Salute 11 Febbraio 2020 17:17

Coronavirus, i dati della Cina sono veri? Crescono i dubbi della comunità internazionale

Diversi studi ed esperti sostengono che il numero dei contagiati, in realtà, sarebbe molto più alto di quello ufficiale

Coronavirus, i dati della Cina sono veri? Crescono i dubbi della comunità internazionale

E se i numeri del Coronavirus fossero molto più alti di quelli ufficiali? È un dubbio che serpeggia da un po’ di tempo, almeno da quando la risonanza del contagio cominciato a Wuhan ha varcato i confini cinesi per diffondersi in tutto il mondo. Forse, nella diffidenza generale, ha contato anche il ricordo di quanto successo qualche anno fa con la Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome), provocato anch’esso da un coronavirus e diffusosi per la prima volta proprio in Cina.

In quel caso le autorità cinesi aspettarono parecchio tempo prima di informare l’ Organizzazione Mondiale della Sanità della situazione. Il virus ebbe così campo libero e il contagio si impennò, causando la morte di centinaia e centinaia di persone. Oggi che invece siamo alle prese con il virus “2019-nCoV” (appena ribattezzato dall’OMS “Covid-19”), sembra che il governo cinese abbia preso più seriamente la questione e abbia avuto tempi di reazione molto più rapidi. Non va dimenticato però che il primo medico a lanciare l’allarme (l’oculista Li Wenliang, poi morto proprio per aver contratto il Coronavirus) non solo non è stato creduto dalle autorità, ma insieme ai colleghi che avevano cominciato a mettere in guardia parenti e amici è stato minacciato ed arrestato.

LEGGI ANCHE: CORONAVIRUS E SARS, LA STORIA CHE SI RIPETE. ECCO COSA E’ SUCCESSO NEL 2003

In tutto questo c’è anche il discorso economico. Secondo Standard & Poor’s a causa del Coronavirus il Pil della Cina rallenterà del 5% nel 2020 (a patto che la diffusione del virus verrà contenuta entro marzo), mentre 4 dei 10 miliardi di euro stanziati da Pechino per affrontare l’emergenza sono già stati spesi. Insomma, il governo cinese potrebbe avere qualche interesse a fare in modo di non spaventare troppo il resto del mondo, e quindi a tenere un po’ più bassi di quelli reali i numeri del contagio. D’altra parte, come detto, anche con la Sars l’apparato statale si era mosso per nascondere il più possibile il dramma che si stava consumando.

E poi, siamo sicuri che il sistema sanitario cinese sia pronto ad affrontare un problema del genere? Che le strutture siano all’altezza? E nelle province più grandi e popolose, come si fa a diminuire il rischio di contagio? Tutte domande che ora si pongono anche scienziati e organizzazioni internazionali. Il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus pochi giorni fa ha dichiarato in un tweet che sono stati accertati casi di Coronavirus diffusi da persone che non erano state in Cina, aggiungendo che probabilmente stiamo vedendo solo “la punta dell’iceberg”. D’altra parte, con la Sars la diagnosi era più semplice perché i sintomi erano molto gravi. Con il Coronavirus, invece, le persone infettate potrebbero non riconoscere i sintomi e quindi sottovalutare il proprio malessere, trattandolo alla stregua di una malattia di poco conto, per la quale non c’è bisogno di ulteriori analisi o di un ricovero.

Ma tornando ai numeri, ad oggi i dati ufficiali dicono che le persone contagiate sono poco più di 43.000 in tutto il mondo. Secondo l’epidemiologo Gabriel Leung, Capo del Dipartimento di medicina all’Università di Hong Kong, i numeri ufficiali non sarebbero però attendibili: secondo il modello sviluppato dal suo team di lavoro e diffuso lo scorso 25 gennaio, gli infetti (inclusi i pazienti nella fase di incubazione) avrebbero potuto essere circa 44mila, mentre i numeri ufficiali diffusi in quei giorni parlavano di circa 5mila casi. Sempre secondo Leung l’epidemia potrebbe inoltre diffondersi a circa due terzi della popolazione mondiale, se non adeguatamente controllata.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche i modelli sviluppati dall’Imperial College di Londra. Lo scorso 28 gennaio, stando ai calcoli dell’ateneo britannico, gli infettati avrebbero dovuto essere circa 75mila e i casi dovrebbero raddoppiare ogni 6,4 giorni, motivo per cui ad oggi dovremmo averne molti di più, tra i 150mila e i 300mila.

Una visione troppo catastrofica? Secondo i dati ufficiali, su cui concordano un po’ tutti gli esperti, un infetto potrebbe trasmettere il virus a circa 2,5 persone. In aggiunta, come riportato dal New England Journal of Medicine, sarebbe stato registrato da poco il primo episodio di trasmissione senza sintomi in Europa (fino ad ora il leit motive era “il virus può essere trasmesso solo dopo la comparsa dei sintomi”). Aggiungiamoci anche che, stando a quanto riportato dall’Independent, il periodo di incubazione del Coronavirus potrebbe estendersi fino a 24 giorni (addirittura 10 in più di quanto indicato fino ad ora) e che il virus potrebbe rimanere infettivo sulle superfici degli oggetti fino a 9 giorni.

Insomma, più il tempo va avanti più si capisce qualcosa di questo Coronavirus. Le notizie (e le fake news) si accavallano senza sosta e molte di queste vengono smentite a stretto giro. Si tratta di una malattia nuova, sconosciuta fino alla sua comparsa, e quindi il mondo si è fatto trovare sostanzialmente impreparato. Quel che è certo è che il “Covid-19” ha circa l’80% dello stesso patrimonio genetico della Sars, e anche la storia delle due epidemie ha molti tratti in comune. Forse anche le reticenze della Cina.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo
Al 30 luglio, sono 196.654.595 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 4.199.164 i decessi. Ad oggi, oltre 4 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 30 luglio: Ad oggi in Italia il totale delle persone che hanno contratto […]
Variante Delta, OMS: «Nessun calo significativo della protezione dei vaccini da esiti gravi»
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che è «già previsto che si verifichi una quota di casi anche fra vaccinati»
Nel 2020 23 milioni di bambini non hanno ricevuto i vaccini di routine. L’allarme Oms-Unicef
23 milioni di bambini hanno saltato almeno una dose di un vaccino di base nel 2020, 17 milioni probabilmente non ne hanno ricevuta nemmeno una. Oms e Unicef chiedono ai paesi di tornare a impegnarsi per evitare focolai multipli
Mi sono vaccinato e non ho avuto effetti collaterali, vuol dire che il vaccino non ha funzionato?
Esiste una correlazione tra effetti collaterali e risposta immunitaria? Ecco cosa dice l'Organizzazione Mondiale della Sanità
In Africa, Asia e America Latina risalgono i contagi. Oms chiede di non dimenticare gli altri paesi
Mentre Europa e Usa si stabilizzano Africa, Indonesia e Colombia fissano nuovi record e affrontano la terza ondata. L'Oms lancia l'allarme vaccini
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 30 luglio, sono 196.654.595 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 4.199.164 i decessi. Ad oggi, oltre 4 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dall...
Covid-19, che fare se...?

Posso bere alcolici prima o dopo il vaccino anti-Covid?

Sbronzarsi nei giorni a cavallo della vaccinazione può compromettere la risposta immunitaria e, dunque, depotenziare gli effetti del vaccino?
Salute

Guida al Green pass, può essere revocato? Serve anche ai ragazzi? Le risposte di Cittadinanzattiva

Chi ne è esentato? E cosa deve fare chi è guarito? Intervista a Isabella Mori, Responsabile del servizio tutela di Cittadinanzattiva