Salute 15 maggio 2015

SFIDA ALL’EBOLA «Solido e sereno: vi racconto chi è il paziente 2»

Intervista a Rossella Miccio (Emergency): «Abbiamo lavorato insieme per mesi in Sierra Leone»

Immagine articolo

Da quando l’incubo è tornato ci siamo sentiti spesso per telefono. È sereno e ha grande fiducia nello staff dello Spallanzani che lo sta assistendo». Rossella Miccio, coordinatrice dell’Ufficio umanitario di Emergency, l’Ebola l’ha guardata negli occhi spesso nell’ultimo anno.

«Noi lavoravamo in Sierra Leone già prima dell’epidemia di Ebola, e siamo stati tra i primi nel Paese ad attivare all’interno degli ospedali “non Ebola” strutture di protezione, prevenzione e controllo delle infezioni. Già dall’inizio del 2014, quando ancora Ebola non era arrivata in Sierra Leone ma interessava i Paesi limitrofi, noi avevamo già le nostre zone di isolamento e una serie di procedure per le quali era stato formato il personale nazionale ed internazionale».

La dirigente di Emergency ha conosciuto a febbraio l’infermiere di Sassari, il 37enne che sta vivendo in queste ore la sua battaglia contro il terribile virus che ha già ucciso oltre 11mila persone, ma che l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive ha già affrontato e battuto con Fabrizio Pulvirenti, il medico catanese ammalatosi a novembre 2014.

«È una persona solida e molto preparata. Con lui abbiamo vissuto le fasi più difficili e più gratificanti della nostra attività in Sierra Leone. I primi casi assistiti nel centro di Lakka e poi la realizzazione e l’apertura del centro di cura per i malati di Ebola di Goderich». Proprio in quest’ultimo centro ha operato principalmente il 37enne sardo, alla sua prima missione come operatore qualificato di Emergency.

Non pensava certo di incontrarlo di nuovo in circostanze così tragiche?
«Sì, sono momenti che non si vorrebbero mai affrontare. Resta, però, il rapporto forte e bello che si è creato nei mesi in cui abbiamo lavorato insieme. Spero che, in questo momento, sapere che siamo tutti qui, vicini a lui, gli dia una marcia in più per superare questa terribile malattia».

Siete riusciti a stargli vicino nonostante ci siano delle misure di sicurezza stringenti?
«Certo, sempre via telefono ovviamente. L’abbiamo sentito quando è rientrato, ci ha immediatamente contattato quando ha sviluppato i primi sintomi, e l’ho sentito fino a poco prima del trasferimento. Era relativamente sereno, considerando la situazione. Fortunatamente è una persona solida».

Dottoressa, la domanda è d’obbligo. C’è qualcosa che non ha funzionato o comunque qualche procedura da rivedere?
«Che qualcosa non abbia funzionato è evidente, dal momento che il contagio c’è stato. Le procedure vengono riviste da noi costantemente, tuttavia l’errore umano o il problema tecnico possono capitare. Ad oggi non risulta esserci stata alcuna esposizione non protetta di cui lui e i suoi colleghi fossero consapevoli, per cui stiamo ancora cercando di capire cosa sia successo».

Il professor Ippolito l’ha sottolineato in varie interviste: la formazione diventa fondamentale in questo frangente, e immagino che voi siate adeguatamente preparati.
«Assolutamente sì. È fondamentale. Proprio in Sierra Leone abbiamo avuto un migliaio di operatori sanitari provenienti da tutto il mondo impegnati in prima linea, e i casi di contagio si contano sulle dita di una mano. Ciò significa che le procedure hanno funzionato e che la formazione del personale medico è stata adeguata. Io stessa – conclude Miccio – sono rientrata dalla Sierra Leone tre settimane fa e mi sono sottoposta all’automonitoraggio di 21 giorni previsto dai protocolli. Ora sto bene e spero di tornare presto in Africa».

A proposito di contagi, dopo il rientro in Italia dell’infermiere contagiato c’è il rischio che essendo stato in contatto con altre persone possa aver diffuso il virus?
«Non credo, perché la malattia diventa contagiosa nel momento in cui si sviluppano i sintomi. Non appena si è reso conto di avere la febbre, si è autoisolato e ha contattato le autorità. Per cui è vero che nei due giorni precedenti aveva condiviso alcuni momenti coi familiari, ma non aveva sviluppato i sintomi, per cui non era contagioso. Teniamo comunque le dita incrociate anche per la famiglia, con cui siamo vicinissimi».

Avete parlato con i familiari, qual è il loro stato d’animo?
«Certamente non sono tranquilli, ma la fiducia nella struttura che lo ospita è grande, come è stato nel caso di Fabrizio Pulvirenti, che è fortunatamente guarito e che ha fornito un precedente importante per compiere passi avanti nel trattamento dell’Ebola».

Articoli correlati
Meningite, primi casi del 2019. Andreoni (Tor Vergata e Simit): «Profilassi indicata per bambini e fasce a rischio. Per gli adulti? Dipende…»
Si riaccende l’attenzione sulla Toscana per un caso di meningococco B. Anche all’Aquila un ricovero. L’intervista a Massimo Andreoni, responsabile Malattie infettive di Tor Vergata e past president del SIMIT
Febbre del Nilo, boom casi in Europa: sono 975. Italia paese con maggior numero di infezioni
Lo rileva bollettino Ecdc. Casi complessivi aumentati di 3,4 volte rispetto al 2017. Vittime per lo più pazienti affetti da altre patologie: in Serbia e Grecia più decessi
Vacanze esotiche e rischi per la salute: malaria e diarrea infettiva le patologie più diffuse, ecco rischi e precauzioni
Roberto Cauda (Gemelli): «Il vaccino rappresenta l’unico modo per poter contrastare delle malattie per le quali non esiste un’efficace terapia. Ma non sempre è necessario: prima di partire consultare i centri di medicina del viaggiatore»
di Isabella Faggiano
Dalla Chikungunya alla Dengue, tornano le malattie infettive. Ricciardi (ISS): «Siamo preoccupati…»
Il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità: «Stiamo monitorando anche un virus legato ai pipistrelli in Oriente. Popolazione senza vaccinazione più vulnerabile»
SIMIT su HIV, appello alle istituzioni: «Dobbiamo lottare contro il negazionismo. Ministero e ordini intervengano»
In merito al recente caso di cronaca dell’untore di Ancona e alle relative successive affermazioni, il professor Massimo Galli, Presidente SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali, interviene sull’argomento. LEGGI ANCHE: UNTORE HIV ANCONA, LO PSICHIATRA: «FORSE MECCANISMO DI NEGAZIONE DELLA MALATTIA, MA NON PSICHIATRIZZIAMO TUTTO È tempo di intervenire «La recente vicenda dell’autotrasportatore di Ancona HIV […]
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Sanità internazionale

La lettera di un medico stressato: «Il mio lavoro sta prosciugando la mia umanità»

«L’ultimo tuo contatto umano, poco prima che le tue condizioni peggiorassero velocemente e morissi, è stato con un medico stressato e distaccato, che ha interrotto il tuo ricordo felice. Ti chiedo...
Lavoro

Ex specializzandi: nel 2018 dallo Stato rimborsi per oltre 48 milioni e nuovi ricorsi sono pronti per il 2019

La "road map dei risarcimenti" regione per regione: Lazio in testa con 9 milioni, sul podio Lombardia e Sicilia. Più di 31 milioni al centro-sud con la Sardegna in forte crescita. Pronta la nuova azi...
Mondo

Da Messina alla Nuova Zelanda, la storia del fondatore di Doctors in Fuga: «Così aiuto giovani medici ad andare all’estero»

Stipendi più alti, maggiore attenzione al merito, assenza di contenziosi legali grazie ad una migliore comunicazione tra medici e pazienti. Davide Conti è in Nuova Zelanda da nove anni e non ha alcu...