Salute 7 agosto 2017

Fumo e prodotti a potenziale rischio ridotto, Barba (PMI): «Giusto regolamentare settore per disincentivare uso sigarette»

La Vicepresidente Regulatory Affairs di Philip Morris International ai nostri microfoni spiega come l’Italia abbia «capito l’importanza delle alternative non combustibili, regolamentandole dal 2014: fondamentale continuare su questa strada e informare correttamente i fumatori»

di Cesare Buquicchio – Inviato a Varsavia (Polonia)

«I prodotti a potenziale rischio ridotto sono una grande opportunità, dal punto di vista dei benefici, per i fumatori, ma questi vanno informati correttamente sui loro pro e contro rispetto alle sigarette». Germana Barba, Vicepresidente Regulatory Affairs di Philip Morris International, spiega ai nostri microfoni qual è l’evoluzione messa in atto negli ultimi anni che prevede un passaggio dal fumo “tradizionale” a quello senza combustione del tabacco: «La regolamentazione di questi prodotti – ci spiega – varia da Paese a Paese: ce ne sono alcuni che hanno leggi più stringenti, mentre altri, come la Svezia, sono più aperti: il 95% degli ex fumatori svedesi di sigaretta tradizionale utilizza infatti un prodotto a base di tabacco che contiene nicotina ma che non prevede combustione». E in Italia?

Dottoressa Barba, qual è l’approccio alla regolamentazione dei prodotti alternativi alla sigaretta tradizionale?

«La regolamentazione è variabile a seconda dei Paesi. Ad esempio, negli Stati Uniti esiste un quadro legislativo che consente di approvare questo genere di device come prodotti a rischio modificato e a potenziale rischio ridotto. L’Italia ha capito che esiste una grande opportunità dal punto di vista dei benefici per la popolazione e ha cominciato a regolamentare queste alternative non combustibili nel 2014. Ora è importante continuare su questa strada e costruire il giusto quadro regolamentare che consenta di incoraggiare sia i fumatori che i produttori ad abbandonare le sigarette. È fondamentale inoltre dare al consumatore la possibilità di essere informato sui rischi relativi a queste nuove tecnologie rispetto alle sigarette tradizionali».

Anche la comunità scientifica riconosce l’impatto ridotto dei prodotti alternativi alla sigaretta tradizionale?

«Certamente, quello che ormai gran parte delle istituzioni sanitarie a livello internazionale riconoscono è che i danni del fumo sono collegati alla combustione. Per quei fumatori che non vogliono smettere di fumare, trovare dei modi per consumare la nicotina in assenza di combustione può veramente rappresentare una rivoluzione dal punto di vista della riduzione drastica dei danni. È altresì importante che le autorità pubbliche continuino a comunicare che la cosa migliore da fare è smettere completamente».

Ci sono però Paesi che hanno ancora un approccio molto restrittivo…

«Certo, diciamo che, in generale, è una cosa normale. Per quanto riguarda le politiche di sanità pubblica ci sono sempre delle forze contrastanti e non sempre la scienza prevale in questo tipo di decisioni. Questo è, ad esempio, il caso dell’Australia, che continua a ritenere la nicotina una sostanza velenosa e a vietare le sigarette elettroniche. Al tempo stesso, la Svezia è un caso interessantissimo: oggi il 95% degli ex fumatori svedesi utilizza Snus, un prodotto a base di tabacco che contiene nicotina ma che non prevede combustione, e ad oggi il tasso di malattie legate al fumo in Svezia è uno dei più bassi al mondo».

In Unione Europea quali sono state le motivazioni di questa scelta?

«A livello internazionale, la regolamentazione ha già cominciato a distinguere questi prodotti ad alta tecnologia dalle sigarette tradizionali. L’Unione Europea nel 2014 ha rivisto la propria direttiva sui tabacchi ed ha introdotto una regolamentazione specifica, sia per i prodotti del tabacco di nuova generazione che per le sigarette elettroniche. Questa regolamentazione prevede alcuni provvedimenti che sono diversi da quelli delle sigarette tradizionali. L’Italia ha seguito la stessa strada e in più ha previsto di introdurre un processo specifico per i produttori per ottenere un riconoscimento di ridotta tossicità o ridotto rischio. Ѐ molto importante che l’Italia continui su questa strada e che permetta ai produttori di comunicare ai consumatori le informazioni relative sia ai rischi che ai benefici di questi prodotti alternativi alle sigarette tradizionali».

 

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