Lavoro 19 Maggio 2020

Ex specializzandi, presentati nuovi Ddl per accordo transattivo. Rizzotti (FI): «Diritti riconosciuti anche dall’Europa, il vulnus va sanato»

I testi presentati riguardano gli iscritti alle scuole di specialità dal ’78 al ’92 e dal ’93 al 2006: «La sentenza di Genova farà giurisprudenza. Meglio per lo Stato riconoscere subito il giusto risarcimento ai camici bianchi e non pagare ad ogni nuovo giudizio»

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«Lo scopo di questi Disegni di legge è far sì che lo Stato possa sanare finalmente un vulnus che va avanti da troppi anni», garantendo al tempo stesso un «grosso risparmio alle casse pubbliche» e «riconoscendo il diritto al risarcimento dei medici». Così la senatrice Maria Rizzotti (Forza Italia), membro della 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità), sui Ddl presentati proprio in queste ore che vogliono risolvere, una volta per tutte, la questione degli ex specializzandi che tra il 1978 e il 2006 non hanno ricevuto il corretto trattamento economico durante gli anni di scuola post-laurea. Un’ingiustizia «che dura ormai da oltre 20 anni» e che «colpisce quei professionisti, i camici bianchi, che oggi vengono considerati “eroi”, ma solo a parole».

Come detto, i Ddl sono due: «Uno per gli iscritti alle scuole di specialità dal ’78 al ’92, quando non c’era alcuna retribuzione per gli specializzandi, e l’altro per i medici iscritti dal ’93 al 2006, per i quali era sì previsto un minimo riconoscimento economico, ma molto lontano da quello individuato dalla normativa europea e dalle sentenze della Corte europea».

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I testi vanno dunque a coprire tutto l’arco temporale in cui è esistita questa ingiustizia e andrebbero anche a tutelare le casse pubbliche da un’eccessiva emorragia di risorse: «Nel corso degli anni – spiega la Senatrice – tantissimi medici hanno fatto ricorso, e diversi Tribunali hanno riconosciuto l’ovvietà del risarcimento. Ciò ha comportato per lo Stato un esborso molto alto. Mi sembra folle continuare a pagare cifre così importanti aspettando le decisioni dei Tribunali».

Un esempio è la sentenza n.353/2020 del Tribunale di Genova pubblicata lo scorso 11 febbraio, che ha sancito tre importanti principi: niente prescrizione, rimborsi anche agli ante ‘83 e importi triplicati, in alcuni casi anche fino a 100mila euro per specializzazione. «La sentenza di Genova – spiega la senatrice Rizzotti – ha riconosciuto totalmente le ragioni dei ricorrenti, dando anzi diritto ad un risarcimento superiore a quello richiesto dagli stessi medici. Mi sembra dunque stupido che lo Stato continui a pagare a piccoli lotti qualcosa che può sanare riconoscendo quelli che sono diritti già riconosciuti dalla Corte europea».

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I Ddl prevedono che le cifre spettanti ai medici ricorrenti vengano riconosciute come contributo integrativo figurativo ai fini pensionistici: «Un modo ovvio – spiega la Senatrice – per sanare la questione e non tirare fuori dalle casse pubbliche qualche miliardo. Da un lato dunque si riconosce il diritto del medico, dall’altro si risolve una questione che va avanti da anni, con conseguente risparmio per lo Stato. Perché se le cose dovessero continuare ad andare così (e la sentenza di Genova farà comunque storia, nel senso che anche Tribunali finora meno propensi ad accettare i ricorsi saranno “costretti” a riconoscere i risarcimenti proprio per le motivazioni di quella sentenza), il rischio di esborso è molto più alto».

«Mi auguro che questa volta – conclude la prima firmataria dei Ddl – venga presa una decisione in merito, in modo da chiudere questa lunghissima vertenza. E me lo auguro sia per quello che è il clima attuale del Paese nei confronti dei camici bianchi sia per quello che è doveroso, da parte di uno Stato, riconoscere».

 

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