Politica 4 febbraio 2019

Spot risarcimenti, Rostan (LeU): «Peggiora rapporto medico-paziente». Appello al Ministro Grillo su aggressioni: «Serve equiparazione medico-pubblico ufficiale»

La vicepresidente della Commissione Affari Sociali di Montecitorio lancia l’idea di «un patto territoriale fra i medici di base e le aziende ospedaliere per ridurre il ricorso ai Pronto soccorso e di conseguenza gli atti di violenza». E sul ddl anti-violenza rilancia: «Pronti a ritirare nostre firme se può servire a dar seguito alla legge: occorre restituire dignità al lavoro dei medici e degli operatori sanitari consentendo la procedibilità d’ufficio»

Immagine articolo

«Lo spot sui risarcimenti per malasanità andato in onda anche sulle reti Rai non fa altro che peggiorare il rapporto tra il medico e il paziente». Michela Rostan, deputato di Liberi e Uguali e vicepresidente della Commissione Affari Sociali di Montecitorio boccia senza appello il messaggio pubblicitario che invita i pazienti a intraprendere cause giudiziarie per presunti errori medici. Per questo la Rostan vede positivamente la creazione di «un luogo di conciliazione» come il Tribunale della Salute, promosso da una petizione online a cui hanno aderito migliaia di persone, ma ancora di più ritiene necessario «un patto territoriale fra i medici di base e le aziende ospedaliere» per evitare accessi impropri ai Pronto soccorso ed evitare così situazioni di tensione. Un messaggio, quello dello spot, che si inserisce in un clima di attacco al mondo medico che vede come punta dell’iceberg le aggressioni, fisiche e verbali, che tanti operatori della sanità sono costretti a subire ogni giorno. Per questo la Rostan si appella al governo e al ministro della Salute Giulia Grillo per chiedere l’equiparazione tra medico e pubblico ufficiale: «Siamo assolutamente disponibili – sottolinea Rostan a Sanità Informazione – a ritirare le nostre firme al ddl se questo può servire a dar seguito a una proposta di legge che non solo restituisce dignità al lavoro dei medici e degli operatori sanitari ma che soprattutto consenta la procedibilità d’ufficio perché il vero tema è questo». In qualche modo, anche le tesi no vax si inseriscono nel clima di sospetto che la classe medica è costretta a sopportare negli ultimi tempi. Per questo la conferenza stampa alla Camera, promossa dalla deputata Cinque Stelle Sara Cunial, in cui l’associazione Corvelva ha presentato studi sulla presunta pericolosità dei vaccini viene giudicata dalla Rostan «un fatto grave» e ancora più grave che il Presidente della Camera Roberto Fico non abbia fatto nulla per impedirlo.

Onorevole, pochi giorni fa c’è stata una conferenza stampa qui alla Camera in cui un gruppo no vax ha esposto le sue tesi. Lei in prima persona ha protestato contro l’idea che in una istituzione come Montecitorio vengano esposte tesi non scientifiche. Qual è la sua posizione?

«Ho ritenuto particolarmente grave che una deputata del Movimento Cinque Stelle desse ospitalità qui alla Camera dei Deputati a coloro che sostengono tutte le tesi dei no vax. Penso che a riguardo non sia bastata la retromarcia del leader movimento Cinque Stelle Beppe Grillo né tantomeno del ministro della Salute se il presidente della Camera Roberto Fico non ha fatto nulla per impedire la conferenza stampa. Ritengo che sia un fatto particolarmente grave perché noi non possiamo trasmettere ai cittadini informazioni false che danneggiano la salute dei nostri figli e dei cittadini in generale. Né tantomeno la Camera dei Deputati può diventare megafono di tutte le fake news, notizie che non hanno nessuna validità dal punto di vista delle evidenze scientifiche. Ecco perché ritengo che eventi di questo tipo debbano essere assolutamente messi al bando e mi auguro che non accadono più fatti di questo tipo».

Cambiando argomento, è un periodo in cui i medici sono sotto attacco da diversi punti di vista. Uno di questi è quello delle aggressioni e delle violenze: in Senato stanno andando avanti le audizioni e quasi tutte le associazioni di categoria sostengono l’equiparazione tra medico e pubblico ufficiale e anche la procedibilità d’ufficio da parte delle aziende sanitarie. Si riuscirà a convincere il ministro e il governo su questo?

«Sul tema si sta verificando un po’ un evento paradossale. Ci sono tutte le principali associazioni, tutti i principali sindacati che a voce alta chiedono il riconoscimento, quindi l’equiparazione alla figura dello status di pubblico ufficiale. Io personalmente ho presentato già lo scorso luglio una proposta di legge che va in questa precisa direzione. Purtroppo le aggressioni stanno notevolmente aumentando. L’ultimo episodio risale a sabato scorso quando una dottoressa di Bagheria è stata picchiata selvaggiamente da alcune persone che si sono recate al Pronto soccorso. Noi stiamo provando a farlo capire a questa maggioranza, agli esponenti della Lega e del Movimento Cinque Stelle ed anzi colgo l’occasione di questa intervista per lanciare l’ennesimo appello al ministro Giulia Grillo: faccia sua la mia proposta di legge, non badi al fatto che provenga dall’opposizione. Noi siamo assolutamente disponibili a ritirare le nostre firme se questo può servire a dar seguito a una proposta di legge che non solo restituisca dignità al lavoro dei medici e degli operatori sanitari ma che soprattutto consente la procedibilità d’ufficio perché il vero tema è questo: i medici non denunciano nella maggior parte dei casi perché vivono contesti ambientali di minacce e intimidazioni che non consentono loro di poter fare questo. E allora la proposta di legge in discussione che interviene sull’articolo 357 del codice penale darebbe proprio questa possibilità al personale sanitario solo ed esclusivamente nell’esercizio delle loro funzioni. La possibilità che ogni volta in cui si verifica un’aggressione, una violenza fisica non ci sia la necessità di presentare una querela o una denuncia di parte ma si proceda d’ufficio».

LEGGI ANCHE: TRIBUNALE DELLA SALUTE, DE PAOLIS (SIC): «IN ITALIA SEMPRE MENO CHIRURGHI, COLPA DEI CONTENZIOSI. BENE CAMERA DI COMPENSAZIONE PER ARGINARLI»

Un altro capitolo di questo attacco ai medici è lo spot che è andato recentemente in onda sulle reti Rai e che va ancora in onda sulle reti private. Una pubblicità in cui si invitano i pazienti a fare causa per episodi di malasanità. Tutte le categorie hanno protestato perché l’hanno ritenuto un attacco al Sistema sanitario nazionale. Comunque il tema dei contenziosi è un tema molto attuale e c’è chi propone una camera di compensazione che possa sminare questi contenziosi. Cosa ne pensa?

«Questo episodio dello spot di Obiettivo risarcimento è strettamente collegato a quello delle aggressioni. Certamente ci ha fatto piacere che lo spot sia stato ritirato dalla Rai nonostante sia trasmesso da altre televisioni private: non fa altro che peggiorare ed alimentare quello che è il rapporto tra il medico e il paziente. Certo, nel nostro paese si verificano casi di malasanità e questi casi vanno puniti e attenzionati. Ma noi abbiamo anche delle eccellenze e molto spesso queste eccellenze non le si valuta e non le si valorizza. Io penso che la giusta strada per proseguire in un rapporto più corretto dovrebbe essere quello di un patto territoriale fra i medici di base e le aziende ospedaliere per ridurre il ricorso ai Pronto soccorso e di conseguenza gli atti di violenza. Il vero problema sono molto spesso i codici bianchi e i codici verdi che arrivano in ospedale e che non fanno altro che aumentare il numero di persone che si rivolge alle strutture ospedaliere ma anche generare quelle situazioni di conflitto e di intransigenza che poi si riversano sul personale sanitario e vanno anche a discapito della qualità delle prestazioni mediche».

Quindi l’idea di un luogo dove si possa conciliare queste posizioni come la vede?

«Penso sia positivo un luogo di conciliazione, ma serve un luogo che definisca e stabilisca nuovi patti funzionali e funzionanti fra medici e pazienti».

Articoli correlati
Fondo sanitario, Regioni approvano riparto 2019. Antonio Saitta: «SSN sottofinanziato, in nuovo Patto della Salute risorse certe»
Alla Conferenza delle Regioni suddiviso il Fondo di 111,2 miliardi. Il Presidente Stefano Bonaccini: «Così diamo un contributo importante alle successive azioni del ministero e consentiamo alle Regioni di avviare una programmazione in tempi certi». Sul tema dell’autonomia differenziata posizioni diverse dei governatori. L’Assessore alla Sanità del Piemonte: Su alcune materie, come la formazione, non possiamo stare con le mani in mano. Servino regole certe»
Autonomia differenziata, lo SMI lancia petizione online per fermare voto del Parlamento: «Con riforma avremo una somma di Servizi sanitari regionali»
Il Sindacato guidato da Pina Onotri si mobilita contro il provvedimento fortemente voluta dalla Lega. Sarà inviata una lettera aperta ai deputati e ai senatori di tutti i gruppi politici
Responsabilità professionale e cause temerarie, De Lillo (Agenas): «Formazione continua fondamentale per ridurre rischi»
Ai microfoni di Sanità Informazione il Presidente Facente Funzione dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali spiega quali sono le possibili soluzioni per ridurre un contenzioso che riguarda circa 300mila cause all’anno: «Bene l’arbitrato della salute, ma rivedere anche applicazione del patto quota lite»
di Arnaldo Iodice e Giovanni Cedrone
Regionali Abruzzo, Marsilio (centrodestra) vince con il 49%. Liste d’attesa e abolizione superticket nel programma Sanità
Staccati Legnini (Pd) e Marcozzi (M5S). Il candidato di Fratelli d'Italia succede all’uscente Luciano D’Alfonso. Boom della Lega che raccoglie oltre il 27% delle preferenze. Tra le proposte del neogovernatore quella di decongestionare i Pronto Soccorso Ospedalieri attraverso lo studio di prestazioni alternative per codici verdi e bianchi presso strutture da agganciare in convenzione
Chirurgia, Marini (Acoi): «Per paura dei contenziosi, i giovani non vogliono più fare i chirurghi e i chirurghi non vogliono più operare»
Il presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani sostiene la proposta di istituire un Tribunale della Salute per portare un po' di serenità nel settore e salvare il sistema chirurgia italiano, messo fortemente a rischio da pensionamenti, calo della vocazione e fuga all'estero
di Giulia Cavalcanti e Giovanni Cedrone
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Lavoro

Taglio pensioni e quota 100, che succede ai medici iscritti all’Enpam? Parla il vicepresidente Malagnino

Ad agosto le prime uscite dei dipendenti pubblici con 62 anni di età e 38 di contributi. Secondo i sindacati, saranno circa mille i medici che ogni anno approfitteranno della riforma pensionistica, c...
Lavoro

Ex specializzandi: nel 2018 dallo Stato rimborsi per oltre 48 milioni e nuovi ricorsi sono pronti per il 2019

La "road map dei risarcimenti" regione per regione: Lazio in testa con 9 milioni, sul podio Lombardia e Sicilia. Più di 31 milioni al centro-sud con la Sardegna in forte crescita. Pronta la nuova azi...
Mondo

Da Messina alla Nuova Zelanda, la storia del fondatore di Doctors in Fuga: «Così aiuto giovani medici ad andare all’estero»

Stipendi più alti, maggiore attenzione al merito, assenza di contenziosi legali grazie ad una migliore comunicazione tra medici e pazienti. Davide Conti è in Nuova Zelanda da nove anni e non ha alcu...