Salute 6 Aprile 2020

Covid-19, a Roma il tampone si fa in macchina. Di Rosa (Sisp): «Tre infermieri per 50 test al giorno»

Attivo 7 giorni su 7, il test modello drive-in della Asl Roma1 per la ricerca del nuovo Coronavirus è partito presso il comprensorio di Santa Maria della Pietà. Si fa senza scendere dall’auto, è sicuro, rapido, efficace e pronto in sole 24 ore. Ne abbiamo parlato con il Direttore Enrico di Rosa

Dopo la Corea del Sud ed alcune regioni italiane, è arrivato anche nella Capitale. Stiamo parlando del Test Covid-19 in modalità drive-in del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (SISP) della ASL Roma 1. Il servizio si svolge all’aperto nel Comprensorio di Santa Maria della Pietà, in assoluta sicurezza: i cittadini rimangono comodamente seduti nella propria auto mentre il personale infermieristico effettua il tampone faringeo con tutti i dispositivi di protezione idonei all’operazione. Vediamo, nello specifico, come funziona, a chi è rivolto e quali sono i vantaggi con Enrico di Rosa, Direttore del servizio di igiene e sanità pubblica della ASL Roma 1.

«Noi come SISP monitoriamo tutto l’andamento del Covid-19 sul territorio: riceviamo le segnalazioni dei casi e individuiamo le persone che sono state a contatto con i positivi che vengono poste sotto sorveglianza domiciliare. Se sviluppano sintomi, devono essere valutate da un punto di vista clinico anche mediante un tampone che, generalmente, gli viene fatto a casa – spiega il Direttore a Sanità Informazione -. Superata la fase acuta della malattia, per poter essere dichiarate “guarite” dopo 10-14 giorni dalla scomparsa dei sintomi, devono fare ulteriori due tamponi. Ecco, sono i primi canditati al tampone drive-in, perché ormai clinicamente guariti. Possono venire ad effettuare il test al comprensorio di Santa Maria della Pietà seguendo alcune precauzioni: in auto, possibilmente da soli, se accompagnati devono stare uno davanti e uno dietro con i finestrini aperti indossando le mascherine in modo tale che, se fossero ancora contagiosi, il pericolo di trasmettere l’infezione a qualcuno è assolutamente scongiurato e tutto avviene nella massima sicurezza».

Non si tratta di un test somministrato su base volontaria o su richiesta. Sono gli stessi operatori del SISP, infatti, a valutare ed invitare le persone in sorveglianza sanitaria con sintomi tipici o quelle segnalate dai Medici di Medicina Generale e in grado di muoversi dal proprio domicilio. «È un sistema completamente governato dalla Asl che gestisce l’epidemia sul territorio – evidenzia Di Rosa – e decide a chi fare il tampone e in che modalità farlo. In base alla lista della Asl, diamo gli appuntamenti ai cittadini e agli operatori sanitari, una delle categorie più a rischio di esposizione al contagio. A differenza delle altre persone che non lavorano nella sanità, medici, infermieri e operatori sanitari, per ragioni ovvie, devono continuare a garantire il loro impegno. Ed è per questo che facciamo tanti tamponi ai professionisti sanitari: fortunatamente, qui a Roma, il numero delle positività è abbastanza contenuto».

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La metodologia drive-in rende più efficiente il servizio, perché permette di velocizzare le operazioni, sottoporsi al test restando seduti all’interno della propria autovettura e servono meno dispositivi di protezione individuale. «Ci permette di razionalizzare la tempistica, le risorse umane e raggiungere alti livelli di produttività – ammette Di Rosa -: tre infermieri in un giorno riescono a fare tranquillamente 50-60 tamponi. Prima di iniziare questa attività, riuscivamo a garantire con le nostre unità mobili fino a 20 tamponi al giorno; adesso abbiamo più che raddoppiato la nostra capacità e continuiamo a fare anche quelli a domicilio. Senza, potremmo arrivare anche a 100-120 tamponi in macchina senza nessun problema qualora ci fosse la necessità. I risultati sono pronti in 24 ore, adesso che abbiamo messo a regime tutta la struttura laboratoristica aziendale. La comunicazione viene data prima telefonicamente e poi, successivamente, avviene la consegna del referto».

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L’iniziativa è nata dalla Asl Roma 1, ma anche altre ne stanno seguendo le orme: «Non siamo stati i primi in Italia – precisa Di Rosa – ma ci fa molto piacere aver anticipato le indicazioni contenute nella recente circolare del Ministero della Salute che ha annoverato tra le possibilità per l’effettuazione del tampone anche questa soluzione organizzativa».

Il Direttore Sisp chiude con una panoramica sull’emergenza Covid-19 a Roma: «La situazione è assolutamente sotto controllo, noi ci sentiamo tranquilli perché la Regione ha attivato e organizzato una risposta ospedaliera notevole. Non c’è, in questo momento, nessun “ingorgo”: ci stiamo organizzando come Asl e in collaborazione con i MMG per tenere a casa tutte le persone le cui condizioni cliniche lo consentono perché è un vantaggio per loro e per il SSN, nelle migliori condizioni possibili di assistenza e monitoraggio. È importante però – sottolinea Di Rosa – che la risposta ospedaliera sia adeguata e pronta in qualsiasi momento se dovesse verificarsi un aggravamento delle condizioni dei pazienti. Sapere che è possibile spostarli in ospedale senza problemi ci fa lavorare tutti più tranquilli. Non ci sono carenze di saturimetri, anche se non vengono dati a tutti perché, fortunatamente, nella maggior parte dei casi la sintomatologia è molto leggera e blanda. Sono stati distribuiti alle persone più a rischio. E poi c’è la possibilità di seguirli con la App Lazio Dottor Covid che faciliterà questa attività di monitoraggio. È molto utile perché i pazienti e i medici di medicina generale possono interagire: il medico, da remoto, può monitorare lo stato di salute del paziente, mandare messaggi, ricette, mentre noi e le Asl possiamo conoscere eventuali situazioni di criticità. La situazione a Roma non è preoccupante – termina il Direttore – ma è molto seria, e per questo bisogna tenere alta la guardia, fare molta attenzione e prepararci al peggio per non essere sorpresi».

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