Salute 7 Giugno 2019 09:30

Epilessia, Gianrico Carofiglio: «Vi racconto come la malattia può trasformarsi in opportunità»

Lo scrittore nel suo romanzo “Le tre del mattino” racconta la storia di Antonio, un adolescente epilettico che, attraverso la sua malattia e, soprattutto, il suo percorso di guarigione, scopre il suo vero talento e ritrova l’amore paterno

di Isabella Faggiano
Epilessia, Gianrico Carofiglio: «Vi racconto come la malattia può trasformarsi in opportunità»

«Mia madre mi sta accanto da tutta una vita, si prende cura di me. Ma non ha mai capito cosa fosse questa mia malattia. Ora, grazie al suo libro, anche lei sa cos’è l’epilessia, sa quello che mi succede». È una delle frasi che lo scrittore Gianrico Carofiglio ricorda con maggiore emozione. Una delle tante che ha ascoltato dopo aver pubblicato il suo romanzo “Le tre del mattino”, in cui racconta la storia di Antonio, un giovane epilettico.

Come Antonio, 60 milioni di persone in tutto il mondo, di cui 6 milioni in Europa e circa 600 mila in Italia, sono costrette a fare i conti con questa patologia che, spesso, li allontana dalla realizzazione dei propri sogni. Ed invece Carofiglio, con il suo romanzo, racconta come sia possibile trasformare la malattia in un’opportunità: «L’opportunità di scoprire il proprio talento, finora rimasto nascosto», spiega lo scrittore. E che una patologia come l’epilessia possa diventare una risorsa non è un’utopia: «Il mio romanzo – sottolinea Carofiglio – è ispirato in modo diretto ad una storia realmente accaduta, che mi fu raccontata da un amico, una decina di anni prima della pubblicazione del libro».

«Antonio – continua il romanziere, descrivendo la trama del racconto – scopre non solo il suo talento, ma anche la responsabilità che ne scaturisce. Ricordo sempre una frase per me molto significativa della scrittrice statunitense Erica Jong: “il talento non è così raro: in molti ce l’hanno. Quello che è raro è il coraggio di seguire il talento nei luoghi oscuri in cui conduce”».

Nel romanzo non si parla solo di malattia: «È un libro che piuttosto racconta la guarigione. La patologia – aggiunge Carofiglio – offre anche una seconda opportunità: raccontare due vite che si incontrano, quelle di un padre e di un figlio fino a quel momento quasi perfetti sconosciuti». I due si ritrovano a Marsiglia, città nella quale Antonio incontrerà lo specialista che lo condurrà alla guarigione. E così, il romanzo, senza l’utilizzo di pseudonimi rende omaggio anche uno dei più grandi luminari della neurologia di tutti i tempi: il dottor Gustaut. «L’unico personaggio chiamato con il suo vero nome», dice Carofiglio.

LEGGI: ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE SOFFRIVA DI EMICRANIA, O DI EPILESSIA

La patologia è descritta in termini estremamente corretti: il racconto, pur nel suo stile romanzesco, è così ricco di particolari scientificamente validi da aver ottenuto il plauso della Lice, la Lega italiana contro l’epilessia. È stato proprio Gianrico Carofiglio, infatti, con le pagine del suo romanzo, ad inaugurare il 42° Congresso Nazionale Lice, ospitato in questi giorni a Roma.

Occasione durante la quale, Carofiglio ha rivelato al pubblico il suo segreto: «Come ho fatto ad offrire una descrizione così puntuale della patologia, pur non essendo un medico? Ho studiato. Quando si scrive un romanzo, soprattutto se di tipo realistico, si stipula un patto con chi legge: far entrare il lettore nel libro, facendogli dimenticare ciò che lo circonda. Mentre si legge il proprio mondo dovrà essere solo quello descritto nel libro stesso. E affinché ciò accada, nel romanzo non devono esserci cose che facciano all’improvviso percepire a chi legge elementi di finzione. E allora – aggiunge Carofiglio – per raccontare di malattia e di guarigione ho parlato con pazienti e con medici, oltre a consultare libri di medicina. Così come avevo fatto negli anni precedenti quando, in un altro mio libro, ho parlato di psicoterapia».

Uno studio attento dell’epilessia che ha permesso al romanziere anche di collocare la storia nella giusta dimensione temporale: all’inizio degli anni ‘80. «Il dottor Gustaut – racconta lo scrittore – prima di poter sancire la guarigione definitiva di Antonio lo sottopone al “test di scatenamento”: due giorni e due notti di veglia, togliendo bruscamente il farmaco e somministrando addirittura degli eccitanti. Procedura non più utilizzata dal 1986».

Da allora di progressi scientifici ne sono stati fatti tanti: la ricerca ha offerto nuove cure, sempre meno invasive. Ma nonostante tutto, l’epilessia continua ad essere definita una “patologia sociale” perché, la maggior parte delle persone che ne soffre, oltre a subire il disagio della malattia, continua a nascondere la propria condizione per timore di essere discriminato o emarginato. E la storia di Antonio offre un’ opportunità anche in questa direzione: una possibilità concreta di superare lo stigma. E già successo e potrebbe riaccadere: «Una donna – racconta Carofiglio – si alzò durante la presentazione del mio libro e, davanti a tutti, disse di essere epilettica. Era la sua prima rivelazione pubblica sul suo stato di salute».

Articoli correlati
Liberi professionisti, per infortunio o malattia Enpam aiuta a far quadrare i conti 
Il sussidio dura fino a due anni e corrisponde all'80% del reddito dichiarato 
Fedez e la confessione sui social, esibizionismo o semplice sfogo? L’analisi della psicoterapeuta Iacobelli
La psicoterapeuta Eleonora Iacobelli spiega quali potrebbero essere i motivi cha hanno spinto Fedez a confessare sui social di avere un problema di salute
Prima di morire si rivede davvero il film della propria vita, lo studio
Per la prima volta sono state trovate le prove che poco prima di morire tutta la vita ti passa davanti
In arrivo il primo Piano d’Azione Internazionale per la gestione dell’epilessia
Realizzato anche grazie al contributo di FIE e IBE. A maggio si vota la ratifica. Cervellione (FIE/ELO): «L’Italia non può farsi trovare impreparata, chiediamo un tavolo permanente presso il Ministero della Salute»
Epilessia, Bambino Gesù: «Circa 4mila insegnanti e ragazzi formati a gestire le crisi in classe»
Ridotte drasticamente le richieste di intervento al 112. Per la Giornata Mondiale dell’Epilessia del 14 febbraio, diretta social con gli esperti dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede.
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 7 ottobre 2022, sono 620.487.013 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.554.599 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE. I casi in Italia Il bollettino di oggi (6 ottobre 20...
Covid-19, che fare se...?

Se risulto negativo al test ma ho ancora i sintomi posso contagiare gli altri?

Sintomi come febbre e tosse possono durare più della positività al test antigenico rapido. Gli scienziati si stanno interrogando quindi sulla durata della contagiosità. L'ipotesi ...
Covid-19, che fare se...?

Quali sono i sintomi in caso di reinfezioni?

I sintomi delle reinfezioni tendono a essere più lievi, anche se non si possono escludere forme gravi della malattia. I più comuni sono: affaticamento, febbre, tosse e mal di gola