Salute 2 Agosto 2016 15:05

OSAS: è allarme sociale. L’appello dell’esperta ai colleghi medici: «Motiviamo i pazienti a curarsi e aggiorniamoci: non siamo più negli anni ‘80»

La sindrome delle apnee notturne riguarda oltre un milione e mezzo di italiani, ha elevati costi per il Ssn ed è tra le principali cause di incidenti stradali. Nuove linee guida per i medici su come diagnosticare e affrontare la patologia: con i progressi tecnologici il paziente si cura nel proprio letto. L’intervento della odontoiatra Sonia Familiari al congresso di Rimini.

Ne soffre più di un milione e mezzo di italiani con un impatto economico di quasi tre miliardi sulla sanità pubblica. L’OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome), ovvero la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno, sta diventando un allarme sociale per la serie di patologie a cui è collegata (in particolare per le conseguenze cardiovascolari e neurologiche), ma anche per la pericolosa incidenza che ha nei sinistri stradali. Secondo le ultime stime ne è alla base nel 22% dei casi in Italia (e addirittura nel 30% in tutta l’Ue): la sindrome ogni anno causa oltre 17mila sinistri con una media di 250 morti e più di 12mila feriti.

Per questo l’Italia, adeguandosi di recente alle normative europee vigenti sul tema (Recepimento della direttiva della Commissione 2014/85/UE recante modifica della direttiva 2006/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la patente di guida del 22 dicembre 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2016), ha modificato regole e procedure per il rilascio ed il rinnovo della patente di guida sia per chi ha ricevuto già una diagnosi di OSAS sia per quanti dichiareranno al medico monocratico di soffrire di forti episodi di russamento. In questo caso sarà il professionista sanitario a disporre ulteriori approfondimenti. L’idoneità verrà poi concessa dalla Commissione Medica Locale (CML) che effettuerà una valutazione attraverso il questionario “Epworth” ed un particolare test che valuta i tempi di reazione nell’arco di 10 minuti, durante i quali si dovrà rispondere a particolari stimoli luminosi nel minor tempo possibile. Anche i soggetti che soffrono di OSAS potranno ottenere rilascio e rinnovo, dimostrando un adeguato controllo della sintomatologia presentata con relativo miglioramento della sonnolenza diurna, se del caso confermato da parere specialistico di strutture pubbliche.

Una delle principale difficoltà resta, ad ogni modo, riconoscere la patologia, spesso sotto-diagnostica. Come emerso nel corso del convegno organizzato sul tema, a Rimini, dal gruppo Dextra si pensa che non sia riscontrata nel 93% delle donne e nell’82% degli uomini nei casi di sindrome moderata-grave. L’odontoiatra Sonia Familiari, tra i principali esperti di gnatologia e disturbi respiratori collegati al sonno, è intervenuta nel dibattito proponendo un nuovo approccio motivazionale alla sindrome, rivolgendosi principalmente ai pazienti: «Bisogna spendere un po’ di tempo per convincerli a curarsi. È fondamentale conquistare la loro fiducia e proporre dispositivi di avanzamento mandibolare, ponendo anche l’attenzione su tutte le conseguenze: rischi cardiovascolari, ictus, malattie metaboliche ed endocrinologiche ma anche agli sbalzi d’umore. Come riportano numerose riviste scientifiche internazionalI, ci sono ripercussioni anche sulla vita sociale». La dottoressa Familiari ha però anche richiamato l’attenzione dei colleghi medici, invitandoli a «non fermarsi a protocolli standardizzati, spesso, anche stile anni ‘80. La medicina è andata avanti, ci si deve aggiornare, mi è capitato da odontoiatra, di spiegare a colleghi otorini che cosa sia veramente il trattamento OSAS. Importante – conclude –  anche il supporto del medico di base, sempre prima sentinella dei disturbi del paziente. Qualcuno mi ha raccontato che il proprio medico di famiglia gli ha detto: “Russi da 20 anni? Continua così…”. Questo nel 2016 è inammissibile».

Dunque occorre un’adeguata formazione per i medici, maggiori informazioni per i pazienti anche in virtù delle innovazioni della tecnologia che consentono di affrontare la patologia, ora, finalmente in ambienti familiari. Un punto su cui molti dei professionisti hanno insistito nel recente appuntamento di Rimini e sul quale focalizza la sua attenzione anche Patrizio Evangelista, vice-presidente del Gruppo Dextra: «Bisogna dare fondamentalmente dei punti di riferimento per mettere il paziente a proprio agio: deve trovare subito dei grandi professionisti di riferimento per questa gestione patologica, e deve essere messo nelle condizioni di curarsi in maniera confortevole o addirittura nella propria abitazione». Evangelista sottolinea anche l’importanza di un lavoro sinergico tra professionisti: «Questa è una patologia che necessariamente richiede un’equipe multidisciplinare perché sono tantissime le figure coinvolte: c’è l’otorino, il pneumologo, il neurofisiopatologo, l’odontoiatra, eccetera. Come abbiamo visto, una grande parte di questi pazienti possono essere trattati in modo molto più semplice ed ergonomico con questi dispositivi di ultima generazione».

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