Salute 14 Settembre 2020

Eutanasia, Associazione Luca Coscioni: «Proposta di legge ferma da 7 anni. Favorevole il 75% degli italiani»

I membri dell’associazione chiedono che venga messo all’ordine del giorno della Camera una proposta di iniziativa popolare per legalizzare l’eutanasia

«Sono passati 7 anni da quando abbiamo depositato la proposta di legge popolare per l’eutanasia legale. Da allora Marco Cappato e Mina Welby hanno aiutato oltre 1000 persone che chiedevano aiuto medico alla morte volontaria in Svizzera. Si sono autodenunciati, sono stati processati e assolti. Con la Corte costituzionale aspettiamo ancora che il Parlamento si assuma la responsabilità di affrontare un dibattito su norme che contengano diritti e tutele per chi vuole interrompere le proprie sofferenze». Questi i motivi per cui l’Associazione Luca Coscioni è scesa questa mattina nelle principali piazze italiane.

«La nostra associazione – spiega Marco Perduca – chiede che venga finalmente iscritto all’ordine del giorno della Camera, dove giace da sette anni, il dibattito su una proposta di legge di iniziativa popolare per legalizzare l’eutanasia. Non pretendiamo che la nostra proposta diventi legge dello Stato così com’è: vogliamo per lo meno che si inizi a discutere di cosa occorre agli italiani per poter finalmente, una volta deciso come finire la propria esistenza, avere la possibilità di poterlo fare a casa propria, nel proprio letto, e non essere costretti ad andare all’estero».

Secondo i dati forniti dall’Associazione Luca Coscioni, circa il 75% degli italiani sarebbe favorevole ad una legge che regolamenti l’eutanasia. Ma se è così, perché la politica continua a non voler trattare l’argomento? «Le giustificazioni che vengono dal palazzo – spiega ancora Perduca – girano intorno al fatto che c’è sempre un’altra emergenza più grave a cui dare le dovute attenzioni. Ora, è vero che negli ultimi sei mesi tutto il mondo ha avuto a che fare con un’emergenza sanitaria enorme, ma ciò non toglie che sono anni che si va avanti con questa storia. Il problema è che manca qualcuno che si assuma la responsabilità, sia a livello parlamentare che più semplicemente a livello di partito politico, di dire: “Abbiamo finalmente deciso che in Italia non si deve più soffrire nel momento della fine della vita”. Questo qualcuno – continua Perduca – non è ancora arrivato, malgrado nei programmi che i partiti presentano alle elezioni qualche riferimento a questo argomento ci sia. Oggi sembra che il problema principale sia diminuire il numero dei parlamentari. Noi vogliamo – conclude Perduca ai nostri microfoni – che si aggiunga un diritto che in parte è già stato conquistato grazie alle disubbidienze di Mina Welby e Marco Cappato».

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