Salute 27 Agosto 2021 11:34

Allo studio un test per individuare i soggetti che rischiano di ammalarsi di Covid in forma grave

I ricercatori dell’Università Bicocca e dell’ASST di Monza stanno lavorando per mettere a punto uno strumento in grado di individuare la presenza di autoanticorpi capaci di neutralizzare gli interferoni in un organismo e mettere l’individuo in condizione di ammalarsi della forma grave di Covid-19

di Federica Bosco
Allo studio un test per individuare i soggetti che rischiano di ammalarsi di Covid in forma grave

Un test per misurare i livelli di autoanticorpi che neutralizzano l’interferone in un organismo per individuare i soggetti con maggior rischio di contrarre il virus della Sars-Cov-2 in forma più severa. È questo l’obiettivo dei ricercatori dell’Università Bicocca di Milano e dell’ASST Monza che hanno preso parte, con i colleghi degli Spedali Riuniti di Brescia e del Policlinico San Matteo di Pavia,  ad uno studio internazionale coordinato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), dalla Rockfeller University di New York e dall’Università di Parigi fornendo i dati clinici, diagnostici e terapeutici raccolti in un archivio elettronico relativi ai pazienti Covid ospedalizzati.

«Gli studi fatti sin dai primi mesi della pandemia hanno cercato di indagare le cause della estrema multiformità della malattia che può manifestarsi in modi vari, può essere asintomatica come invece avere una forma grave che porta ad una morte rapida – spiega Paolo Bonfanti, professore di malattie infettive dell’Università Bicocca di Milano –. Da tempo gli studi si sono concentrati sulle cause genetiche di tali diversità e sul ruolo di alcune proteine prodotte dalle cellule del sistema immunitario».

Gli autoanticorpi che aggravano la malattia

La ricerca si è focalizzata in particolare sugli autoanticorpi che neutralizzano gli interferoni di tipo I. Lo studio ha evidenziato che gli autoanticorpi anti-interferoni di tipo I nel sangue aumentano dopo i 60 anni e che la presenza ad alti livelli è una sentinella dell’insorgenza della malattia in forma grave. «Nel 20 per cento dei pazienti che sviluppano le forme più gravi, c’è la presenza di questi autoanticorpi – dichiara Bonfanti –. Si tratta di proteine che neutralizzano l’interferone, la molecola biologica che viene prodotta dall’organismo in risposta ad una infezione virale e quindi lo predispongono ad una malattia grave».

Correlazione tra malattia ed età dei pazienti

La ricerca ha evidenziato che questi autoanticorpi sono presenti nelle persone ancora prima della malattia e aumentano in funzione dell’età. Quindi un individuo giovane è raro che abbia autoanticorpi anti-interferone, mentre con il progredire dell’età aumenta la probabilità di averli. «Questo spiega in parte anche il perché ci sia una correlazione tra la malattia e l’età dei pazienti».

Quindi il riconoscimento precoce di questi autoanticorpi negli anziani e nei soggetti che presentano mutazioni che alterano il normale funzionamento del sistema immunitario potrebbe permettere l’identificazione dei soggetti a rischio.

Allo studio il test per riconoscerli

«Alla luce di un risultato così importante che interessa una quota rilevante della popolazione, è allo studio un test che possa essere a disposizione di tutti e aiuti ad individuare i soggetti che hanno questi autoanticorpi» puntualizza il direttore delle malattie infettive dell’Università Bicocca.

L’importanza del vaccino e il ruolo degli anticorpi monoclonali

Chi dal test dovesse evidenziare la presenza di autoanticorpi in grado di neutralizzare il lavoro degli interferoni, sappiamo essere soggetto più suscettibile alla malattia grave; quindi, se non fosse ancora vaccinato dovrebbe farlo rapidamente, se invece fosse vaccinato, seppur con un rischio ridotto, potrebbe riammalarsi. «In caso di positività dovrebbero rivolgersi subito al medico – conclude Bonfanti -, perché oggi ci sono armi a disposizioni per sconfiggere il Covid come gli anticorpi monoclonali che devono essere somministrati nelle prime ore della dell’infezione quindi sarebbe di estrema utilità riconoscere i soggetti a rischio».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Covid-19, Von der Leyen: «Ue leader mondiale sui vaccini. Ora evitare pandemia dei non vaccinati»
La Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, nel corso del discorso sullo Stato dell'Unione, ha rivendicato con orgoglio il lavoro fatto da tutti gli Stati membri nel corso della pandemia
Ho contratto il Covid-19 dopo la prima dose di vaccino, cosa devo fare?
Cosa fare se una persona contrae il Covid-19 successivamente alla somministrazione della prima dose di vaccino? Il Ministero della Salute ha fornito i chiarimenti necessari tramite una circolare firmata dal Direttore della Prevenzione, Gianni Rezza
L’affondo di Villani (SIP): «Vaccino contro il morbillo reso obbligatorio con 8 morti al giorno»
Ricciardi al webinar Altems dedicato al ritorno in classe: «Sono preoccupato. I casi di Covid-19 tra i bambini sono molti, e alcuni finiscono in terapia intensiva. Nelle scuole non ci siano adulti non vaccinati»
Vaccino antinfluenzale, Maio (Fimmg): «Dall’anti-Covid attendere almeno un mese»
La responsabile dell’area vaccini di Fimmg: «Consigliato a over 60, soggetti fragili e lavoratori a rischio. Migliora la diagnosi differenziale tra influenza stagionale e Covid-19 ed evita il sovraffollamento degli ospedali»
di Isabella Faggiano
Cardiologia e sport legati (sempre più) a filo doppio. Ecco perché
Corrado (Università di Padova): «I medici dello sport siano formati anche per valutare una risonanza magnetica»
di Federica Bosco
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 16 settembre, sono 226.391.916 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 4.659.920 i decessi. Ad oggi, oltre 5,78 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla&...
Salute

Aumentano i contagi tra i sanitari: 600% in più in un mese, l’84% sono infermieri

La presidente FNOPI Mangiacavalli interpreta i dati dell'ISS. Anche nel Regno Unito gli studi confermano che la protezione dall'infezione si riduce dopo 5 mesi dalla seconda dose per Pfizer e AstraZen...
Covid-19, che fare se...?

Chi ha diritto alla certificazione di esenzione dal vaccino anti Covid-19?

Il vademecum della SIMG, in collaborazione con ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, sui casi particolari in cui la vaccinazione contro il Covid-19 è controindicata o ri...