Salute 11 Aprile 2019

Le diete funzionano davvero? La nutrizionista: «Nel 95% dei casi si riprende il peso corporeo iniziale»

La dottoressa Debora Rasio, oncologa e nutrizionista: «È necessario recuperare un sano rapporto con l’alimentazione e rispettare la regola “colazione da re, pranzo da principe e cena da povero”. Gli adolescenti che si preoccupano del contenuto calorico dei cibi rischiano 16 volte più della media di soffrire di disturbi del comportamento alimentare»

di Federica Bosco
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Dalla dieta dei colori a quella a zone, dalla dieta dissociata fino ai consigli di dottor Google, chi più ne ha ne metta. Eppure a stravolgere tutti i credi di incalliti sostenitori di regimi dietetici ridotti, ci ha pensato la dottoressa Debora Rasio, oncologa, nutrizionista e dirigente scientifico dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma, che nel volume “La dieta non dieta” mette fine a molti falsi miti per offrire alcune utili indicazioni per un corretto stile di vita.

«Le diete nell’insieme non funzionano – esordisce –. Il 95% delle persone che fa una dieta riprende il peso corporeo negli anni successivi, e riprende anzi più chili. Quello che abbiamo visto nei bambini e negli adolescenti è che più si preoccupano delle calorie dei cibi, più peso prende negli anni a venire; tanto che gli adolescenti o i bambini che si preoccupano del contenuto calorico dei cibi hanno un rischio di avere disturbi del comportamento alimentare aumentato fino a 16 volte ed occorre fare attenzione perché i disturbi del comportamento alimentare nei giovani, e non solo, sono un grave problema spesso purtroppo irreversibile. Cosa dobbiamo fare? Recuperare un sano rapporto con l’alimentazione. La famosa colazione da re, pranzo da principe e cena da povero, che in realtà interpreta in maniera egregia una conoscenza profonda dei nostri meccanismi molecolari, che presiedono in salute e in malattia, prevede che la sera mangiamo poco per favorire tutti quei processi di rigenerazione che di notte prendono il sopravvento. Se invece mangiamo troppo o facciamo un pasto troppo ricco di proteine che va ad attivare tutti quei meccanismi di produzione di neurotrasmettitori come la dopamina e la noradrenalina, che sono quelli della veglia e quindi interferiscono con un buon riposo notturno, ci vorranno quattro o cinque ore per essere metabolizzate. Quindi non avremo sufficiente energia per fare il riparo e la rigenerazione, mentre gli enzimi epatici saranno impegnati nella produzione».

«Tutto ciò – prosegue la dottoressa – rischia di mettere il corpo in condizione di contrarre tutte quelle malattie croniche che insieme costituiscono i tre quarti dei decessi precoci come malattie cardiovascolari, diabete, tumori e malattie neurodegenerative. Anche questa pandemia di disturbo nel neuro sviluppo dei bambini ci deve far riflettere sulla perdita di educazione alimentare della donna durante la gravidanza, ma anche in quella del futuro genitore. Oggi sappiamo, infatti, che la dieta fatta nei 6 mesi prima del concepimento programmerà la salute del futuro bambino e anche quella delle generazioni successive, perché avrà un effetto non solo sulle cellule che si stanno formando, ma anche sulle cellule uovo che trasmetteranno queste informazioni ai loro figli per tre generazioni».

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