Salute 4 Giugno 2020

Coronavirus, il fisico Sestili: «I numeri che abbiamo in Italia sono ancora distanti dalla realtà. Nel mondo contagi in aumento»

Il fondatore della pagina Facebook “Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche”: «Gli italiani hanno fame di notizie, ma servono dati di qualità»

di Tommaso Caldarelli
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«Con i ragazzi che in queste settimane si sono appassionati a questi temi ci stiamo un po’ strutturando, stiamo ragionando sull’opportunità di darci una forma un po’ più definita». È indubbiamente ormai pieno di lavoro e con un bel daffare sulle spalle Giorgio Sestili, fondatore e uno dei volti principali della pagina Facebook “Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche” che dall’inizio della pandemia di Covid-19, inizialmente con pochi mezzi e successivamente con un livello crescente di attenzione e di interesse, è riuscita ad informare, veicolare contenuti e suscitare interesse fra tantissimi italiani che, fino a quel momento, probabilmente poco sapevano di argomenti così scientifici e specialistici. Lo avevamo incontrato nei giorni iniziali dell’epidemia, Sanità Informazione ha ripubblicato quotidianamente i suoi video, ed è tornato a dialogare con lui all’inizio della fase 3, quella del ritorno alla semi-normalità.

«Nessuno poteva immaginare l’impennata di domanda di comunicazione scientifica che ci siamo trovati a gestire – racconta Sestili -. Di colpo ci siamo ritrovati immersi in una pandemia, di fronte ad un virus sconosciuto, e dovevamo tutti comprendere quali fossero i meccanismi di funzionamento e trasmissione oltre ad adottare rapidamente delle contromisure, anche solo il lavarci le mani continuamente o indossare la mascherina. In breve tempo ho visto tantissimi informarsi, cercare conoscenza, provare a diventare un po’ biologi e comprendere dati e informazioni molto tecniche fra cui dati epidemiologici, meccanismi di trasmissione del virus, tempo di vita, periodi di incubazione: il tutto doveva essere reso in una formula comprensibile, capace di essere spiegata a chiunque».

«Mi sono trovato davanti ad un fenomeno nuovo ma molto interessante – continua Sestili -. Al di là delle urgenze di questi giorni difficili io faccio comunicazione scientifica per lavoro e so che la comunicazione scientifica è soprattutto comunicazione del rischio. Fra i nostri appassionati -continua il fisico laureato alla Sapienza di Roma – abbiamo trovato un pubblico affamato di notizie e di sapere, una situazione che perdura: a tutt’oggi c’è una enorme attenzione sul tema, con commenti e messaggi continui. L’emergenza non è finita e tutti ne sono consapevoli: oggi il problema non è solo monitorare i nuovi focolai ma governare la fase di uscita. Quali medicinali funzionano? Quali no? A che punto siamo sul vaccino? Quali sono gli strumenti di monitoraggio che sono stati predisposti? La app immuni funziona o no?».

L’attività principale della pagina durante i giorni dell’epidemia è stata quella di spiegare con spunto scientifico e metodo rigoroso l’andamento della malattia causata dal coronavirus. E c’è qualcosa che, spiega Sestili, nel suo operare non è potuto non saltare all’occhio: la mancanza di dati di qualità. «I modelli epidemiologici nel loro insieme sono abbastanza classici, si basano su una serie di variabili basate su categorie di persone come i suscettibili, gli infetti, i malati, i resistenti – afferma -. Il punto non è tanto il funzionamento nei modelli ma la qualità dei dati: i modelli sono efficaci se tu hai dei dati di qualità. Questo è stato il vero problema e questa fornitura di dati di qualità noi sappiamo che non c’è stata, soprattutto nei Paesi maggiormente esposti come l’Italia. I dati che noi a tutt’oggi abbiamo sono numeri enormemente distanti dalla realtà. Le stime ufficiali parlano di 240mila casi in tutta Italia fra i malati registrati, mentre sappiamo che saremmo ampiamente fra 1.5 e i 5 milioni di contagiati; sappiamo inoltre che i decessi, secondo le stime dell’Inps e dell’Istat, potrebbero essere circa il doppio di quanto registrato. Si capisce bene – incalza Sestili – che lavorare in questo modo rende ogni previsione fallace».

Questa mancanza indica anche quale possa essere l’orizzonte di miglioramento in una prospettiva di sanità pubblica a livello di sistema paese: serve, spiega lo scienziato, un investimento serio sul sistema di raccolta dei dati sanitari del territorio. «Non è un caso che in Veneto la situazione sia stata migliore della Lombardia – continua Sestili -. Bisogna fare tamponi, bisogna lavorare su strutture territoriali che possano agire rapidamente. La sanità lombarda è centralizzata e le pandemie sono cicliche: bisogna essere preparati. Bisogna lavorare sulla tempestività, fare i test rapidamente e analizzarli subito, trovare gli infetti e gli asintomatici. Il fattore velocità è cruciale, c’è una macchina che deve essere sempre pronta ad essere messa in moto». Come le camionette delle forze di sicurezza, insomma, che sono di norma sempre accese.

Ma cosa ci aspetta alla fine dell’estate? I dati stanno calando anche per merito dell’aumento delle temperature? La seconda ondata di cui parlano le autorità sanitarie ci sarà? «Ad oggi nessuno può sbilanciarsi in questo senso. Possiamo sicuramente dire che ci sono elementi per ricordarci che il virus è in circolazione in questo momento e che la curva epidemiologica a livello mondiale sta salendo – continua Sestili -. Se aggreghi i dati, trovi che il numero degli infetti nel mondo sta aumentando. Oggi il Sud-America è devastato dal virus, soprattutto il Brasile; in Usa ci sono ancora casi e i numeri sono in aumento; in Russia il dato aumenta e aumenta in Paesi di cui nessuno parla come Bangladesh, Uzbekistan, India; in Iran vediamo una nuova risalita. È lecito pensare che il virus con temperature più miti starà meglio, molti virus funzionano così; intanto sappiamo però per certo che se non stiamo attenti potrebbe succedere qualcosa di serio anche a luglio o ad agosto e che la situazione in Italia è molto positiva non grazie al caldo ma grazie alle misure adottate finora».

 

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