Salute 22 Gennaio 2020

Allarme testosterone, nei maschi americani è in caduta libera. E in Italia?

Un recente studio pubblicato negli USA mette in guardia la comunità scientifica internazionale e la popolazione. Colao (Federico II): «Sovrappeso e inquinamento principali responsabili»

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Lo studio pubblicato recentemente sul Journal of Sexual Medicine e presentato lo scorso Ottobre alla Sexual Medicine Society of North America relativo al decremento dei livelli di testosterone nei giovani maschi statunitensi ha scatenato un dibattito relativo alle cause e alle possibili soluzioni per questo problema da cui sembrano dipendere, letteralmente, le sorti future del Nord America. Un insieme di fattori che sembra aver creato un punto di non ritorno, considerando che si tratta per la maggior parte di abitudini entrate a far parte in modo ineluttabile nella vita quotidiana dei maschi nordamericani, e non solo. Sanità Informazione ha approfondito la questione, anche relativamente ai dati relativi all’Italia, con la professoressa Annamaria Colao, direttore UOC di endocrinologia e malattie del metabolismo, presidente eletto per il 2021-2023 della SIE (Società Italiana Endocrinologia).

LEGGI ANCHE: SALUTE MASCHILE, GLI ENDOCRINOLOGI: «ATTENZIONE ALLE PATOLOGIE “FEMMINILI” CHE COLPISCONO ANCHE GLI UOMINI»

Il testosterone nell’uomo sembra essere in caduta libera. I risultati di questo studio sono classificabili più come allarmismo o come realtà?

«Negli ultimi cinquanta – sessant’anni stiamo certamente assistendo a un trend negativo a livello globale rispetto alla produzione di testosterone. Siamo di fronte a un’enfatizzazione di quello che è il fisiologico calo dei livelli di testosterone nel maschio, che corrisponde a un 10% del livello per ogni decade a partire dai 30 fino agli 80 anni di vita del maschio. Per capire l’ordine di grandezze di cui parliamo dobbiamo sapere che il testosterone oscilla tra i 3 e 10 nanogrammi/ml nell’adulto. Il giovane tra i 20 e i 30 anni è vicino ai 7 – 9 nanogrammi/ml mentre l’ottantenne è più vicino ai 2 -3».

Quali sono le cause principali di questo decremento?

«L’inquinamento gioca un ruolo determinante sui livelli di testosterone. Inquinamento inteso non solo come acqua, suolo, aria, ma anche come alcol, fumo e alimentazione. La “femminilizzazione” del maschio è sicuramente reale perché l’aumento della massa grassa nell’uomo coincide con un abbassamento dei livelli di testosterone e in un aumento degli estrogeni. E’ proprio il grasso a trasformare l’ormone maschile in ormone femminile. Uno stile di vita corretto, per contro, riducendo il grasso corporeo, tende anche a ridurre questo processo di femminilizzazione, vale a dire la trasformazione di testosterone in estrogeni. Quindi, gli alleati principali della produzione di testosterone sono esercizio fisico e alimentazione sana».

Un uomo che si mantiene normopeso e segue una dieta corretta può stare tranquillo insomma…

«Beh, oltre che nel cibo, anche nell’aria e nell’acqua ci sono elementi che si comportano come interferenti endocrini. Si tratta di composti, in particolare i derivati dalla plastica, tessuti impermeabilizzati, erbicidi e pesticidi, ma anche l’uso eccessivo di prodotti vegani a base di soia, che sappiamo contenere naturalmente estrogeni. Un uomo vegano che mangia tutti i giorni prodotti a base di soia deve sapere che sta innalzando il suo livello di estrogeni. Ci sono poi composti chimici come gli ftalati, presenti nelle acque, e i metalli pesanti presenti nel suolo. E’ stato dimostrato che il cadmio e il piombo danneggiano l’attività testicolare. Altro imputato, il fumo di sigaretta. Sulle onde elettromagnetiche di cellulari e computeri non ci sono ancora dati certi. Quel che è sicuro, però, è che influiscono negativamente sulla produzione di liquido seminale. Per questo raccomandiamo comunque di non tenere mai il cellulare in tasca ed il pc in grembo».

Come siamo messi in Italia? Anche qui la femminilizzazione del maschio è così diffusa?

«Rispetto agli Stati Uniti d’America, in Italia il sovrappeso e l’obesità hanno ancora un tasso meno alto, nonostante si tratti di patologie pericolosamente in aumento anche nel nostro Paese. Abbiamo poi dalla nostra parte la diffusione della dieta mediterranea, una dieta potentemente antinfiammatoria rispetto alle abitudini alimentari di tipo anglosassone ad alto contenuto di grassi saturi. Una dieta del genere crea un danno ossidativo al testicolo e di conseguenza alla produzione di testosterone che, ricordiamo, nel maschio è prevalentemente prodotto dal testicolo. E’ evidente che in America il problema è più diffuso rispetto all’Italia, soprattutto tra le classi sociali meno agiate e meno informate. Sarà importante conoscere i risultati completi dello studio in questione, quel che è certo è che questo calo è reale e dipende soprattutto dall’inquinamento e dall’adozione di stili di vita scorretti».

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