’indagine di sieroprevalenza Istat ha chiesto di essere richiamato. Stenta a decollare, alla terza giornata, l’iniziativa gratuita del Ministero della Salute per mappare la situazione epidemiologica del Paese. I primi 7mila contattati (su 150mila coinvolti) mostrano una bassa percentuale di consensi immediati, anche se i dati stanno migliorando.

Oscilla tra il 20% e il 25% la percentuale di chi ha subito preso appuntamento con il laboratorio di riferimento con l’aiuto dei volontari della Croce Rossa Italiana, tra il 15% e il 18% chi invece ha rifiutato di sottoporsi al test sierologico. I restanti hanno chiesto maggiori informazioni o tempo per pensare. Molti non si sono fidati della procedura o hanno pensato a una truffa, ha riferito il presidente di Cri, Francesco Rocca.

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«Mi aspettavo una certa resistenza e che le persone volessero sapere di più prima di fare il test sierologico – ha aggiunto – ma siamo molto ottimisti. Il nostro è un test approfondito con il prelievo venoso e non con il cosiddetto pungidito». Le chiamate arrivano dallo 06.5510 e da oggi si procederà anche a chiamare su cellulare. «Non è uno stalker – ha insistito Rocca – non è una truffa telefonica, ma è un servizio che potete rendere al vostro Paese».

È importante che le persone selezionate dall’Istat in prima istanza accettino nel numero più alto possibile di fare il test, così da rendere l’indagine uno strumento importante per la ricerca e per la gestione dell’emergenza Covid-19 in Italia. La selezione ha identificato un campione ben bilanciato per età, sesso, condizioni socio-economiche e stato di salute, includendo persone che sono state a contatto con il virus e non.

Il tutto è gestito in maniera anonima e tutelando la privacy del singolo, ha ricordato Rocca e il test viene effettuato anche a domicilio per persone con difficoltà. Chi risulterà positivo verrà poi sottoposto a tampone dalla propria regione di appartenenza. Se non ci saranno ritardi le analisi dovrebbero essere pronte nelle prossime tre settimane.

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