Salute 3 Marzo 2020

Campania, sale il livello di allerta per i contagi da Coronavirus. Le scuole riaprono tra le polemiche

Ad oggi sono 22 i casi confermati, di cui 12 a Napoli. De Magistris: «Chiudere le scuole vorrebbe dire dover chiudere tutto»

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È la tarda mattinata di mercoledì 26 febbraio quando a Napoli inizia a diffondersi la notizia di una chiusura straordinaria di tre giorni delle scuole di ogni ordine e grado e delle università della Regione Campania a partire dal giorno successivo. La Campania è (e lo sarà ancora per poche ore) non toccata dal Coronavirus, e la motivazione della misura espressa dall’ordinanza regionale – emanata ufficialmente nel tardo pomeriggio – parla di “attività di igienizzazione straordinaria delle strutture scolastiche” inquadrate in un più ampio programma di prevenzione rispetto al pericolo di contagio da Coronavirus. Nulla viene disposto invece per quanto riguarda negozi, uffici e manifestazioni pubbliche. Proprio in serata però vengono confermati i primi due casi in Campania di infezione da Covid-19. Nel giro di 4 giorni i casi diventano 22, di cui la gran parte concentrati nella città di Napoli. Ciononostante, il lunedì 2 marzo le scuole del Comune di Napoli e le università riaprono i battenti, la didattica riprende normalmente (tranne le attività extracurriculari e/o pomeridiane) mentre gli edifici scolastici restano chiusi in numerosi Comuni della provincia di Napoli e in altri della Campania per volere dei sindaci locali.

Una decisione che il sindaco di Napoli Luigi De Magistris motiva così in un post affidato alla sua pagina Facebook: «Molti mi chiedono il perché della riapertura delle scuole. Ebbene, nei giorni scorsi abbiamo sospeso le attività scolastiche in via eccezionale per effettuare lavori straordinari di igienizzazione, utili per abbassare la diffusione e il contagio di qualsiasi tipo di batterio (azione utile in un momento complesso come questo per la sanità). Abbiamo scelto di muoverci in questo senso per il forte senso di responsabilità, nonostante non fossimo tenuti a farlo, e infatti siamo stati i capofila nella nostra Regione. Secondo i protocolli nazionali e i protocolli scientifici consultati, la situazione al momento non è tale da spingerci ad attuare misure più drastiche, questo sia perché fortunatamente allo stato non ci sono casi gravi e sia perché i casi registrati non sono autoctoni ma circoscritti, legati a persone infette provenienti dalle zone rosse. Chiudere le scuole al momento può voler dire chiuderle fino alla fine dell’anno scolastico. Non solo, vorrebbe dire chiudere anche le metropolitane, gli uffici pubblici e privati, i locali, i cinema, i teatri e vietare qualsiasi mobilità. La paura offusca la ragione. Bisogna mantenere la lucidità, agendo comunque con il massimo scrupolo».

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La sensazione insomma è che al crescere del numero dei casi non corrisponda un reale aumento delle misure precauzionali, viceversa inizia a farsi strada la consapevolezza che paralizzare una città e una Regione sulla base di casi sì in aumento, ma ancora relativamente bassi, sia controproducente oltre che, nella pratica, difficilmente attuabile. Per usare un’espressione mutuata dal gergo medico, la politica che sembra si voglia attuare in Campania sarebbe quella della “vigile attesa”, l’osservazione prudenziale del malato (che in questo caso sarebbe la Regione) non ancora grave, per valutarne e predirne l’evoluzione e a seconda dei casi agire di conseguenza. Quanto questa linea pagherà lo sapremo probabilmente fra un paio di settimane, quando si inizieranno a raccogliere i frutti (o a fare le spese) delle misure prese anche nel resto d’Italia per il contenimento dell’epidemia. Intanto, in Campania e a Napoli basta farsi un giro sulle pagine social del presidente della Regione Vincenzo De Luca e dello stesso sindaco di Napoli per capire che la maggioranza dei cittadini non è d’accordo con le misure adottate. Ad essere contestata è nello specifico la decisione di riaprire le scuole, e a farlo sono soprattutto le mamme. Molte di loro, si scopre leggendo, non mandavano i propri figli a scuola già da un paio di settimane, allo scoppio dell’epidemia nel Nord Italia e, fanno sapere, non ricominceranno certo ora. Eppure le attività lavorative non si fermano, e neppure i concorsi pubblici. E allo Stadio San Paolo di Napoli, la sera del 29 febbraio, 25mila tifosi si sono accalcati sugli spalti per seguire Napoli-Torino, per la quale infatti non è stato disposto né rinvio né porte chiuse.

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La querelle del paziente avvocato. Una vicenda che ha suscitato scalpore è quella che riguarda il “paziente numero 3” in Campania, un avvocato napoletano cinquantenne positivo al Covid-19 che ha raccontato ai quotidiani la sua odissea per effettuare il tampone e di aver appreso di essere risultato positivo al virus solo dai giornali. Il giurista ha poi espresso la sua forte preoccupazione per la gestione dell’emergenza nella Regione, segnalando di aver sperimentato in prima persona l’inadeguatezza dell’intero sistema. Il tutto è stato prontamente smentito dal direttore generale della Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva che in una nota ha dichiarato invece la puntuale esecuzione dei protocolli previsti dalle linee guida regionali nei confronti del paziente, e ha aggiunto che i risultati del tampone sono stati comunicati a domicilio telefonicamente al paziente in modo tempestivo e che lo stesso paziente, a seguito della comunicazione, avrebbe rilasciato il proprio recapito cellulare per permettere l’attivazione del necessario programma di sorveglianza attiva.

Al di là di come si sia effettivamente sviluppata la vicenda, il contagio dell’avvocato partenopeo ha trasformato il Foro di Napoli in una mini zona rossa: sarebbero sei ad oggi i colleghi del giurista risultati anche loro positivi al Coronavirus. Motivo per il quale il 28 febbraio la presidenza della Corte di Appello di Napoli e la Procura Generale hanno comunicato ai Tribunali di Napoli, ai procuratori e all’Ordine degli Avvocati due giorni di “pulizie straordinarie e disinfezione accurata degli uffici giudiziari”. A seguito di questa comunicazione, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli ha chiesto ufficialmente tramite atto di diffida la sospensione immediata di tutte le attività giudiziarie in corso fino a che non saranno ultimate le operazioni di disinfezione dei locali sedi di Palazzi di Giustizia nonché posizionati dispensatori di disinfettante per mani.

 

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