Salute 18 Maggio 2020

I gatti trasmettono il coronavirus? Il New England Journal of Medicine: «Servono studi e attenzioni»

Da oggi ripartono le adozioni di animali, ma uno studio dimostra che i felini sono contagiati asintomatici e vettori perfetti del Covid-19

di Tommaso Caldarelli
I gatti trasmettono il coronavirus? Il New England Journal of Medicine: «Servono studi e attenzioni»

«Prendendo in debita considerazione la trasmissione del SARS–CoV-2 fra umani e gatti domestici, e fra tigri e leoni allo zoo del Bronx, insieme ai nostri dati che mostrano la facilità della trasmissione fra gatti domestici, appare concreta la necessità di salute pubblica nel riconoscere e indagare più approfonditamente la potenziale catena della trasmissione umano-gatto-umano». Pare di sì, i gatti sarebbero facile veicolo per la trasmissione del coronavirus, e per di più sarebbero del tutto asintomatici. Le risultanze dello studio sono state pubblicate sull’autorevole New England Journal of Medicine.

Lo studio è promosso da un team transoceanico Usa-Giappone, composto da esperti dell’Università del Wisconsin, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive di Tokyo, l’Università di Tokyo e il National Center for Global Health and Medicine. Tre gatti a cui è stato intenzionalmente inoculato il virus che ha generato la pandemia sono stati lasciati in coabitazione con tre gatti puliti, formando dunque tre coppie infetto-non infetto; feci e campioni nasali sono stati estratti tutti i giorni dagli animali soggetti ad esperimento. «Due giorni dopo (giorno 3), uno dei gatti senza previa infezione ha mostrato segni del virus nei campioni nasali, e cinque giorni dopo il virus è stato rilevato in tutti e tre i gatti che sono stati posti in coabitazione con i gatti inoculati», spiega il team di ricerca sul NEJM.

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Come però dicevamo, nessuno dei gatti testati, nemmeno quelli a cui il virus è stato somministrato in via diretta, ha sviluppato sintomi di sorta, compresi «temperatura corporea anormale, significativa perdita di peso o congiuntivite». La presenza del virus senza un corrispondente manifestarsi di rilevanti sintomi clinici suggerirebbe insomma, spiega il team di ricerca, che il gatto domestico possa fungere da vettore asintomatico per la malattia da coronavirus: «Ciò appare di particolare importanza per la trasmissione del SARS-CoV-2 fra membri della famiglia nella stessa unità abitativa in cui sono compresi i gatti. Questi possono essere un intermediario silente del virus, poiché i gatti infetti potrebbero non mostrare alcun sintomo apprezzabile che possa essere riconosciuto dai loro proprietari». L’allarme sarebbe da estendere ai lavoratori del sistema di accoglienza felina, come le colonie o i rifugi per gatti, che in questa ricostruzione sarebbero da considerare ad alto rischio di contagio.

«Dato il bisogno – continuano i ricercatori – di fermare la malattia da coronavirus attraverso meccanismi di natura diversa inclusa la rottura delle catene di trasmissione, una miglior comprensione del ruolo dei gatti nella trasmissione del SARS-CoV-2 appare necessaria». Una osservazione cruciale proprio nel giorno in cui l’Italia assiste allo scoccare del nuovo livello di fase 2 con molti esercizi commerciali e moltissime attività pronte a riaprire e a ricominciare: fra queste non manca la ripresa delle attività di adozione per gatti e cani, così come richiesto al governo dalle associazioni animaliste non più tardi di un mese fa.

Michela Vittoria Brambilla, deputata di Forza Italia e presidente dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli animali ha dato rilevanza alla circolare del ministero della Salute del 15 maggio che permetterebbe che «siano non solo consentite ma favorite le adozioni degli animali ospitati in canili/rifugi e negli allevamenti amatoriali» oltre a consentire «la movimentazione a terra o montati al fine di garantire un’adeguata condizione psico–fisica necessaria al mantenimento del benessere» – c.d. sgambamento – degli equini destinati ad attività ludiche o sportive. Insomma, proprio mentre ad essere deconfinato è anche il libero contatto con gli animali, lo studio del NEJM lancia un deciso allarme sulla contagiosità dei nostri amici a quattro zampe.

 

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