Politica 25 Gennaio 2019

Ue e sanità, Castaldo (M5S): «Al lavoro per ottenere la certificazione europea dei chirurghi. Per ogni medico che va all’estero perdiamo fino a 500mila euro»

Il vicepresidente del Parlamento europeo sottolinea: «Occorre investire nelle scuole di specializzazione. Professione medica sempre meno attrattiva nel nostro paese per la responsabilità e per l’offerta economica». Sui vaccini: «Polemica surreale, abbiamo sempre sostenuto la volontà di passare dall’obbligatorietà alla raccomandazione proprio per evitare quella contrapposizione tra medico e paziente»

di Giovanni Cedrone e Serena Santi
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La sanità non è tra le materie in cui l’Unione europea ha grandi competenze. Tuttavia Bruxelles detiene un importante potere di stimolo sulle politiche per la ricerca e sul coordinamento delle politiche di prevenzione e di risposta alle malattie. Dunque, inevitabilmente, anche la sanità sarà al centro della prossima campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, previsto per il 26 maggio prossimo. Tra i protagonisti di questi cinque anni c’è il vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo, primo esponente Cinque Stelle a raggiungere una posizione di vertice nella massima assemblea continentale. Nel convegno “Diventare chirurgo generale oggi- una scelta difficile”, tenutosi a Roma, Castaldo è intervenuto sulle principali problematiche che coinvolgono la sanità, a partire dal tema della fuga dei cervelli e dell’uso delle risorse europee per la ricerca. «Dobbiamo puntare ad un’Italia che sappia fare innovazione ed avvalersi in modo saggio di fondi che l’Unione europea attualmente va ad allocare per la ricerca», sottolinea Castaldo a Sanità Informazione, che pone l’accento anche sul drammatico problema della fuga dei camici bianchi all’estero. «Ogni giovane medico, ogni specializzato perso – spiega Castaldo – ha un impatto che può arrivare fino a 500mila euro d’investimento pubblico perduto, risorse che se ne vanno ad arricchire altri paesi senza avere poi purtroppo altri cervelli che vengono a rimpiazzare queste perdite. Il vicepresidente del Parlamento Ue non risparmia anche qualche frecciata al Commissario Ue alla Salute Vytenis Andriukaitis, in questi mesi non tenero verso le politiche del governo sui vaccini: «È una polemica che ha quasi del surreale, noi abbiamo sempre sostenuto la volontà di passare dall’obbligatorietà alla raccomandazione proprio per evitare quella contrapposizione tra medico e paziente di cui parlavamo prima».

Vicepresidente, di sanità si parla poco in ambito europeo. Oggi è emerso un dato preoccupante che è quello dei tanti medici che vanno all’estero a studiare. Cosa si può fare per fermare questo fenomeno?

«Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza. Negli ultimi 10 anni, dal 2005 al 2015, oltre 10mila giovani medici italiani se ne sono andati dal nostro paese, in primis perché purtroppo mancano gli investimenti da parte dello Stato nelle scuole di specializzazione: abbiamo una copertura che ammonta a circa il 60% di posti che invece sarebbero necessari. Dall’altro lato anche perché l’attrattività della professione del nostro paese in questo momento non è competitiva con il resto d’Europa: rischiamo una recrudescenza di tensione tra medici e pazienti esacerbata anche dall’attuale disciplina della responsabilità medica. Poi c’è un’offerta, anche in termini economici, non comparabile con quella di altri paesi europei: non è un caso infatti se molti giovani medici scelgono la Gran Bretagna e la Svizzera come destinazioni principali. Ma questo ha un costo: ogni giovane medico, ogni specializzato perso ha un impatto che può arrivare fino a 500mila euro d’investimento pubblico perduto, risorse che se ne vanno ad arricchire altri paesi senza avere poi purtroppo altri cervelli che vengono a rimpiazzare queste perdite. Noi stiamo cercando con gli investimenti e con un approccio diverso di cambiare completamente il corso degli eventi e riportare finalmente la sanità italiana sul giusto binario dando ai nostri talenti la possibilità di realizzare i propri sogni e le aspirazioni nel nostro paese».

LEGGI ANCHE: AAA CERCANSI MEDICI ITALIANI. STORIE DI PROCACCIATORI E DI CAMICI BIANCHI IN FUGA DAL SSN

A proposito delle europee, quali sono stati i temi di salute che avete portato avanti e che porterete avanti in questi anni?

«È chiaro che nelle competenze dell’unione la sanità è ancora relegata principalmente agli Stati nazionali. C’è però una competenza di coordinamento forte importante che deve essere rafforzata: il nostro obiettivo è di alzare gli standard nell’intero continente, cercare di fare sinergie e anche un po’ di economia di scala in maniera intelligente sull’intero continente e soprattutto puntare ad un’Italia che sappia fare innovazione ed avvalersi in modo saggio di fondi che l’Unione europea attualmente va ad allocare per la ricerca: ci sarà un programma Horizon Europe il quale sostituirà Horizon 2020 con ingenti finanziamenti, che già in passato andava oltre 70 miliardi di euro in 7 anni per la ricerca. Il nostro obiettivo è di far sì che i centri di eccellenza italiani accedano sempre più a queste risorse anche nostre. Inoltre tema caro ai chirurghi italiani è quello della certificazione europea: mi batterò al loro fianco e lavoreremo in modo certosino affinché diventi una delle priorità della prossima Commissione che il bollino, lo standard qualitativo, possa dare beneficio a tutti i pazienti italiani ed europei con un innalzamento chiaro ed una certificazione chiara e cristallina del livello raggiunto e della qualità che deve essere assicurata nel trattamento delle varie patologie».

Una battuta sul Commissario europeo alla Salute Andriukaitis che ha ripreso più volte l’Italia sul tema dei vaccini. Voi come replicate a queste osservazioni?

«È una polemica che ha quasi del surreale, noi abbiamo sempre sostenuto la volontà di passare dall’obbligatorietà alla raccomandazione proprio per evitare quella contrapposizione tra medico e paziente di cui parlavamo prima. Io non credo che il nostro paese possa essere additato in questo senso. Intendiamo fortemente incentivare un rapporto sano, costruttivo dove alla logica dell’imposizione si sostituisca la logica del dialogo, del confronto e del ragionamento condiviso. Siamo consci anche del fatto che questo riverbererà effetti positivi a livello sistemico, anche andando a sfatare certi tipi di approcci e considerazioni che hanno generato del complottismo e allarmismo che non ha ragion di essere. Rimaniamo saldamente alle evidenze scientifiche ma è importante anche veicolare nel modo giusto queste istanze per far sì che il cittadino non sia solo conforme all’interesse collettivo ma si decida ad essere convintamente schierato dalla parte dell’interesse e della collettività».

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