Politica 27 Marzo 2019

Corruzione in sanità, le ricette di Raffaele Cantone (Anac) e Nicola Morra (Antimafia) per combatterla

Al Senato convegno organizzato dal presidente della Commissione Sanità Pierpaolo Sileri sulla corruzione in sanità, che costa ogni anno tra i 5 e i 7 miliardi. Per il presidente della Commissione Antimafia bisogna «mettere in capo ai Dg la responsabilità anticorruzione», mentre il capo dell’Autorità Anticorruzione plaude al Sunshine act: «Affronta il problema nel modo giusto»

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Prevenzione e trasparenza. Sono queste le due parole chiave risuonate più volte questa mattina a Palazzo Giustiniani al convegno “Sanità e malaffare: la corruzione si può combattere” organizzato dal presidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama Pierpaolo Sileri, che ha ricordato quanto il malaffare incida sui costi del Servizio sanitario: rappresenta circa il 5-6% del Fondo sanitario, quantificabile in 5-7 miliardi.

A discuterne un parterre di prim’ordine, a partire dal presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, poi il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, il direttore di Agenas Francesco Bevere, il prefetto Francesco Paolo Tronca, il presidente di Ispe Sanità Francesco Macchia.

«Corruzione in sanità significa soprattutto spreco. Noi abbiamo comunque un sistema che ha la sua peculiarità, l’universalità, ma questo costa in termini di risorse», ha sottolineato Cantone, che ha poi ricordato l’impegno dell’Anac sulla verifica dei prezzi: «In alcuni casi, come nei servizi di ristorazione, abbiamo rilevato prezzi che arrivavano al triplo della media. I dispositivi per diabetici costano pochissimo laddove c’è un sistema di appalti, di più dove non ci sono».

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Cantone ha poi sottolineato l’importanza di lavorare sui conflitti di interesse, che «in sanità sono sistematici. Per questo abbiamo approvato nuove linee guida sul tema e le Asl, grazie ad una maggiore trasparenza, hanno fatto buoni passi avanti nella capacità di rendicontare l’utilizzo delle risorse». Bisogna quindi «lavorare tantissimo sul meccanismo di prevenzione – ha spiegato Cantone – perché non si può sempre intervenire dopo. Prevenzione in sanità significa rendere efficiente il sistema».

Francesco Bevere, direttore di Agenas, ha sottolineato che il fenomeno degli sprechi è del malaffare non è solo italiano ma europeo: «Un quinto della spesa sanitaria europea è oggetto di sprechi, abusi e comportamenti illeciti». Poi ha dato una definizione molto efficace di spreco: «Impegnare risorse non destinate agli obiettivi di salute e che non contribuiscono ad aggiungere valore al processo delle cure e al sistema che le sostiene».

Anche per Bevere il tema centrale è il conflitto di interesse, fondamentale per combattere la corruzione: «Serve un modello per combattere questo problema: dal 2016 in Agenas c’è un sistema che consente al professionista di poter dichiarare eventuali interessi diretti o indiretti in settori a rischio». Bevere ha poi ringraziato Sileri per l’ultima legge di Bilancio: «Grazie a Sileri per un comma che prevede un sistema di analisi e monitoraggio delle performance delle aziende sanitarie che segnala significativi scostamenti relativi alla componenti economico-gestionali, organizzative e della trasparenza dei processi». Infine ha chiesto alla politica di «evitare duplicazioni normative e accantonamenti di esperienze che stanno dando risultati».

Se per Francesco Paolo Tronca, consigliere di Stato e Commissario straordinario di Roma Capitale, per combattere la corruzione serve sburocratizzare il sistema, Nicola Morra, presidente dell’Antimafia, ha ricordato che la «spesa sanitaria è esplosa dopo la riforma del Titolo V. La parcellizzazione dei centri di spesa ha anche permesso procedure molto meno trasparenti e controllabili, e i conflitti di interesse non sono più verificabili a Roma. Provengo da una regione, la Calabria, in cui il vicepresidente è stato ammazzato per questioni legate alla sanità. Una regione in cui cinque Asl sono state sciolte per infiltrazioni mafiose».

Secondo Morra è quindi fondamentale «mettere in capo al Direttore generale la responsabilità anticorruzione e non demandarla a un altro soggetto. La salute degli italiani è diventata un limone da spremere e questo non è più tollerabile».

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