Mondo 27 febbraio 2018

Grey’s Anatomy illude i pazienti? Parla l’autore della ricerca americana

ESCLUSIVA | Intervista di Sanità Informazione al Professor Weinberg di Phoenix (Arizona) che spiega in che modo le aspettative dei pazienti (e dei medici) possono essere influenzate dai medical drama…

Immagine articolo

La vita non è un film. La vita in ospedale non è un medical drama. Ciò che può sembrare ovvio a chi vive tutti i giorni in corsia, di fatto non è scontato per i pazienti. Uno studio pubblicato sulla rivista statunitense “Trauma Surgery & Acute Care Open” rivela infatti che le serie TV come l’amatissima Grey’s Anatomy contribuiscono a dar vita ad aspettative irrealistiche non solo sulla guarigione di lesioni gravi e sul rischio di morte ad esse legato, ma anche sulle capacità dei medici di individuare e curare rapidamente e senza conseguenze un’ampia serie di patologie. Gli studiosi hanno paragonato le storie cliniche di 290 pazienti comparsi in 269 episodi di Grey’s Anatomy con i traumi subiti da 4812 pazienti veri registrati nella banca dati nazionale Usa Trauma 2012. Dal confronto è emerso un disallineamento importante tra reale e fittizio per quanto riguarda il tasso di mortalità (superiore in Grey’s Anatomy, cosa che probabilmente non stupirà i fan), il passaggio diretto dal pronto soccorso alla sala operatoria, la lunghezza dei ricoveri e il trasferimento dei sopravvissuti ai traumi in strutture di assistenza.

Sanità Informazione ha contattato uno degli autori della ricerca, il Professor Jordan A. Weinberg di Phoenix (Arizona), per approfondire non solo alcuni aspetti dello studio, ma anche per confrontare la vera vita che si conduce in un ospedale americano con quella raccontata dalla serie TV, in cui si svolgono le vicende dei beniamini di milioni di spettatori di tutto il mondo.

Professor Weinberg, ci descrive brevemente il metodo che avete utilizzato e i risultati ottenuti in questa ricerca?
«Buona parte dei dati pubblicati nella ricerca derivano dai registri degli ospedali, delle regioni o dai database nazionali sui pazienti che hanno subito traumi. Abbiamo pensato che sarebbe stato interessante creare un registro simile che rappresentasse i pazienti delle fiction che vediamo in televisione. Abbiamo quindi identificato tutti i traumi subiti dai pazienti di Grey’s Anatomy e li abbiamo inseriti in un registro; poi abbiamo paragonato i dati dei pazienti dei registri veri con quelli inseriti nel nostro “registro della TV”. Come sospettavamo, è risultato che i pazienti della TV tendono a guarire e a tornare a casa più velocemente rispetto alla “vita reale”, in cui i ricoveri in ospedale sono più lunghi e seguiti molto più spesso da periodi di convalescenza da passare in altre strutture assistenziali».

Come mai avete deciso di analizzare proprio la serie Grey’s Anatomy?

«Avevamo già visto degli episodi di Grey’s Anatomy e sapevamo che spesso il ricovero di pazienti con gravi lesioni viene raccontato di episodio in episodio. Visto che questo tipo di pazienti è molto comune nella serie, e inoltre gli episodi sono veramente tanti, abbiamo pensato che Grey’s Anatomy ci avrebbe permesso di “studiare” un numero relativamente grande di pazienti fittizi».

LEGGI ANCHE: ECM, TRA FICTION E REALTA’: QUANDO IL MEDICO SI FORMA CON FILM E SERIE TV

Che cosa vi ha spinto a iniziare questo studio?

«Ero ad un conferenza sul grado di soddisfazione dei pazienti e sulle loro aspettative, e mentre ascoltavo mi è venuto in mente che i pazienti traumatizzati, che non hanno la possibilità di prepararsi in alcun modo alla loro esperienza in ospedale, basano gran parte delle loro aspettative su quello che hanno visto in televisione. Sapevo che alcuni confronti tra l’assistenza sanitaria ritratta in televisione e quella reale fossero già stati fatti, ma non ero al corrente di studi specifici nell’ambito delle lesioni traumatiche, che è la mia area di specializzazione».

Nella sua esperienza di chirurgo, ha mai incontrato personalmente un paziente che si aspettava altro dal suo ricovero in ospedale a causa di programmi televisivi?

«È buffo che mi chieda proprio questo, perché una delle mie specializzande proprio pochi giorni fa mi ha rivelato che i risultati della ricerca confermano la sua esperienza personale con i pazienti traumatizzati. Molto recentemente ha infatti avuto dei pazienti che le hanno confessato quanto l’esperienza che stavano avendo fosse lontana da quello che avevano visto in televisione e che si aspettavano».

Ma secondo lei perché si crede a quello che si vede nei medical drama? E pensa che anche i medici che seguono queste serie possano in qualche modo esserne influenzati?

«Penso che sia i pazienti che i medici siano influenzati da quello che vedono in televisione, se sono assidui spettatori di queste serie. Anche se siamo ovviamente tutti consapevoli che quella che guardiamo è finzione, programmi come Grey’s Anatomy ritraggono situazioni molto realistiche; è quindi normale che la descrizione degli eventi e personaggi che propone dia subdolamente vita al nostro immaginario su come si comportino i medici o cosa possa accadere dopo una particolare lesione».

È possibile che le aspettative irrealistiche che si creano riguardino non solo il processo di guarigione ma anche, ad esempio, le competenze dei medici?

«Dobbiamo ancora identificare in che modo le aspettative di un paziente possano essere influenzate o meno dalla visione di programmi simili a Grey’s Anatomy. Sappiamo da altri studi, tuttavia, che chi guarda Grey’s Anatomy ha sviluppato la convinzione che i medici siano coraggiosi e questo li ha portati a stimare di più e ad essere più soddisfatti dei propri dottori veri. È inoltre emerso un dato interessante: chi guarda Grey’s Anatomy potrebbe sviluppare un’opinione relativamente negativa della donazione degli organi».

Per concludere, la vita di relazione all’interno di un ospedale è molto diversa da quella raccontata nelle serie TV?

«Sfortunatamente, per quanto riguarda la mia esperienza, la vita sociale nei veri ospedali degli Stati Uniti è assolutamente molto meno interessante o divertente di quella che si vede in televisione».

SEGUICI ANCHE SU FACEBOOK

Articoli correlati
Salute, le nuove frontiere per le malattie infiammatorie cutanee arrivano dalle biotecnologie. Concetta Potenza (Sapienza): «Ricerca avanzata, cure su misura per i pazienti»
Dallo stato della ricerca alle nuove sperimentazioni biotecnologiche per la produzione di farmaci. Oggi alla Sapienza di Roma giornata di aggiornamento e confronto sulle malattie cutanee ed oncologiche in ricordo del professor Daniel Innocenzi, scomparso dieci anni fa
Lancet lancia la dieta sana “universale”: ecco cosa prevede
Secondo il report della prestigiosa rivista scientifica, per preservare la nostra salute e quella del pianeta è necessario raddoppiare i consumi “vegetali” di legumi e frutta secca e dimezzare quelli di carne rossa. Ma il limite di a 14 grammi al giorno fa discutere la comunità scientifica...
Dissezione su cadavere, l’eccellenza all’università di Bologna: 400 metri quadri al servizio di studenti, chirurghi e ricercatori
L’Italia ferma ad un Regio Decreto del 1933. Ad ottobre 2018, Pierpaolo Sileri (M5S) ha presentato un disegno di legge in tema disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica
di Isabella Faggiano
Accademia dei pazienti-Eupati Italia, il paziente “esperto” affianca il medico nel percorso terapeutico
Informazione, formazione e competenza: un paziente preparato e consapevole supporta il professionista sanitario con la sua esperienza diretta di malattia, veicola le necessità degli altri ed aiuta ad arginare il fenomeno della disinformazione in salute
Aids, vaccino italiano abbatte il 90% del virus
Lo studio è condotto in otto centri clinici in Italia e presenta i dati del monitoraggio clinico a lungo termine di 92 volontari vaccinati del precedente studio clinico condotto dall'Iss.
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Sanità internazionale

La lettera di un medico stressato: «Il mio lavoro sta prosciugando la mia umanità»

«L’ultimo tuo contatto umano, poco prima che le tue condizioni peggiorassero velocemente e morissi, è stato con un medico stressato e distaccato, che ha interrotto il tuo ricordo felice. Ti chiedo...
Lavoro

Ex specializzandi: nel 2018 dallo Stato rimborsi per oltre 48 milioni e nuovi ricorsi sono pronti per il 2019

La "road map dei risarcimenti" regione per regione: Lazio in testa con 9 milioni, sul podio Lombardia e Sicilia. Più di 31 milioni al centro-sud con la Sardegna in forte crescita. Pronta la nuova azi...
Mondo

Da Messina alla Nuova Zelanda, la storia del fondatore di Doctors in Fuga: «Così aiuto giovani medici ad andare all’estero»

Stipendi più alti, maggiore attenzione al merito, assenza di contenziosi legali grazie ad una migliore comunicazione tra medici e pazienti. Davide Conti è in Nuova Zelanda da nove anni e non ha alcu...