Salute 10 Novembre 2020

Chirurgia robotica, all’Hesperia di Modena asportato un tumore alla vescica in collegamento con gli Usa

Il professor Ferrari, direttore del dipartimento di Urologia, elogia il robot Da Vinci ma avverte gli studenti: «Non dimenticate il fattore umano»

di Federica Bosco
Chirurgia robotica, all’Hesperia di Modena asportato un tumore alla vescica in collegamento con gli Usa

Digitalizzazione e telemedicina per affrontare interventi complessi anche al tempo del Covid. È quanto accaduto nel mese di ottobre all’Hesperia Hospital di Modena dove è stato realizzato il primo intervento di cistectomia radicale robotica, con l’asportazione della vescica per tumore maligno e la ricostruzione delle vie urinarie utilizzando l’ultimo modello del Robot Da Vinci. L’intervento è stato eseguito dal professor Giovanni Ferrari, direttore del dipartimento di Urologia dell’Hesperia Hospital di Modena, gruppo Garofalo Health Care, in collegamento in diretta con il padre della chirurgia robotica, il professor Crivellaro dell’Università di Chicago in Illinois. Un lavoro in sinergia che è stato possibile grazie alle nuove tecnologie applicate alla medicina.

IN COLLEGAMENTO CON L’ILLINOIS L’OCCHIO VIGILE DEL PADRE DELLA CHIRURGIA ROBOTICA

«Essendo una struttura privata unica in provincia, oltretutto no Covid, abbiamo accolto i reparti di urologia dell’ospedale pubblico e dell’università – spiega il professor Ferrari raggiunto via Skype –. Nello specifico il percorso della chirurgia robotica e con il laser è stato fatto in collaborazione con l’Università dell’Illinois. Operare insieme in queste situazioni ci permette di intraprendere nuovi interventi senza rischio per i nostri pazienti – analizza il direttore di Hesperia Hospital –. Si tratta del Robot Da Vinci che in pratica ci permette, attraverso una console simile a quella collocata presso l’università americana, di lavorare sul paziente con l’occhio vigile del chirurgo oltreoceano in grado di seguire l’operazione, intervenire se necessario, o semplicemente facendo da scuola guida nel ruolo di tutor, aiutandoci passo dopo passo».

TECNOLOGIA SI, MA SENZA DIMENTICARE IL FATTORE UMANO 

«Nel caso particolare del trattamento della prostata questa tecnologia permette di avere una visione intraoperatoria, una maggiore angolazione nei movimenti e più stabilità nella mano dell’operatore». Una serie di vantaggi che il direttore del dipartimento di Urologia snocciola uno dopo l’altro per arrivare anche all’aspetto economico, che non può essere trascurato quando si affrontano interventi complessi con equipe internazionali: «Questo ponte con gli Stati Uniti ci permette di fatto di ridurre i costi – aggiunge Ferrari – e in questo periodo particolare rappresenta un elemento di primaria importanza perché rende più tranquilla e serena la possibilità di tutoring e di crescita senza la necessità di spostarsi da un Paese all’altro».

Tecnologia sì, ma il professor Ferrari non tralascia anche il fattore umano che nell’esercizio della professione medica è essenziale, e invita specializzandi e studenti di ultima generazione a riflettere su uno slogan. «Ai giovani che sono attratti dalla tecnologia e da queste enormi opportunità che offre il web, essendo loro nativi digitali, direi che un occhio deve essere sempre riservato al contatto umano e all’empatia che non deve mai mancare con i pazienti».

 

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