Lavoro 11 ottobre 2017

L’allarme del Presidente FIMMG Zingoni: «Ruolo del medico di famiglia deve cambiare, il Paese risponda alla categoria»

Rinnovo dell’ACN in breve tempo, misure rapide per consentire il ricambio generazionale, adeguamento professionale per un miglioramento delle performance ma anche riorganizzazione della categoria. Traccia le rotte da seguire Stefano Zingoni, Presidente nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) in occasione del 74° Congresso di Chia, in Sardegna, ai microfoni di Sanità Informazione.

«Quest’anno è trascorso in maniera iperattiva, produttiva e proiettata verso il futuro» dichiara Stefano Zingoni, Presidente nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG) durante il Congresso Nazionale della categoria, facendo un bilancio positivo dell’anno in corso e individuando le priorità in vista delle sfide future.

Presidente, è stato un anno di grandi cambiamenti per FIMMG. “Dalla prestazione alla performance” è stato il titolo del Congresso. Riassume la sfida che la medicina generale lancia al SSN?

«La FIMMG ha saputo ritrovare quello slancio che gli è sempre stato caratteristico, tanto da proporsi con un titolo che ha ricordato che è un impegno che non si esaurisce nell’immanente ma si proietta verso il futuro, sottolineando la vitalità, la forza e la consapevolezza che questo sindacato ha sempre avuto e continuerà ad avere nell’affrontare le problematiche che si presenteranno d’ora in avanti».

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Il cambiamento del ruolo del medico di famiglia è necessario. Il nostro è un Paese anziano: nell’approccio alla cronicità la medicina generale gioca il suo ruolo principale.

«È sicuramente un’area nella quale la competenza è incontestabile da tutti i punti di vista. Diventa sfida perché non è soltanto un adeguamento ed un affinamento di tipo professionale, ma coinvolge necessariamente un adeguamento ed una riorganizzazione da un punto di vista organizzativo della medicina generale per consentirgli di concorrere a questo obiettivo. Coinvolge tanti momenti essenziali, non ultimo il contratto perché è evidente che se non si trovano le basi contrattuali per costruire i presupposti per affrontare la sfida o si sceglie di non consentire alla categoria di affrontarla o si è inadeguati a confrontarsi con la categoria».

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Lei fa riferimento al rinnovo dell’ACN. C’è un’aria calda in questi mesi ma non si intravedono grandi spiragli. Com’è la situazione?

«L’aria è calda da anni, sono otto anni di latenza contrattuale insopportabile».

Per concludere, la Fimmg chiede che i professionisti sanitari siano messi nella condizione di esprimere al meglio le proprie capacità assistenziali.

«Avevamo ritenuto che la crisi del Paese necessitasse del nostro contributo, lo abbiamo dato in condizioni che già da tempo indicavamo come critiche, ma a questo punto occorre che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e che si diano risposte alla categoria».

 

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