Salute 5 dicembre 2018

Hikikomori, la storia di Fred: «Il mio ritiro sociale è cominciato a 12 anni.  Quando mi sentivo morto, l’isolamento mi faceva rinascere»

A 16 anni la situazione è precipitata: prima una storia d’amore finita male, poi il tradimento di alcuni amici. Dopo un anno, la diagnosi di depressione. Fred oggi ha 21 anni e racconta la sua storia ai microfoni di Sanità Informazione, all’aria aperta, seduto su una panchina di un parco alla periferia di Roma

di Isabella Faggiano
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Se chiedete a Fred qual è la cosa che ama di più al mondo lui vi risponderà: «starmene in disparte». Frederick, per gli amici Fred, ha 21 anni ed ha vissuto in isolamento, più o meno drastico, per quasi metà della sua vita. Un ritiro sociale che non gli ha permesso nemmeno di terminare le scuole superiori. Ma è solo una questione di riconoscimento formale: nel suo “starsene in disparte” trascorre molte ore immerso nella lettura, soprattutto tra libri di psicologia e di filosofia e, occasionalmente, lavora come traduttore di articoli dall’italiano all’inglese.

Fred è uno dei 100 mila Hikikomori che vivono in Italia, in modo isolato o semi-isolato. E si riconosce, almeno ora, nella categoria dei semi-isolati: «Non ho problemi ad uscire – ha spiegato – piuttosto ho difficoltà ad intrattenere relazioni con gli estranei». Ma anche sui rapporti con gli altri ha fatto molti progressi: ha raccontato la sua storia ai microfoni di Sanità Informazione, seduto su una panchina di Villa De Santis, un parco alla periferia di Roma, poco distante da casa sua.

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«Ho cominciato ad isolarmi all’età di 12 anni. Inizialmente né io, né i miei genitori lo avevamo percepito come un problema. Poi – ha continuato Fred – con il passare del tempo questa abitudine è diventata nociva. Ho deciso di utilizzare il ritiro sociale per ricostruire me stesso, nel tentativo di rinascere in una persona migliore».

Il suo racconto è fluido, almeno fin quando non gli si chiede di descrivere quei pensieri che lo bloccavano dentro ad un letto, che gli strappavano la voglia di alzarsi, di lavarsi o di vestirsi per affrontare un nuovo giorno. «È Impossibile spiegare con le parole ciò che provavo. Era una sensazione profondamente orribile, insostenibile», ha detto. Fred non riesce a trovare quei termini adeguati, in grado di rendere giustizia alle sue emozioni, nemmeno a distanza di anni. Gesticola nel tentativo di supportare il linguaggio verbale con quello del corpo: agita le mani verso la testa e verso lo stomaco, come se stesse cercando quelle parti del corpo dove, probabilmente, in passato, si era somatizzato il suo dolore. Poi, l’esitazione passa e il racconto ritorna fluido. «Appena prendevo la decisione conscia “oggi non andrò a scuola” – ha continuato il giovane – mi sentivo letteralmente rinato. Perché spesso mi capitava di sentirmi morto».

È difficile individuare una singola causa che abbia spinto Fred all’isolamento. Piuttosto ci sono delle vicende, vissute intorno ai 16 anni, che hanno peggiorato il suo stato: «La mia delusione per la scuola e la perdita di fiducia nel prossimo, prima per una storia d’amore finita male, poi per il tradimento di alcuni amici che hanno agito alle mie spalle  – ha spiegato il ventunenne – hanno sicuramente contribuito ad aggravare il problema».

Quando la situazione è ulteriormente precipitata, all’età di 17 anni, Frederick ha seguito una terapia psicologica:  «Mi è stata diagnosticata una forma di depressione», ha spiegato il giovane. Poi, circa otto mesi fa il suo percorso si è arricchito di una nuova tappa.  «Mia madre mi ha mostrato un articolo sul fenomeno degli Hikikomori. Leggendolo ho capito di avere diverse cose in comune con quei giovani descritti come “il popolo che se ne sta in disparte”, così ho contattato l’Associazione che lo aveva scritto: l’ Hikikomori Italia. Conoscere questa realtà associativa ed entrare a farne parte – ha assicurato – è stato l’ultimo tassello di un mosaico capace di  mostrarmi la mia situazione con maggiore chiarezza».

Ed anche se oggi la realtà appare più nitida davanti ai suoi occhi, Fred preferisce non crearsi delle aspettative per il futuro. Non sa cosa farà da grande, «ma – ha detto –  spero con tutto il cuore che non mi capiti qualche altro evento catastrofico, che  mi faccia precipitare in una nuova depressione».

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