Salute 18 Settembre 2020

Fatica, dolore e sintomi dopo Covid-19: è malattia cronica?

Paola Pisanti (Ministero della Salute): «Molti rimangono affetti in maniera subacuta, serve un SSN attento alle cronicità»

di Tommaso Caldarelli
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«Vivere con il Covid-19». Cosa significa? È evocativo il titolo del recente editoriale del British Medical Journal che propone una chiave interpretativa interessante e certamente inedita: dobbiamo smetterla di “aspettare che il coronavirus passi”, per così dire; dobbiamo invece attrezzarci per concepirlo come uno stato, se non permanente, di certo pronto a far parte dei nostri problemi nel medio periodo.

COVID-19 MALATTIA CRONICA, IL 30% DEI PAZIENTI NON RECUPERA COMPLETAMENTE

Fiona Godfree, responsabile editoriale della prestigiosa pubblicazione medica, sostiene: «Nonostante la maggior parte delle persone abbia un recupero veloce e completo dopo la dinamica virale, ci sono storie di sintomi persistenti e preoccupanti. E non sono più aneddoti, ma prove che arrivano da gruppi di persone anche ampi. I dati a disposizione suggeriscono che il 30% delle persone coinvolte non raggiunge un completo recupero anche diverse settimane dopo la malattia iniziale. Una piccola ma significativa porzione della popolazione ha sintomi e difficoltà che persistono per mesi. (…) Parliamo di persone fisicamente sane, pazienti giovani che presentano difficoltà persistenti durante gli allenamenti, mancanza di fiato, tosse, ansia, palpitazioni e difficoltà di concentrazione».

I postumi del coronavirus possono essere dunque duri, difficili, e presentare diverse caratteristiche che li accomunano con le malattie croniche, o comunque di lunga durata. Paola Pisanti è consulente esperta sui temi delle malattie croniche per il Ministero della Salute, ed è stata raggiunta al telefono da Sanità Informazione: «Di certo la definizione del Covid-19 come malattia cronica è ad oggi in via di approfondimento in letteratura. D’altro canto è corretto dire che abbiamo diverse situazioni in cui la positività del tampone rimane per molto tempo, anche mesi, e questo fa pensare che queste persone continuino ad essere affette da questa patologia, sebbene in maniera potremmo dire subacuta».

PISANTI: «DOBBIAMO CAPIRE SE COVID PUÒ ESSERE MALATTIA CRONICA»

Continua la dottoressa Pisanti: «Sappiamo di persone con difficoltà, con vari fastidi e con sintomi di una fatica che rimane per un periodo prolungato all’indomani del virus. Sappiamo di fenomeni di trascinamento di dolori o stanchezza per un tempo anche importante. Sono sintomi che stiamo osservando e dobbiamo studiare per capire se si tratti di una cronicizzazione o di postumi prolungati».

«Questa è una patologia che non colpisce soltanto i polmoni – continua l’esperta -. È una forma severa di polmonite che può portare a insufficienza respiratoria, colpire i reni, il pancreas e diversi altri organi e può peggiorare situazioni preesistenti anche in maniera rilevante. Per un corretto trattamento è importante allora la interdisciplinarietà: si deve poter contare su di un supporto pneumologico, cardiovascolare, nefrotico e di altri specialisti».

Diverso è il caso di condizioni di cronicità preesistenti che si vadano a sovrapporre con il contagio da coronavirus: «Sappiamo che in presenza di diabete – continua la dottoressa Pisanti -, di obesità, di ipertensione, certamente c’è una progressione più rapida del fenomeno virale, soprattutto in pazienti fragili. Sappiamo che la presenza di una condizione cronica accelera il decorso della malattia».

BMJ: «SFIDA È DARE UN SENSO A QUESTI DATI»

E allora diventa cruciale una corretta organizzazione del sistema sanitario che possa intercettare i bisogni dei malati di coronavirus, con particolare attenzione a coloro che vivono patologie croniche preesistenti. Esiste un tema di sanità pubblica da affrontare e anche il British Medical Journal lo segnala: «La sfida per coloro che hanno la responsabilità di progettare la risposta al coronavirus è quella di dare un senso a questi dati. Le politiche e i messaggi devono ora riflettere il rischio aumentato soprattutto sui giovani, il rischio di sviluppare malattie prolungate e danni organici multipli (…). Abbiamo bisogno di una adeguata sorveglianza sulla popolazione e di mitigare i rischi attraverso rapidi sistemi di testing, tracing, isolamento e sostegno».

La dottoressa Pisanti concorda: «Qualunque sia la definizione che vogliamo dare dei postumi a medio termine del Covid-19, la situazione che abbiamo davanti ci deve far riflettere su quanto sia importante avere un Servizio Sanitario Nazionale che sappia prendere in carico al meglio i malati cronici» .

 

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