Salute 8 Maggio 2019

“Articolo 32”, l’allarme di Cisl e Simedet: «Tutela della salute non sempre garantita». Anelli: «Medici garanzia, ma serve autonomia»

A Roma convegno a Palazzo San Macuto sul tema del diritto alla salute sancito dalla Costituzione. Carenza di medici e operatori, regionalismo differenziato, finanziamenti: tante ombre sul Servizio sanitario nazionale. Capuano (Simedet): «Ci sono segnali allarmanti, serve riflessione profonda»

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«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». Così recita l’articolo 32 della Costituzione italiana che inserisce il principio della tutela della salute tra i diritti fondamentali del cittadino. Ma, a 70 anni dall’entrata in vigore della Carta e a 40 dalla legge 833 del 1978 che ha istituito il Servizio sanitario nazionale, questo diritto è ancora garantito? Si è parlato di questo al convegno intitolato appunto “Art. 32”, organizzato da Cisl e Simedet che si è svolto oggi a Roma a Palazzo San Macuto, nello splendido scenario della Sala del Refettorio della Camera dei deputati.

In quadro tracciato non è tra i più rosei e in molti, pur riconoscendo l’eccellenza del nostro Sistema sanitario, hanno messo in risalto “il cattivo stato di salute” di cui gode l’articolo 32. Tanti gli ospiti a fare il punto della situazione, a partire dal presidente della Federazione degli Ordini dei Medici Filippo Anelli che, nel suo discorso, ha sottolineato il ruolo dei medici e degli operatori sanitari nella difesa della tutela della salute: «L’affermazione dei diritti va sempre ricercata, sempre stimolata, non è un processo statico, è un processo dinamico, non ci deve essere mai un affievolimento rispetto a questo – spiega Anelli a Sanità Informazione – Sebbene prevista all’interno della Costituzione la garanzia dei diritti questi va sempre stimolata, ricercata e lo noi all’interno della sanità abbiamo visto come talvolta il diritto alla salute e l’autonomia dei medici siano andati in qualche modo in conflitto».

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A presiedere l’evento, patrocinato dall’Ordine dei medici di Roma, il segretario di Cisl medici Biagio Papotto e il presidente della Simedet, Società italiana di Medicina diagnostica e terapeutica, Fernando Capuano che ai nostri microfoni ha parlato di luci e ombre del Sistema sanitario nazionale: «È un periodo di luci e ombre – spiega Capuano – Oggi con tutte le professioni sanitarie abbiamo segnalato questo pericolo. Abbiamo difficoltà sull’attuazione di questo diritto fondamentale. Non ci sono strumenti, molte volte i finanziamenti non sono certi, c’è un turn over dei medici e delle professioni sanitarie che non è colmato. È un segnale allarmante. Su tutto pende la possibilità di un regionalismo differenziato o il fatto che il cittadino non abbia le stesse opportunità. Bisogna fare una profonda riflessione e tutelare un diritto fondamentale dove gli stessi operatori sanitari hanno queste armi spuntate. Serve oggi una riflessione pacata, non strumentalizzata, per tornare all’origine della tutela di diritti. La sanità deve essere vista come una fonte di investimenti e non come una spesa per lo Stato».

Ragionamenti alla base anche dell’intervento di Ignazio Ganga, Segretario confederale Cisl con delega alla sanità, che ha centrato il discorso sul tema della carenza di medici che rischia di esplodere con quota 100: «C’è sul tavolo la grande questione degli organici: le richieste di quota 100 arrivano a 54480 medici in uscita al 2025 e 39mila infermieri a fronte di una carenza di oltre 40mila in questo momento. La sanità rischia di diventare una ‘realtà inanimata’ se non verranno compensate queste uscite. Non dimentichiamo che abbiamo celebrato il 40ennale della legge 833 del 1978. Siamo la nazione che pro capire spende meno in sanità, 2200 euro a persona, contro, ad esempio, i 3mila della Francia. C’è tanto eroismo individuale».

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Focus anche sul regionalismo differenziato, su cui diversi interlocutori hanno espresso le loro perplessità: Danilo Pasini, del Consiglio direttivo dell’Ordine TSRM-PSTRP che racchiude le professioni sanitarie, ha sottolineato che la Federazione nazionale «si è subito schierata contro il regionalismo differenziato, perché riteniamo che queste diversità possano acuire le difficoltà del Sistema sanitario nazionale». Anche l’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha criticato il provvedimento sul regionalismo differenziato.

Tra i relatori anche Gaetano Maria Fara, Professore emerito del Dipartimento di Sanità Pubblica Università La Sapienza, Massimo Barra, Fondatore di Villa Maraini, Aldo Morrone, Direttore scientifico IFO, Giuseppe Giordano, della Cisl Medici, Giorgio Banchieri, Segretario Nazionale ASIQUAS, Ivan Cavicchi, Docente dell’Università Tor Vergata di Roma.

«Noi pensiamo che il diritto alla salute debba coniugarsi necessariamente con la libertà dei cittadini, in un momento storico dove le libertà si correlano con l’uguaglianza, non c’è libertà se non c’è uguaglianza e l’uguaglianza significa che tutti i cittadini, ogni persona che si trova sul territorio italiano ha gli stessi diritti davanti alla Repubblica, anche in termini di salute. Per questo abbiamo sempre considerato il ruolo del medico come un ruolo che garantisce a tutte le persone questo diritto, anche agli extracomunitari – conclude Filippo Anelli – Questo ruolo ci deriva dai nostri valori che sono valori da sempre, da quando Ippocrate ha scritto il primo giuramento che impone a tutti i medici di considerare gli individui uguali, senza distinzione di razza, sesso, religione, opinione, cultura, censo e così via. Il diritto alla tutela della salute è quindi un diritto fondamentale ma questo diritto è un diritto che è in capo al cittadino, non è un diritto in capo allo Stato. È la pretesa del cittadino nei confronti dello Stato di avere le garanzie per la propria salute e giustamente la legge 833, quando è stata varata, nell’articolo 1, afferma che il SSN è lo strumento per garantire il diritto alla salute. Quindi i medici sono i medici del cittadino, non dello Stato, perché sono loro che garantiscono quel diritto ai cittadini. Questo significa stravolgere completamente alcune delle regole oggi presenti nel sistema che limitano fortemente l’autonomia del medico in ragione di quelli che sono gli interessi e gli obiettivi di carattere economico che caratterizzano la nostra organizzazione basata sull’aziendalizzazione del sistema».

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