Salute 13 Gennaio 2021 09:59

Cosa spinge una persona a tatuarsi? Lo psicoterapeuta: «Comunicare e relazionarsi senza parole»

«Impossibile categorizzare chi si tatua dalla testa ai piedi: c’è chi lo fa per trasformare il proprio corpo in un’opera d’arte, chi per diventare qualcun altro. Il tatuaggio non è più una scelta definitiva: può essere rimosso, ricoperto o modificato»

di Isabella Faggiano
Cosa spinge una persona a tatuarsi? Lo psicoterapeuta: «Comunicare e relazionarsi senza parole»

È un modo di comunicare senza l’utilizzo delle parole. A se stesso o a pochi intimi se il tatuaggio è in una zona nascosta del corpo; a chiunque se ben visibile anche all’occhio di un passante. E probabilmente Gregory Paul McLaren – in arte Rich – che, con il cento per cento della pelle ricoperta da inchiostro, detiene il titolo di uomo più tatuato del mondo, ha voluto comunicare un insieme di queste cose.

Cosa spinge una persona a tatuarsi

«Il tatuaggio è un segno che una persona decide di fare sul proprio corpo per se stesso e per gli altri – spiega Antonio Chimienti, psicologo, psicoterapeuta, membro del Comitato di redazione dell’Ordine degli Psicologi del Lazio -. Un elemento di auto-narrazione, un modo di comunicare senza parole, tanto che in alcuni casi viene scelto proprio per rivelare un parte di sé che, altrimenti, si riuscirebbe difficilmente a mostrare».

Dalla comunicazione alla relazione

«Il tatuatore non svolge più una professione meramente tecnica, ma si è trasformato in un artista che rivela qualcosa di sé attraverso lo stile con cui sceglie di rappresentare un determinato segno del corpo del tatuato», sottolinea l’esperto. Ancora, la relazione instaurata da un tatuaggio può essere di natura intima «non solo con due tatuaggi uguali impressi su corpi diversi, come dimostrazione dell’amore dell’uno per l’altro, ma anche con disegni complementari che rivelano il loro significato solo se osservati insieme», aggiunge Chimienti.

Nel tatuaggio, poi, può essere contenuto un vero e proprio enigma da risolvere con l’aiuto della tecnologia: «Immagini di onde sonore impresse sul corpo che, inquadrate con lo smartphone – racconta lo psicologo -, riproducono un suono che può essere anche molto intimo, come la risata del proprio figlio».

Segni e simboli non più indelebili

Il tatuaggio è costituito da un segno, quello impresso sul corpo, e da un significato, quello attribuito nel momento in cui lo si sceglie. «Nel corso della vita può accadere che il significato attribuito al simbolo tatuato perda di senso, tanto da essere rifiutato», dice lo psicoterapeuta. Un cambiamento che, oggi, non rappresenta più un problema: «Pur continuando ad associare l’aggettivo “indelebile” alla parola “tatuaggio”, sappiamo bene che anche questo non ha più nulla di definitivo. I tatuaggi possono essere rimossi, ricoperti da un altro tatuaggio, modificati. Sono dei cantieri aperti su cui sempre si può rimettere mano e che, pertanto, hanno modificato il loro significato nel corso degli anni».

Il tatuaggio è una scelta individuale

Allo stesso tempo ci sono individui che nel tatuaggio hanno trovato il loro stile di vita: persone tatuate dalla testa ai piedi, occhi compresi. «Non credo si possa categorizzare una scelta di questo tipo – commenta lo psicologo – perché persone interamente tatuate possono averlo fatto per ragioni completamente diverse e di conseguenza non possono essere inserite in una medesima categoria. C’è chi lo fa perché vuole trasformare il proprio corpo in un’opera d’arte, chi vuole diventare qualcos’altro, ricorrendo anche alla body modification o ad impianti sottocutanei».

«Ma come per qualsiasi altra forma di comunicazione o di relazione, anche quella del tatuaggio non può essere generalizzata: solo un’analisi clinica compiuta caso per caso può rivelare la personalità di un individuo ed eventualmente – conclude Chimienti – associarne il significato celato in un tatuaggio. Se un significato realmente esiste».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Il decluttering e i suoi benefici: ecco come riordinare può far “decollare” la nostra vita
La psicologa Paola Medde: «Un atto che scaturisce da una crisi e che implica profonda consapevolezza. Impariamo a declutterare anche relazioni e abitudini tossiche»
Quando e perché il cibo può fare paura fino a diventare fobia. Il parere dell’esperto
Gianluca Castelnuovo, psicologo, dirige il centro specializzato dell’istituto Auxologico di Milano: «La citofobia colpisce in particolare i bambini, l’età media è di 12,9 anni, l’insorgenza della patologia è determinata da un evento traumatico. È bene rivolgersi ad un centro specializzato dove esiste una interdisciplinarità tra professionisti»
Un’offesa fa “male” come uno schiaffo in faccia
Gli studiosi dell’Università di Utrecht hanno analizzato le reazioni ad affermazioni di diversa natura, come insulti, complimenti e dichiarazioni descrittive, utilizzando l’elettroencefalografia (EEG) e il biofeedback della conduttanza cutanea. L’analisi della psicologa Paola Biondi
Baciare sulle labbra i bambini, giusto o sbagliato? «Puntiamo su manifestazioni più soft ma più efficaci»
Cosmi (componente Ordine Psicologi Lazio): «Il rischio non è erotizzare il rapporto, ma svuotare di significato l’affettività e confondere i ruoli»
Cosa spinge un figlio ad uccidere il proprio padre?
Intervista alla psicologa e criminologa Cristina Brasi
di Stefano Piazza
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Dalla Redazione

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Ad oggi, 1 dicembre 2022, sono 643.396.783 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.635.192 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE. I casi in Italia L’ultimo bollettino di...
Covid-19, che fare se...?

Se ho avuto il Covid-19 devo fare lo stesso la quarta dose?

Il secondo booster è raccomandato anche per chi ha contratto una o più volte il virus responsabile di Covid-19. Purché la somministrazione avvenga dopo almeno 120 giorni dall'esit...
Covid-19, che fare se...?

Quali sono gli effetti collaterali della quarta dose?

Gli effetti collaterali dell'ultimo richiamo di Covid-19 sono simili a quelli associati alle dosi precedenti: un leggero gonfiore o arrossamento nel punto di iniezione, stanchezza e mal di testa