Voci della Sanità 3 Giugno 2020 17:53

Parto in casa, Sin: «Trend in aumento a causa della pandemia»

Per la Società Italiana di Neonatologia (SIN) l’ospedale resta sempre il luogo più sicuro dove partorire

«Negli ultimi anni, tra le donne con gravidanza fisiologica considerata a basso rischio, sta emergendo sempre più la volontà di partorire in ambiente extraospedaliero, in particolare quello domestico. Questa tendenza, che in Italia si stima essere intorno allo 0.05-0.1%, sembra essersi incrementata negli ultimi mesi dalla volontà di evitare gli ospedali, per effetto della pandemia da Covid-19 in corso». Lo dichiara la Società Italiana di Neonatologia (SIN) in una nota.

«L’ospedale è sempre il posto più sicuro dove partorire – sottolinea il Prof. Fabio Mosca, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) in occasione della Giornata Internazionale del Parto in casa, che ricade il 6 giugno -. Anche in tempo di coronavirus, i nostri punti nascita sono più che mai protetti, con personale dedicato e percorsi separati per accettazione ostetrica, sale parto, puerperio e nido».

«Un parto in ambiente extraospedaliero o a domicilio può al contrario rivelarsi potenzialmente pericoloso – spiega la Sin – se non si adottano misure organizzative e criteri clinici di selezione delle gravide appropriati. I dati della letteratura relativi al parto in casa pianificato negli USA, ad esempio, riportano l’associazione con un significativo aumentato rischio di morte e di morbilità neonatale».

«Nel caso dovesse essere necessario un trasferimento in ospedale, in molte realtà italiane questo potrebbe non avvenire nei giusti tempi, soprattutto in un periodo di emergenza come quello che stiamo attraversando, poiché potrebbe essere aggravato anche da una minore disponibilità di ambulanze» aggiunge Mosca.

«Ci sono diversi motivi che spingono alla scelta del parto in casa. Tra questi – prosegue la Sin – una visione più olistica della gravidanza, un desiderio di avere maggiore padronanza del proprio corpo senza il condizionamento di interferenze mediche, la volontà di decidere autonomamente di partorire in un ambiente più intimo e confortevole, ragioni culturali o religiose e adesso il timore del contagio».

«La cura del neonato – continua – deve essere comunque affidata esclusivamente al pediatra/neonatologo, il quale dovrà coordinare i professionisti sanitari formati per l’assistenza al neonato, al fine di tutelarne la salute. Nei primi giorni di vita, proprio per evitare che possano sfuggire problematiche inizialmente poco evidenti, il neonato viene sottoposto ad una serie di screening e di valutazioni cliniche (screening metabolico allargato, lo screening per le cardiopatie congenite, lo screening audiologico, il test del riflesso rosso, la valutazione ed il monitoraggio dell’iperbilirubinemia e ipoglicemia, calo ponderale, ecc.) che proseguono durante la degenza e che permettono di dimetterlo in sicurezza, in un percorso organizzativo fondato sull’umanizzazione delle cure che presta particolare attenzione alla promozione dell’allattamento al seno, a favorire il legame mamma-neonato, al rooming-in. Molte di queste attività appaiono molto difficili, se non impossibili, da attuare a domicilio».

«Se la volontà di una mamma è, comunque, quella di partorire in casa – evidenzia la Sin – per affrontare la nascita nelle condizioni di maggiore sicurezza possibile, occorre che entrambi i genitori siano sempre adeguatamente informati dei potenziali rischi e delle limitazioni di questa tipologia di parto e che lo si pianifichi tenendo conto delle caratteristiche compatibili con una nascita a basso rischio».

LEGGI ANCHE: GRAVIDANZA E COVID, PER LE MAMME CONTAGIATE MEGLIO IL PARTO NATURALE. LO STUDIO

«Secondo la maggior parte delle linee guida internazionali i criteri di selezione per le candidate al parto in casa includono: l’assenza di malattie materne preesistenti, l’assenza di malattie significative nel corso della gravidanza, età materna non > di 35 anni, feto singolo, presentazione cefalica e assenza di distocie fetali ed età gestazionale compresa tra 37 e 41 settimane in donna pluripara. La presentazione anomala, la gestazione multipla o un precedente parto mediante taglio cesareo sono considerate controindicazioni assolute al parto in casa, così come stabilito da “The American College of Obstetricians and Gynecologists Committee on Obstetric Practice”».

«In conclusione, per garantire che il parto a domicilio non determini rischi inutili ed inaccettabili per mamma e neonato, è necessario che vengano rispettati alcuni fondamentali requisiti di sicurezza. Occorre la corretta identificazione dei fattori di rischio assoluto – sottolinea la Sin – per i quali è ben dimostrato un aumento della mortalità, e che controindicano il parto a casa. Il parto a domicilio deve essere parte di un sistema di assistenza alla gravidanza e al parto ben integrato con le strutture ospedaliere, come avviene ad esempio nel Regno Unito e in Olanda. In questi paesi le ostetriche sono integrate nei servizi di maternità, hanno elevate skills, anche in termini di numero di parti assistiti e devono garantire un training e standard professionali certificati».

«Il parto a domicilio deve inserirsi in un network ben organizzato ed integrato con i centri ospedalieri che, come nel Regno Unito, prevedono che in caso di parto a domicilio l’ospedale limitrofo venga pre-allertato e che ci sia un canale preferenziale e diretto di comunicazione. Deve, infine – conclude la Sin – essere previsto un sistema di trasporto di emergenza materno (STAM) e neonatale (STEN) efficiente e il domicilio dove avviene il parto non deve essere lontano dall’ospedale.Nell’attuale contesto organizzativo italiano del percorso nascita i requisiti di sicurezza soprariportati, derivati dall’analisi della letteratura scientifica internazionale, sono raramente presenti e rendono quindi il parto in casa una pratica potenzialmente più rischiosa del parto in ospedale».

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
Gravidanze indesiderate, è record in Campania. Il progetto per promuovere empowerment femminile e contraccezione
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Scuola di Alta Formazione Donne di Governo insieme a Organon, ha come obiettivo la formazione e l’informazione di ragazzi, famiglie, e operatori in materia di sessualità consapevole
Morire di parto nel 2022: quando (e perché) il lieto evento si trasforma in tragedia
Il recente caso di Napoli spaventa. Viora (AOGOI): «La maggior parte dei decessi si può prevenire anche prima di arrivare alla sala parto. Fondamentale la formazione del personale»
Sintomi di gravidanza, come riconoscerli sin dalle primissime settimane
Bifulco (Federico II): «Lo status emotivo della donna influenza il livello delle sensazioni. Non accorgersi di essere incinte? Da un certo punto in poi è impossibile»
Vietato fare il bagno con le lenti a contatto: si rischiano gravi danni alla cornea
In Italia sono 4 milioni i portatori di lenti a contatto, oltre la metà dei quali hanno meno di 30 anni. Per tutti il nemico numero uno è l’Acanthamoeba, un patogeno responsabile di cheratiti molto gravi. Il presidente della SICSSO: «Fino al 50% dei casi non si guarisce con le terapie mediche e i pazienti sono costretti a sottoporsi a trapianto di cornea, purtroppo non sempre risolutivo»
“Alliance for woman’s Health”: per la cura della donna non solo farmaci
Per la prima volta gli esperti mondiali sulla ricerca dell’inositolo (EGOI) partecipano al congresso congiunto della Società Italiana di Fitoterapia e Integratori Ostetricia e Ginecologia (SIFIOG) e l’International Society of Dietary Supplements and Phytotherapy (ISDSP). Molte patologie ostetrico-ginecologiche richiedono, ormai, un approccio integrato
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 6 ottobre 2022, sono 619.806.972 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.552.302 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE. I casi in Italia Il bollettino di oggi (6 ottobre 20...
Covid-19, che fare se...?

Se risulto negativo al test ma ho ancora i sintomi posso contagiare gli altri?

Sintomi come febbre e tosse possono durare più della positività al test antigenico rapido. Gli scienziati si stanno interrogando quindi sulla durata della contagiosità. L'ipotesi ...
Covid-19, che fare se...?

Quali sono i sintomi in caso di reinfezioni?

I sintomi delle reinfezioni tendono a essere più lievi, anche se non si possono escludere forme gravi della malattia. I più comuni sono: affaticamento, febbre, tosse e mal di gola