Lavoro 12 Luglio 2019 11:54

L’ISMETT di Palermo compie 20 anni. Il direttore sanitario Di Benedetto: «L’informatizzazione il nostro punto di forza»

Abbiamo visitato i reparti dell’ISMETT, centro di eccellenza per i trapianti e punto di riferimento per tutto il bacino del Mediterraneo. Per i prossimi 10 anni, continuerà ad essere co-gestito dalla Regione Sicilia e dal centro medico dell’Università di Pittsburgh. Un partner privato che, a detta della dottoressa Di Benedetto, «fa la differenza»

L’ISMETT di Palermo compie 20 anni. Il direttore sanitario Di Benedetto: «L’informatizzazione il nostro punto di forza»

Tra pochi giorni, l’ISMETT di Palermo festeggerà i 20 anni dal primo intervento. Era il 31 luglio 1999 quando Ignazio Marino, oggi forse più conosciuto per i suoi trascorsi in politica, eseguì il primo trapianto di fegato in Sicilia. Prima di allora, i pazienti dell’isola che necessitavano di un trapianto venivano trasferiti a Bruxelles. Ma gli organi erano pochi, e il Belgio iniziò a chiudere le porte agli italiani, dando la precedenza ai propri cittadini e ai cugini francesi. Inoltre, continuare a mandare fuori Regione e fuori Italia i siciliani che avevano bisogno del trapianto rappresentava un costo non indifferente per il Sistema sanitario regionale. Un gruppo di epatologi dell’ospedale “Cervello” di Palermo, guidato dal professor Luigi Pagliaro, contattò quindi l’University of Pittsburgh Medical Center (UPMC), che aveva inventato la tecnica del trapianto, per proporre di realizzare a Palermo un centro trapianti.

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Da allora, all’ISMETT (Istituto mediterraneo per i trapianti e le terapie ad alta specializzazione) sono stati compiuti oltre mille trapianti; continuano ad essere eseguite terapie ad alta specializzazione e procedure mininvasive che riguardano fegato, cuore, reni, polmone e pancreas; l’Istituto è diventato un centro di eccellenza ed un punto di riferimento per tutto il bacino del Mediterraneo; è accreditato alla Joint Commission, cosa che significa aderire a più di 300 standard e a 1200 elementi misurabili che riguardano la cura e la qualità dei servizi erogati ai pazienti; è diventato un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), e UPMC e Regione Sicilia hanno deciso di continuare a lavorare insieme per i prossimi dieci anni per gestirlo e potenziarlo.

L’UPMC continua infatti ad essere il socio istituzionale dell’ISMETT. I circa 110 medici e 300 infermieri che vi lavorano sono dipendenti dell’università di Pittsburgh. Un partner privato «che fa la differenza», commenta a Sanità Informazione il direttore sanitario Cinzia Di Benedetto, che ci ha fatto visitare i reparti della struttura.

Un Istituto privato accreditato con il Servizio sanitario regionale, quindi, cui i cittadini possono accedere richiedendo una prima visita ambulatoriale, pagando solo il ticket. «Sarà poi il medico specialista – spiega la dottoressa Di Benedetto – a decidere se inserire o meno il paziente in lista d’attesa, seguendo le classi di priorità e l’urgenza clinica previste dalla normativa. In caso di ricovero o per il day hospital, invece, non c’è il ticket».

A detta della dottoressa Di Benedetto, è l’informatizzazione il punto di forza del modello organizzativo dell’ISMETT: «Probabilmente un elemento non ancora comune a tutte le strutture, ma su cui il centro medico dell’università di Pittsburgh ha investito molto sin dalla nascita dell’Istituto. L’informatizzazione consente infatti da un lato di migliorare la qualità delle cure erogate al paziente, e dall’altro rende possibile un’analisi dettagliata dei costi».

Da un’indagine sul benessere aziendale dei dipendenti, infine, sono emersi risultati positivi: «Abbiamo anche avviato una serie di programmi di riconoscimento del personale, come il premio Aces, destinato al miglior dipendente ISMETT UPMC che si è distinto nel corso dell’anno per impegno, passione e aderenza ai valori dell’Istituto. Con il Daisy Award, invece, ogni tre mesi premiamo il miglior infermiere, che viene però scelto dai pazienti e dai loro familiari. Per noi ha quindi più valore», conclude la dottoressa Di Benedetto.

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