Lavoro 26 Marzo 2020

Ex specializzandi, sentenza storica a Genova. Consulcesi: «Rimborsi fino a 100mila euro e la prescrizione non è mai iniziata»

Rimborsati oltre 11 milioni a centinaia di medici che non avevano ottenuto la giusta retribuzione negli anni di scuola post-laurea. L’Avvocato Tortorella: «Sentenza fondamentale che altri Tribunali, Corti d’Appello e Cassazione non potranno ignorare»

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Niente prescrizione, rimborsi anche agli ante-83 e importi triplicati, in alcuni casi anche fino a 100mila euro per specializzazione. Sono questi i tre punti fondamentali della sentenza n.353/2020 del Tribunale di Genova pubblicata lo scorso 11 febbraio. Il Tribunale ha accolto le tesi del network legale Consulcesi, riconoscendo ai ricorrenti più di 11 milioni di euro.

Grazie alle azioni collettive promosse da Consulcesi, ad oggi sono stati riconosciuti oltre 500 milioni di euro a migliaia di medici che tra il 1978 ed il 2006 si sono specializzati senza ricevere il corretto trattamento economico per la tardiva applicazione da parte dello Stato italiano alle direttive Ue in materia. «È fondamentale che i medici tengano vivo il proprio diritto aderendo alle nostre azioni o portando avanti con coraggio e fiducia quelle in corso – commenta il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella –. Ma ora è opportuno che il Parlamento italiano si riappropri del suo ruolo e trovi quella soluzione legislativa che da anni auspichiamo».

Il ricorso conclusosi con la sentenza del Tribunale di Genova è stato curato dall’avvocato Marco Tortorella, che ci ha spiegato quali sono gli elementi principali della decisione.

Avvocato, cosa sancisce la sentenza del Tribunale di Genova?

«La sentenza del Tribunale di Genova rappresenta una enorme novità dal punto di vista giuridico perché sostanzialmente conferma le tesi che noi avevamo sempre sostenuto sull’inizio e il decorso della prescrizione. Difatti si afferma che la prescrizione non è mai iniziata a decorrere perché manca una norma attuativa per i medici che si sono iscritti alla scuola di specializzazione prima del 1991. Questa sentenza si pone apertamente in contrasto con l’orientamento che era prevalente da parte della Cassazione, che invece riteneva che la prescrizione fosse iniziata a decorrere. L’aspetto importante è che il Tribunale argomenta in maniera ampia e chiara le ragioni per le quali si pone in contrasto con questo orientamento, che a detta dei giudici si è consolidato quasi per consuetudine all’interno della Cassazione. La sentenza è poi importante perché affronta la questione dell’ammontare dell’indennizzo, confermando che questo deve essere parametrato alla legge 370 del ’99, e quindi parliamo di circa 7mila euro per ogni anno di specializzazione. Però, a differenza di quanto avveniva prima, viene affermato che oltre a questi 7mila euro devono essere riconosciuti anche la rivalutazione monetaria per il tempo trascorso e gli interessi compensativi. Ciò determina che, in pratica, in molti casi le somme vengano triplicate. Ci sono allora medici che, per un corso di 4 o 5 anni, possono reclamare e ottenere anche più di 100mila euro. C’è poi una terza questione che riguarda i medici iscritti prima del 1983. Anche qui viene confermata la tesi che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che tutti i medici hanno diritto al risarcimento, e quindi all’adeguata remunerazione, indipendentemente dall’anno di iscrizione al corso, ovviamente solo per le frequenze che si sono protratte dal primo gennaio 1983 in poi. Ricordo che su questa questione la Sezione Lavoro della Cassazione ha rimesso il ricorso al primo Presidente perché la questione venga risolta dalle Sezioni Unite della stessa Corte».

Questa sentenza cosa cambia rispetto al passato?

«Tutti coloro che hanno fatto il ricorso dopo il 2009 e non hanno atti interruttivi possono sperare concretamente di veder riconosciuto il loro diritto. E poi, argomentando in maniera estesa e molto convincente le ragioni per le quali sostiene queste tesi, sicuramente questa sentenza non potrà essere ignorata né dagli altri Tribunali né dalle Corti d’Appello. Anzi, io ritengo che dovrà essere presa in considerazione anche dalla Cassazione, perché di fatto sposa le tesi che erano state già affermate nel 2011 dal Procuratore generale della Cassazione in una delle discussioni delle cause, accoglie le tesi e le argomentazioni giuridiche che noi avevamo presentato nei nostri atti difensivi e processuali e recepisce pienamente le tesi che erano state sostenute nei pareri redatti dal Professor Sergio Di Amato, già Presidente della Terza Sezione della Cassazione Civile, e dal Professor Francesco Paolo Tronca, che avevamo depositato in questa causa».

LEGGI ANCHE: CORONAVIRUS, SIGM: “DELUSI DAL MANCATO STANZIALMENTO DEI FONDI IN ULTIMO DECRETO PER FORMAZIONE, MA NON CI FERMEREMO”

Questa sentenza dimostra anche che è importante non fermarsi di fronte ad eventuali giudizi negativi, perché la giurisprudenza evolve e può arrivare anche a somme consistenti: 100mila euro per specializzazione non sono pochi…

«Ricordo che noi abbiamo iniziato queste cause come studio legale già nel 2000 e per quasi 10 anni i Tribunali non riconoscevano il diritto dei medici o applicavano una prescrizione quinquennale. Solo la perseveranza e l’insistenza nel sostenere le tesi giuridiche che erano alla base di queste cause ci hanno permesso di ricevere un riconoscimento importante da parte delle Sezioni Unite della Cassazione sul fatto che la prescrizione fosse decennale e che esisteva un diritto giuridico ben definito al risarcimento del danno per la mancata attuazione delle direttive. Nel corso degli anni, nonostante molte sentenze negative di Tribunali prima e di Corti d’Appello poi, la perseveranza ha fatto sì che venissero riconosciuti questi diritti in maniera sempre più precisa. Ad esempio, dopo numerose sentenze che sostenevano che i medici iscritti prima del 1982 non avessero diritto all’adeguata remunerazione, su nostra insistenza ora la questione è stata rimessa al Primo Presidente perché la rimetta alle Sezioni Unite della Cassazione, in modo da risolvere il contrasto giurisprudenziale, confermando ancora una volta che sostenendo le tesi e continuando ad andare avanti nel giudizio, la giurisprudenza si dimostra non essere un monolite. È in continua evoluzione perché cambia anche con il variare della sensibilità sociale alla quale l’ambiente giuridico si deve adeguare. L’unico modo per far sì che i propri diritti possano essere riconosciuti è quello di insistere nell’andare davanti ad un giudice e dire: “Io ho ragione e voglio che questa ragione mi venga riconosciuta”».

Quindi cosa cambia per chi ha in corso un’azione legale e per chi si appresta a farlo?

«Per chi ha in corso un’azione legale questo è un tassello molto importante a sostegno delle tesi che vengono prospettate. È importante non solo perché è ben argomentato ma anche perché contrasta in maniera esplicita l’orientamento giurisprudenziale contrario, e quindi dà un elemento in più di ragionevolezza e di conferma delle tesi che noi sosteniamo. E ovviamente è importante anche per quanti non abbiano ancora promosso un’azione giudiziale: proprio perché la sentenza sostiene che la prescrizione non è mai iniziata a decorrere, chi ancora oggi non ha iniziato un’azione giudiziale può farlo per veder tutelato il suo diritto al risarcimento».

Per ottenere informazioni e supporto legale, è a disposizione il sito Consulcesi oppure è possibile contattare il numero verde 800.122.777.

 

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