Salute 8 Maggio 2020

Bambini e lockdown, i pediatri: «Prevedere piano per riapertura scuole in sicurezza»

Il pediatra e deputato Paolo Siani (Pd): «Assenza da scuola tutela la salute, ma mina tutti gli altri diritti dell’infanzia». La psicologa Confalonieri (Università Cattolica Milano): «Monitorare segnali di scarso riadattamento sociale»

Immagine articolo

Un primo spiraglio si è aperto ieri, dall’inizio del lockdown, per un’ipotesi di ripresa delle attività scolastiche dei bambini. È attualmente all’esame del Comitato Tecnico Scientifico, infatti, il piano che presenta le linee guida agli enti locali per una eventuale riapertura in sicurezza, nel mese di giugno, di nidi d’infanzia e centri estivi.

Il piano, messo a punto dall’Anci e dai Ministeri della Famiglia, Salute, Lavoro, insieme alla Sip (Società italiana di pediatria), si propone di rispondere in modo concreto ad una delle istanze più sentite durante l’emergenza: la tutela dei diritti dei minori.

Nei giorni scorsi, ad esempio, a difesa dei bambini e dei loro diritti messi a repentaglio dalla chiusura delle scuole, venti pediatri avevano sottoscritto una lettera aperta per esortare le istituzioni ad un impegno concreto nella ricerca di soluzioni che contemperassero da un lato la necessità di contenere i contagi e dall’altra la salvaguardia del benessere psico-sociale dei minori.

LEGGI ANCHE: COVID-19 E BAMBINI: LE RACCOMANDAZIONI DEI PEDIATRI PER GESTIRE LA FASE 2

Tra i punti salienti sottolineati dalla lettera, la riluttanza delle istituzioni italiane a considerare seriamente la riapertura di asili nido e scuole come sta invece accadendo, seppur in maniera fortemente eterogenea nelle modalità, negli altri Paesi europei; ma anche l’inevitabile gap socio-educativo che la chiusura delle scuole sta accentuando tra i bambini appartenenti alle fasce economicamente più deboli della popolazione, per non parlare di chi subisce maltrattamenti in famiglia, oppure è affetto da disabilità.

Tra i firmatari anche il deputato Pd Paolo Siani, pediatra e componente della Commissione Affari Sociali alla Camera, impegnato in prima persona nel raggiungimento di una soluzione condivisa sulla questione. Ecco cosa ha dichiarato ai nostri microfoni: «Sicuramente la chiusura delle scuole dovuta alle circostanze attuali sta comportando dei danni ai bambini e alle famiglie. Così come ci stiamo preoccupando di sostenere altre categorie danneggiate dal lockdown (commercianti, imprenditori) cercando e creando una serie di soluzioni, così chiediamo che sia fatto lo stesso per bambini e famiglie».

«Scuola chiusa non significa solo assenza di contagio – continua Siani -, significa assenza di cultura e assenza di socialità. Un compromesso deve essere raggiunto. La didattica a distanza, poi, deve essere considerata un espediente eccezionale, d’emergenza, che non può in alcun modo sostituire la scuola, che si “fa” dentro l’aula, e non consiste nel mero apprendimento di nozioni ma di rapporti interpersonali».

Il grosso nodo della DAD (didattica a distanza) consisterebbe poi nell’accentuare le disuguaglianze sociali: secondo l’Istat, il 20% dei bambini italiani non possiede un computer, ed è quindi escluso dalla didattica a distanza. «Le misure da sperimentare ci sono – osserva Siani – ma vanno ricercate delle modalità d’intervento adeguate. Penso magari a gruppi ristretti di bambini insieme alla stessa maestra, sottoponendo quest’ultima al tampone, cercando spazi consoni per rispettare, nei limiti del possibile considerando la naturale propensione dei bambini al contatto fisico, il distanziamento sociale. Insomma, cercare modalità d’intervento tali da consentire sperimentazioni. La partita – conclude – si gioca sostanzialmente sull’andamento dei contagi da qui al prossimo mese. Il tempo ci dirà se le condizioni sono mature per partire con queste sperimentazioni».

LEGGI ANCHE: BAMBINI E SINDROME DI KAWASAKI, I PEDIATRI: «OLTRE 20 CASI IN 20 GIORNI, ASSOCIAZIONE CON COVID-19 NON SEMBRA CASUALE»

E sulla DAD, anche la psicologa e scrittrice Emanuela Confalonieri (Università Cattolica di Milano) prende posizione e dichiara ai nostri microfoni: «Nonostante il generale impegno delle istituzioni scolastiche, è chiaro che gli strumenti per seguire le lezioni da remoto non sono a disposizione di tutte le famiglie. Questo potrebbe aver fatto sentire molti bambini inadeguati, e maggiormente isolati. Tornare quanto prima ad una didattica inclusiva è, a questo punto, essenziale, anche in parte a distanza e in parte in presenza. L’importante – sottolinea la psicologa – è che l’elemento tecnologico, che è quello più distanziante e discriminante, venga man mano compensato dalla presenza».

Ma quali saranno le tracce che il lockdown lascerà sulla psiche di bambini e adolescenti? E come trattarle in seguito? «Il senso di privazione e isolamento è sentito meno nei bambini più piccoli: poter passare più tempo con mamma e papà attenua le difficoltà – osserva Confalonieri -. Viceversa per un adolescente che sta fisiologicamente iniziando ad affermare la sua indipendenza, questa vicinanza coattiva può lasciare tracce importanti. Sarà compito degli adulti – spiega – nel momento del ritorno ad una vita normale, notare eventuali segnali: una eccessiva difficoltà a ritornare sui banchi di scuola, a svolgere le attività consuete, a ritrovarsi con gli amici, e in generale la fatica a riprendere abitudini piacevoli, possono essere un campanello d’allarme. In questo caso – conclude la psicologa – l’importante è non colpevolizzare e capire che, data la situazione, sarebbero sfasamenti assolutamente comprensibili».

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
Chirurgia estetica, i trend del 2020
D’Andrea (SICPRE): «Dopo lockdown, con estate incremento filler per ringiovanire»
Insonnia post-lockdown, Plazzi (neurologo): «La vita sociale è un sincronizzatore fondamentale del sonno, ma la pandemia lo ha compromesso»
«Per poter parlare di insonnia è necessario che il soggetto che ne soffre lamenti dei problemi anche durante il giorno: disturbi dell’attenzione, della memoria, irritabilità e, in casi più rari, anche sonnolenza diurna»
di Isabella Faggiano
“Scuola e giochi in corsia”: al via il progetto di AIEOP e Amgen per aiutare i piccoli pazienti oncoematologici
L’iniziativa, che coinvolge già 9 ospedali in Italia, ha come obiettivo una sempre maggiore umanizzazione delle cure ed una presa in carico del paziente a 360 gradi
L’ingegner Vacca: «Giusto il lockdown, ma le pandemie sono sempre esistite. L’epidemia più terribile è quella dell’ignoranza»
Nel suo ultimo libro “La misura del virus” l’ingegner Roberto Vacca descrive l’equazione di Volterra, modello matematico con cui ha previsto la fine dei decessi da Covid-19 in Italia. Poi sottolinea: «Nel 1957 con l’asiatica morirono in 37 mila. L’epidemia di Covid non è una tragedia epocale»
“Tasso di rilassamento”, cos’è e perché secondo Oxford in Italia non ci sarà una seconda ondata
Secondo lo studio della Blavatnik School di Oxford, sotto la soglia dei 70/100 si rischiano nuovi focolai. Chi ha allentato troppo in fretta le misure ne sta pagando le conseguenze, in Italia per ora non succede
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 3 luglio, sono 10.874.146 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 521.355 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 3 luglio: nell’ambito del ...
Diritto

Pensioni, la Cassazione: «Necessaria richiesta per lavorare fino a 67 anni». Altrimenti due anni di attesa per il primo assegno

Il rischio per il lavoratore è di essere sollevato dall’incarico al compimento dei 65 anni, senza ricevere la pensione. Possibile eccessiva riduzione degli organici in sanità
Salute

Rebus idrossiclorochina: arma anti-Covid o farmaco pericoloso? L’inchiesta di Sanità Informazione

Dopo lo studio ritirato da Lancet, l’OMS ha riavviato i test clinici. In Italia aumentano i medici che sperano nel farmaco e chi l’ha usata ‘sul campo’ la promuove. Cauda (Gemelli): «Può ave...