Lavoro 7 Giugno 2019

Reperibilità, aggressioni, incertezza: la difficile vita del medico fiscale “rider” della sanità

Il Presidente Inps Pasquale Tridico ha già iniziato ad incontrare i sindacati. Le rivendicazioni della responsabile Medici Fiscali del Sindacato medici Italiani: «Tutele degli infortuni, tempo indeterminato, malattia sotto i 30 giorni». Retribuzioni ferme al 2008

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Una telefonata allunga la vita, come recitava un vecchio spot degli anni ’90, ma sicuramente una lettera può smuovere montagne. È il caso della lunga e appassionata lettera aperta scritta da Piera Mattioli, del Settore Medici Fiscali del Sindacato Medici Italiani (SMI), al presidente dell’Inps Pasquale Tridico, in cui elencava con meticolosa precisione alcune delle più importanti rivendicazioni dei camici bianchi che svolgono le visite fiscali per l’Istituto previdenziale dello Stato.

Dopo la missiva, Tridico non ha perso tempo e ha scritto direttamente alla dottoressa Mattioli: «Quando ho letto il nome Pasquale ho pensato fosse una mail di mio marito, che si chiama anche lui così – racconta la sindacalista a Sanità Informazione – Invece era Pasquale Tridico. Sono anni che scriviamo ai presidenti dell’Inps, non ci hanno mai risposto. Il fatto che mi scriva personalmente il presidente dell’Inps è un fatto non da poco». La lettera portava buone notizie, perché per lunedì 10 giugno i sindacati sono stati convocati da Tridico per un incontro. La questione dei medici fiscali è una questione che va avanti da molto tempo.

La figura professionale del medico fiscale è stata introdotta addirittura dallo Statuto dei Lavoratori del 1970 per contenere il fenomeno dell’assenteismo. Nell’Inps sono presenti, con contratti diversi, i medici dipendenti che attualmente sono circa 450 unità, i medici esterni con contratto a tempo determinato “assunti” con bandi annuali dal 2009 per svolgere le attività ambulatoriali di invalidità civile e che dal maggio 2016 sono stati dichiarati incompatibili, per decisione dello stesso Istituto, all’effettuazione delle visite fiscali. Infine, i medici fiscali che, usando un’iperbole, possono essere considerati un po’ come i “rider” della sanità: lavorano a chiamata e non hanno diritto all’indennità di reperibilità.

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«Siamo liberi professionisti a chiamata – racconta Mattioli – Prima del 2012 andavamo tutti i giorni all’Inps a prendere le visite, loro ci assegnavano il percorso, dove dovevamo andare, se dovevamo farle di mattina o di pomeriggio. Così dovevamo andare in sede tutte le mattine alle 9 e dovevamo effettuare le visite entro la giornata. Dal 2012 ci hanno assegnato un tablet. Accendiamo il tablet due volte al giorno: dalle 8.30 alle 9,30 e il pomeriggio dalle 14 alle 15, per sapere quali visite dobbiamo fare. Spesso siamo a casa senza ricevere alcuna visita e, nonostante questo, non ci viene remunerata nessuna indennità di reperibilità».

Il ruolo dei medici fiscali è tuttavia strategico per l’erario: negli anni hanno contribuito a tenere sotto controllo l’assenteismo stabilizzandolo al tasso fisiologico del 2%, facendo risparmiare allo Stato una cifra esorbitante, se considerato il tasso di assenteismo del 20% di prima del 1997. L’azione combinata delle visite di controllo datoriali e d’ufficio ai lavoratori privati consente, infatti, ogni anno risparmi stimati in oltre 20 milioni di euro di indennità non pagate.

Con le ultime dichiarazioni di Tridico si apre la speranza a una stabilizzazione di questi professionisti anche se fino a poco tempo il rischio concreto era che, anche a causa di emendamenti presentati (e poi ritirati) dalle forze di governo, si mettesse a rischio la riforma del Polo unico Fiscale e di cancellare la figura del medico fiscale, con ovvie conseguenze occupazionali. Per quanto riguarda i redditi siamo fermi all’ultimo intervento del 2008 – ricorda Mattioli – Qualche anno fa era stato approvato un atto di indirizzo che diceva che noi già dal 31 agosto 2017 avremmo dovuto avere una convenzione con alcune tutele, cosa che invece non è accaduta».

Ed è sulla convenzione tanto agognata che ora si concentra la trattativa tra i rappresentanti dei lavoratori e l’Inps. «Nella convenzione – chiarisce Mattioli – innanzitutto ci deve essere il tempo indeterminato perché noi non possiamo più stare con l’ansia che esca un emendamento che cancelli le precedenti leggi “bloccaliste” e “priorità” che ci tutelano. Andrebbe bene anche un ACN equiparato alle altre categorie mediche del Sistema sanitario nazionale. Poi chiediamo che ci venga riconosciuta la malattia. Adesso, con l’ENPAM anche per i liberi professionisti, ci viene riconosciuta la malattia solo dopo i 30 giorni, però se ci ammaliamo nei primi 30 giorni no. Altra cosa importantissima è l’infortunio sul lavoro: se io esco per fare una visita fiscale e faccio un incidente a me non mi ripaga nessuno. E poi la reperibilità: io stamattina ho dato la disponibilità di 4 ore, ho avuto solo una visita ma sono a casa per quattro ore».

Tuttavia, i medici fiscali, essendo liberi professionisti, possono svolgere altri lavori. Ma anche questo non sembra essere un grande vantaggio secondo la responsabile SMI Medici fiscali: «L’Inps continua a dire che noi possiamo fare altre attività. Ma io ho dovuto smettere di fare attività privata (facevo la dietologa) perché non posso dare gli appuntamenti a causa della reperibilità. Per me dovrebbe esserci incompatibilità su tutto: chi fa questo lavoro deve essere riconosciuto professionalmente. Purtroppo, questa categoria un po’ passata in terzo o quarto piano proprio perché molti colleghi fanno questa attività per arrotondare lo stipendio mentre fanno altre attività».

Anche loro scontano il clima non semplice che si respira intorno ai camici bianchi, sempre più sotto attacco: «Registriamo purtroppo tante aggressioni. Poco tempo fa un collega di Pisa è stato malmenato. Una volta un lavoratore mi ha cacciato fuori di casa quasi a pedate. Un nostro collega recentemente è stato sequestrato in casa perché la lavoratrice non accettava il giudizio medico-legale: gli è stato ‘sequestrato’ il cellulare. Poi hanno dovuto chiamare i carabinieri. Il fatto è che noi andiamo a controllare il lavoratore, è un impiego delicato. Capisco che noi arriviamo senza avviso e andiamo a verificare se effettivamente tu stai male, se hai detto la verità. Anche per questo siamo un po’ mal visti. Quando non accettano il giudizio è dura».

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