Politica 30 Luglio 2019

«Ddl Antiviolenza senza fondi», la denuncia della senatrice Boldrini (PD). Ecco cosa non è stato fatto

Dalle modifiche al domicilio alla formazione professionale, la senatrice del Partito Democratico, Paola Boldrini spiega in un’intervista le ragioni che in XII Commissione Igiene e Sanità hanno portato l’opposizione ad astenersi dal votare il provvedimento

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«Il principio va benissimo, ma è nel metodo e nel merito che ci sono carenze», è il caustico commento della senatrice del Partito Democratico, Paola Boldrini, in merito al disegno di legge “Antiviolenza” per il contrasto alle aggressioni agli operatori sanitari. Il testo, approvato lo scorso 9 luglio in Commissione Igiene e Sanità, non è ancora approdato in aula che ha già acceso gli animi dell’opposizione.

«Ci siamo accorti che è un testo purtroppo bandiera, – spiega ai microfoni di Sanità Informazione la senatrice Boldrini, anche componente della XII Commissione – perché intanto è con invarianza finanziaria e questo già dice cosa significa una proposta di legge che non ha fondi da poter utilizzare». Inoltre, «costituisce un Osservatorio, al quale fanno parte ovviamente il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa e via dicendo, ma che fa una raccolta dati, un’analisi dei fatti per vedere poi cosa mettere in pratica per poter contrastare questo fenomeno. Un’altra cosa che fa è quella di aggiungere un’ulteriore aggravante all’articolo 61 del codice penale che dice che anche nei confronti delle professioni sanitarie c’è un’aggravante di reato, ma questo non risolve il problema».

Assenti alcune misure richieste dalle categorie coinvolte. «Ci hanno detto “benissimo che ci avete messo all’attenzione, ma ci aspettavamo molto di più”», racconta la senatrice. Cosa? «Che le aziende si costituissero parte civile, tutti ce lo avevano chiesto. Tuttavia, questi emendamenti non sono stati accolti, come anche la proposta di indicare come luogo giuridico l’azienda invece del domicilio». Quest’ultima misura in particolar modo tutelerebbe l’operatore sanitario da «eventuali ripercussioni e proprio per dare l’idea che l’operatore non rimanga da solo di fronte a un caso di violenza».

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Intervenire anche sulla “solitudine fisica” degli operatori sanitari. «Un altro emendamento importante era quello di considerare la valutazione del rischio nei luoghi dove si svolgono le attività – continua Boldrini -. Faccio un esempio, abbiamo visto tante donne, soprattutto medico, che vengono aggredite mentre fanno la guardia medica. Noi abbiamo detto di fare una valutazione ulteriore visto che abbiamo il decreto legislativo 81 che su questo tema è molto importante e valutare i luoghi dove vengono fatte le guardie mediche, perché non è possibile trovare una guardia medica in un territorio dove non c’è nessuno intorno, così queste donne medico devono portarsi il marito o il compagno perché hanno paura. Quindi non svolgono neanche il servizio con tranquillità, come invece dovrebbero».

Poi la prevenzione, dalle campagne informative alla formazione professionale. «Fare un’informazione nella società civile per far ricredere nel ruolo della professione sanitaria. Sempre di più adesso si ritiene che le persone debbano controbattere sulla propria salute, quindi dare delle indicazioni loro al medico come se ci fosse un senso di sfiducia che sta crescendo sempre di più nei confronti della classe medica. Quindi fare anche una contro informazione, dire di avere anche fiducia nei medici e questo potrebbe ovviamente contrastare il fatto che invece si viene sempre di più a chiedere di avere più salute ma a volte in maniera impropria. E poi fare la formazione. Tante Regioni lo stanno facendo, formazione con i professionisti per capire come potersi comportare in situazioni conflittuali, perché purtroppo abbiamo una società che è in conflitto sempre con tutto».

L’opposizione promette comunque battaglia in aula. «Queste sono le cose che a mio parere si dovevano fare fin da subito, – conclude l’onorevole Paola Boldrini – ma non sono state messe in pratica. Noi ovviamente quando saremo in Aula ripresenteremo gli emendamenti che riterremo importanti e poi vedremo che cosa deciderà il Governo, quando voteremo il provvedimento»

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