Lavoro 14 marzo 2018

Contratto medici, sindacati abbandonano tavolo politico. Filippi (Fp Cgil): «Non siamo ultima ruota del carro. Dirigenti Mef escano da torre d’avorio»

È stallo nella trattativa. Braccio di ferro sull’inserimento dell’indennità di esclusività nella massa salariale su cui calcolare l’aumento. Il segretario della Confederazione generale del Lavoro: «Per noi è questione di principio perché solo così si valorizzano i medici che si sacrificano con l’esclusività per lavorare solo per il servizio pubblico»

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Continua il braccio di ferro tra il governo e i sindacati della dirigenza medica per il rinnovo del contratto nazionale di categoria. Il terzo incontro all’Aran non ha sbloccato l’impasse in cui si è arenata la trattativa: a dividere le parti è ancora la questione dell’indennità di esclusività, che i sindacati vogliono sia inclusa nella massa salariale su cui considerare l’aumento del 3,48%, una richiesta su cui il governo non ha per ora dato garanzie. Per l’intersindacale medica «governo e Regioni sono responsabili dello stallo». Così i sindacati hanno annunciato l’abbandono del tavolo politico garantendo però la prosecuzione della trattiva sul piano tecnico. «Medici, veterinari e dirigenti del SSN – si legge nella nota dell’intersindacale medica che rappresenta Anaao assomed, Cimo, Aaroi-emac, Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Fvm federazione veterinari e medici, Fassid, Cisl medici, Fesmed, Anpo-ascoti-fials medici, Uil fpl. – dopo 9 anni di blocco ed un peggioramento delle condizioni di lavoro, infatti, non chiedono più risorse degli altri, ma semplicemente di non averne meno». «Organizzeremo tutte le manifestazioni necessarie per stanare i dirigenti del Mef dalle loro torri d’avorio», spiega a Sanità Informazione il segretario della Fp Cgil medici e dirigenti Ssn Andrea Filippi.

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Dottor Filippi, com’è andato il terzo incontro Aran?

«Un incontro ancora fondamentalmente insoddisfacente perché a 20 giorni dall’ultimo tavolo, dopo esserci assunti la responsabilità di revocare e sospendere uno sciopero, ancora non riceviamo risposte su quella che è la nostra richiesta di riconsiderare l’indennità di discontinuità nella massa salariale che era il punto su cui ci attendevamo oggi delle risposte e per questo era stato rinviato il tavolo. Naturalmente non può essere altro che essere considerato insoddisfacente se non riceviamo risposte sul punto».

Influisce su questo la mancanza di un governo pienamente operativo?

«La questione è che noi non riceviamo risposte dal Mef. Il fatto che la dirigenza medica debba essere considerata l’ultima ruota del carro del personale sanitario è inaccettabile. Sono stati fatti degli accordi per altre aree e mi riferisco alla medicina convenzionata, alla specialistica ambulatoriale, nelle quali invece sono stati garantiti gli aumenti contrattuali addirittura secondo parametri superiori al 3,48%. Allora non capiamo dove sta la difficoltà di garantire un aumento parametrato del 3,48% esattamente come tutte le altre aree dei servizi pubblici, non capiamo perché non possa essere garantito anche ai medici».

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I soldi li devono mettere le regioni o il Mef?

«I soldi li devono mettere le Regioni. La rappresentante del Comitato di settore ha espresso parere favorevole ma c’è uno strano bizantinismo in Italia per cui i soldi che spendono le Regioni hanno bisogno di una autorizzazione di un altro, cioè del MEF. Così alla fine se su questo aumento non si mettono d’accordo Mef e Regioni non avremo garanzie. In ogni caso ancora una volta abbiamo manifestato senso di responsabilità perché alla richiesta dell’Aran di andare comunque avanti sulle questioni normative nei tavoli tematici finché non è risolto il nodo, abbiamo dato la nostra disponibilità. Tuttavia abbiamo deciso che i rappresentati politici dei sindacati abbandonano il tavolo».

Dunque non andrete più alle riunioni con Aran?

«Noi oggi abbiamo abbandonato il tavolo alla presentazione della proposta Aran sulle relazioni sindacali. Abbiamo lasciato al tavolo ovviamente i nostri tecnici. Responsabilmente non blocchiamo il tavolo, va avanti con i rappresentanti tecnici di tutti i sindacati dell’intersindacale della dirigenza medica. I rappresentanti politici abbandonano il tavolo e si impegneranno invece ad affrontare la questione con il Mef e il Comitato di Settore».

Sugli altri aspetti come l’orario di lavoro ci sono passi avanti?

«È tutto da vedere. Io ci tengo come sindacato confederale a dire che la strada è in discesa perché è già stata tracciata dall’ottimo accordo siglato sulla parte del comparto sanità. Lì non abbiamo grosso lavoro da fare nelle relazioni sindacali perché è già stato ottenuto il massimo che si poteva ottenere grazie all’impegno dei sindacati confederali nell’area del comparto. I temi più complicati che dovremo affrontare sono quelli che riguardano i fondi, perché si tratta di accorpare aree che prime erano divise, la dirigenza medica e veterinaria con la dirigenza sanitaria e le professioni sanitarie e quindi sarà tecnicamente piuttosto complicato e, anche se non abbiamo contezza di quale sarà la proposta dell’Aran, soprattutto il tema degli incarichi professionali. Noi riteniamo che gli incarichi professionali, l’esigibilità del contratto sull’assegnazione degli incarichi sia funzionale al buon funzionamento dei servizi pubblici perché i servizi pubblici operano attraverso le articolazioni degli incarichi dei professionisti. Dopo 10 anni di blocco, era passata ormai la linea che gli incarichi si potevano anche non assegnare, quindi il contratto le aziende lo avevano ormai completamente disatteso. Noi dobbiamo invece rimettere a regime il normale funzionamento degli incarichi».

Il tema dello sciopero è ancora superato o è ancora lì come ultima arma?

«Non dobbiamo parlare di sciopero, ma manteniamo lo stato di agitazione. Le espressioni di questo stato di agitazione le concorderemo con l’intersindacale nel momento in cui non si dovesse sbloccare questa situazione che riguarda la parte economica. Che però è una questione di principio perché noi stiamo rivendicando la valorizzazione dell’esclusività dei servizi pubblici, cioè valorizzare i medici che si sacrificano con l’esclusività per lavorare solo per il servizio pubblico. Noi siamo in linea con quella che fu la legge Bindi. Non stiamo parlando di un fatto economico ma di principio, di premiare i medici che lavorano in esclusività con il servizio pubblico».

Secondo lei è una questione di volontà politica, cioè che non si vogliono mettere i soldi, o è una questione tecnica e non si capisce chi deve sbloccare i fondi?

«Posso rispondere che dovrebbe chiedere al Mef e alle Regioni. Per noi non ci sono problemi. È una cosa così ovvia: l’indennità era già considerata nell’ultimo contratto nella massa salariale, non si capisce per quale motivo ora non la vogliono considerare. Noi lo consideriamo una mortificazione della parametratura del 3,48% per i dirigenti medici. Non è accettabile perché già stava nella massa salariale».

Quando sarà la prossima convocazione?

«Abbiamo il prossimo tavolo tecnico per il 21 marzo sempre sulle relazioni sindacali ma è un tavolo tecnico e non politico. Oggi l’intersindacale chiederà un incontro al Mef e al Il Comitato di settore. Organizzeremo tutte le manifestazioni necessarie per stanare i dirigenti del Mef dalle loro torri d’avorio».

Ricapitolando per il momento lo stallo resta…

«Resta ma noi responsabilmente proseguiamo il tavolo con i nostri tecnici sulla parte normativa».

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