Salute 8 Settembre 2021 16:34

Covid e antidepressivi: ecco perché i farmaci contro il mal di vivere hanno un effetto scudo

È made in Italy la ricerca che svela come si attiva questo  meccanismo barriera. Fei (psichiatra): «Gli antidepressivi, agendo sui “messaggeri neurologici” come la serotonina e la noradrenalina, riescono a ridurre nel sangue i livelli di interleuchina 6. Effetti analoghi anche sui soggetti fragili»

di Isabella Faggiano

Che i farmaci antidepressivi abbiamo un effetto scudo sul Covid-19 non è una novità. È stato dimostrato sia da studi europei che oltreoceano. Ma è italiano, e più precisamente dei ricercatori del Careggi di Firenze, il merito di aver svelato il meccanismo di questo effetto barriera. «I pazienti ricoverati per Covid (oggetto dello studio in questione) che assumevano una particolare classe di antidepressivi, quelli che preservano i livelli di serotonina e noradrenalina nel cervello, e che hanno continuano ad assumerli anche durate l’infezione, hanno mostrato un rischio minore di sviluppare gravi complicanze come la polmonite», spiega Leonardo Fei, psichiatra e direttore della Psiconcologia di Careggi e autore dello studio.

Il meccanismo scudo

«I medicinali che combattono il “mal di vivere”, agendo su “messaggeri neurologici” come la serotonina e noradrenalina, riescono a ridurre nel sangue i livelli di interleuchina 6 (IL-6). Questa sostanza, attivata in modo particolare dal Covid-19 – continua Fei -, è la molecola principalmente coinvolta nella tempesta infiammatoria responsabile della maggior parte dei danni causati dal coronavirus all’organismo e in particolare all’apparato respiratorio».

Al riparo anche i pazienti fragili

Ma c’è di più. Gli antidepressivi sono stati così efficaci da proteggere anche i pazienti più “sfavoriti”: «Anziani e soggetti affetti da più patologie pregresse che assumevano questi farmaci, e che non ne hanno interrotto la somministrazione durante il Covid-19, hanno beneficiato degli stessi effetti protettivi riscontrati in pazienti giovani e privi di comorbilità – dice lo psichiatra -. Più in generale, chi tra questi pazienti ha contratto la polmonite non ha mostrato una forma grave della patologia, il ricorso ad ossigeno e la possibilità di trasferimento nel reparto di terapia intensiva sono risultati notevolmente ridotti».

I benefici dello studio

Un risultato, quello raggiunto dalla collaborazione degli specialisti dei reparti di  Malattie infettive, Immuno-allergologia e Covid della Medicina interna di Careggi, dalla duplice importanza. «Da un lato – aggiunge Fei – questa nostra ricerca mostra chiaramente che al ricovero in ospedale non deve coincidere l’interruzione delle terapie pregresse in corso. Se ci sono le condizioni adeguate al proseguimento del trattamento è sempre meglio non interromperlo. In secondo luogo, questi risultati aprono un orizzonte sulla comprensione dei meccanismi biochimici alla base delle reazioni infiammatorie da coronavirus e all’eventuale sviluppo di nuove terapie. Ma attenzione – sottolinea lo specialista – ciò non significa utilizzare in modo inappropriato gli antidepressivi, che devono essere impiegati sempre e solo sotto stretto controllo medico»

Anche i risultati preliminari di nuove ricerche in corso confermano quanto mostrato dagli studiosi dell’ospedale fiorentino. «Nuovi dati continuano a mostrarci che la strada intrapresa è quello giusta. E noi –  conclude – continueremo a batterla».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Studio rivela il sintomo Covid che colpisce i vaccinati
I dati raccolti dall'App ZOE Health Study indicano stato un aumento delle segnalazioni di diarrea nel gennaio 2022 tra i vaccinati. Il sintomo dura in media 2-3 giorni
Covid, Fiaso: «Giù del 20% i ricoveri nell’ultima settimana, -22% nelle terapie intensive»
Le terapie intensive segnano un -22% rispetto alla settimana precedente e un indice di occupazione del 4,4%. In calo del 27% i ricoveri Covid pediatrici negli ospedali aderenti al network sentinella di Fiaso
Vaccini adattati alle varianti per l’autunno-inverno: accordo tra Ue e Moderna
Moderna sposta dall'estate in corso al prossimo inverno i calendari di consegna dei vaccini agli Stati membri, quando ce ne sarà più bisogno. La commissaria Ue alla Salute Kyriakides: «In autunno ci saranno vaccini adattati alle varianti Covid»
Covid-19, test salivare 2 in 1: in due ore individua il virus e conta gli anticorpi
I suoi ideatori lo hanno definito «economico, accurato, preciso e ultra sensibile». Il prototipo potrebbe migliorare notevolmente la risposta globale alle future pandemie e fornire indicazioni sul tipo di trattamento che il paziente dovrebbe ricevere
Se risulto negativo al test ma ho ancora i sintomi posso contagiare gli altri?
Sintomi come febbre e tosse possono durare più della positività al test antigenico rapido. Gli scienziati si stanno interrogando quindi sulla durata della contagiosità. L'ipotesi è che la durata dell'infettività è più breve rispetto a quella dei sintomi
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 12 agosto, sono 588.479.576 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.430.693 i decessi. Ad oggi, oltre 12 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla&...
Salute

Troppi malori improvvisi tra i giovani, uno studio rivela la causa

Alessandro Capucci, professore ordinario di malattie dell’apparato cardiovascolare, spiega come un eccesso di catecolamine circolanti possa determinare un danno cardiaco a volte fatale
Covid-19, che fare se...?

Per quanto tempo si rimane contagiosi?

È la domanda da un milione di dollari, la cui risposta può determinare le scelte sulla futura gestione della pandemia. Tuttavia, non c'è una riposta univoca...