Salute 6 Dicembre 2021 15:05

Antibiotico resistenza, Andreoni (infettivologo): «Sarà la prima causa di morte nel mondo: 10 milioni di vittime entro il 2050»

Italia bocciata dall’UE, il direttore scientifico della Simit: «Nel nostro Paese c’è un vero e proprio abuso di antibiotici che causa più di 10mila morti ogni anno». Nel PNRR previsto un piano straordinario di “formazione sulle infezioni ospedaliere”

Dall’inizio della pandemia oltre 5 milioni di persone, nel mondo, hanno perso la vita a causa del Covid-19. «Entro il 2050 l’antibiotico resistenza ne potrebbe causare il doppio, diventando la prima causa di morte nel mondo». A mettere in guardia dai pericoli derivanti dalla resistenza agli antibiotici, richiamando le stime diffuse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, e professore ordinario di Malattie Infettive alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Roma Tor Vergata.

Il primato (negativo) dell’Italia

«Si tratta di un grande problema per il mondo e per l’Europa, ma di un enorme problema per l’Italia. Solo nel nostro Paese più di 10mila persone perdono la vita, ogni anno, per colpa dell’antibiotico resistenza. L’Italia è uno dei Paesi che registra il maggior uso, o meglio abuso, di antibiotici», aggiunge Andreoni. L’antibiotico resistenza non colpisce soltanto l’essere umano, ma anche l’ambiente nel quale viviamo e il mondo animale. «Il tutto – sottolinea l’infettivologo – aggravato da un passaggio continuo di germi dall’uomo, all’ambiente, agli animali».

Le soluzioni

Se il problema è globale, la risoluzione deve essere altrettanto generale. «Dobbiamo controllare, ma anche educare – dice il professore -. Controllare che non si esageri con l’utilizzo di antibiotici per l’allevamento degli animali. Monitorare la diffusione dei germi negli ambienti ospedalieri, nelle RSA che ospitano gli anziani, ma anche nel territorio. Questi germi multiresistenti si trovano, ormai, anche nelle case dei pazienti. Sarebbe necessario creare delle figure sanitarie ad hoc, come l’infermiere epidemiologo, incaricato di controllare come questi germi si propagano e in che modo passano da persona a persona o dal personale sanitario ai malati. Un ruolo fondamentale che, purtroppo, nelle strutture sanitarie italiane non è ancora presente. Anche i controlli più serrati ed efficaci sarebbero vanificati senza una corretta educazione all’utilizzo degli antibiotici: sono farmaci presenti nelle case di tutti e troppo spesso assunti senza controllo medico».

Italia bocciata dall’Unione Europea

Nel 2017 la Commissione del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha verificato le modalità di utilizzo degli antibiotici in Italia. «Dalla relazione finale è emersa una situazione devastante, che sembra senza possibilità di recupero – racconta Andreoni -. L’Europa ha accusato l’Italia di avere un atteggiamento passivo, quasi di accondiscendenza, verso questo enorme problema. Ma quest’anno, a 4 anni dal giudizio negativo espresso dall’Europa, l’Italia ha programmato, all’interno del PNRR, degli interventi per contrastare l’antibiotico resistenza». Una quota della cifra stanziata per “formazione, ricerca scientifica e trasferimento tecnologico”, un miliardo e 260 milioni di euro, sarà dedicata ad “un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere” a cui dovranno prendere parte 150mila professionisti entro la fine del 2024 e 140mila entro la metà del 2026.

Un “vecchio” problema

L’antibiotico resistenza non è un problema recente: «Sono ormai decenni che conviviamo con questo problema: è difficile datare il momento storico preciso in cui tutto ciò ha avuto inizio», spiega lo specialista. Di certo, che gli antibiotici potessero celare un pericolo lo sapevamo già da oltre mezzo secolo, più precisamente dal 1945, anno in cui Alexander Fleming ha ricevuto il premio Nobel per la scoperta della Penicillina. «Durante il suo discorso alla consegna dell’onorificenza, Fleming avvertì che lo sviluppo dell’antibiotico resistenza sarebbe diventato un problema inevitabile, poiché le persone avrebbero mal utilizzato gli antibiotici. Questa sua previsione, nel tempo – conclude Andreoni – si è, purtroppo, realizzata».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Vaiolo delle scimmie e Covid, contrarli insieme si può. Andreoni fa il punto su quel che sappiamo
Con il prof. Andreoni parliamo di cosa genera una pandemia e dell'aumento di circolazione di malattie prime circoscritte ad alcune zone del mondo. La causa da ricercarsi nel nostro modo di vivere
1,2 milioni di morti per super-batteri. Maga (Cnr): «Sia da monito contro uso improprio di zitromax»
Nel 2019 l'antibiotico-resistenza ha ucciso ben 1,27 milioni di persone, più di quanto abbiano fatto AIDS e malaria. Maga del Cnr: «Fondamentale contrastare uso inappropriato di antibiotici, come lo zitromax contro Covid-19»
Infermieri specialisti del rischio infettivo, Mongardi (ANIPIO): «In Italia siamo 497, dovremmo essere almeno il doppio»
La figura professionale è nata negli anni ’80. La presidente ANIPIO: «Dopo oltre trent’anni la formazione è ancora inadeguata e non esiste un sistema di sorveglianza nazionale»
Giornata contro AIDS. Andreoni (Simit): «Il 95% dei pazienti oggi ha una vita normale, negli anni ‘80 moriva»
Il direttore scientifico della Simit: «La maggior parte dei soggetti con HIV in cura è over 60: l’età che avanza è la dimostrazione che le terapie funzionano. Necessario incrementare gli screening: con test eseguiti solo alla comparsa dei sintomi le diagnosi sono tardive»
di Isabella Faggiano
Nel 2050 i morti per infezioni ospedaliere in Italia saranno 450 mila. Lo studio
Censimento degli infermieri ANIPIO e le soluzioni proposte da ANIPIO e FNOPI
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 27 settembre 2022, sono 615.555.422 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.538.312 i decessi. Ad oggi, oltre 12.25 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata ...
Covid-19, che fare se...?

Se risulto negativo al test ma ho ancora i sintomi posso contagiare gli altri?

Sintomi come febbre e tosse possono durare più della positività al test antigenico rapido. Gli scienziati si stanno interrogando quindi sulla durata della contagiosità. L'ipotesi ...
Covid-19, che fare se...?

Quanto durano i sintomi del Long Covid?

La durata dei sintomi collegati al Long Covid può essere molto variabile: si va da qualche settimana fino anche a 24 mesi