Lavoro 2 Marzo 2021 12:41

Chi soccorre il 118? Fotografia di un sistema a geometria variabile

Il racconto di Andrea Filippi (Fp Cgil Medici), Alessandro Vergallo (Aaroi-Emac), Cristina Girardet (Usb) e Maurizio Borgese (SMI)

di Peter D'Angelo
Chi soccorre il 118? Fotografia di un sistema a geometria variabile

La pandemia sta amplificando le fragilità del sistema emergenza-urgenza del 118, già sotto organico ed estremamente differenziato a livello regionale. Alle criticità strutturali si sono infatti aggiunte quelle legate al SARS-CoV-2: «La realtà del 118 ha una disomogeneità spaventosa a livello nazionale – commenta Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici –. Ci sono regioni in cui esiste una cabina di regia che coordina interventi, equipaggiamenti e rete ospedaliera, e altre regioni dove si procede senza alcun coordinamento». Questo potrebbe comportare una mancanza di sincronia tra “necessità” degli ospedali e “necessità” del 118, con un impatto inevitabile sull’efficacia degli interventi d’urgenza.

A confermarci questa situazione anche Cristina Girardet, responsabile 118 Sanità Usb: «Manca una visione uniforme di come si affronta un’urgenza – ci spiega –. Il 118 a livello nazionale risente fortemente del fatto che non c’è un vero servizio nazionale: da una parte alcune associazioni di medici ritengono che il soccorso andrebbe effettuato principalmente da medici dell’area critica, altri che pensano che tutti i medici, anche non specialistici dell’emergenza-urgenza, possano intervenire sui mezzi, altri ancora vorrebbero eliminare la figura degli infermieri, infine c’è chi sostiene che gli infermieri siano il fulcro dell’attività di soccorso».

Un sistema a geometria variabile

Questo comporta l’inevitabile moltiplicarsi di interpretazioni di quello che dovrebbe essere il soccorso sanitario: «Molte regioni mettono a disposizione ambulanze con soli autisti con la possibilità di attivare l’infermiere dalla Asl su indicazione specifica, volta per volta, cosa che ha provocato diverse denunce da parte delle associazioni di cittadini». Sì, perché gli equipaggi sull’ambulanza sono a geometria variabile, si va dalla presenza dell’autista (che può essere anche soccorritore), all’infermiere (specializzato o meno in area-critica), al medico (specializzato o meno in area critica, che può intervenire a bordo del mezzo o con automedica separata, oppure può non intervenire)».

Da una visione così disarticolata, si evince un altro nodo centrale: la formazione dei soccorritori. «Non sempre i medici che intervengono con il 118 sono specializzati in emergenza-urgenza, spesso sono medici di medicina generale (MMG) con competenze diverse – continua Filippi della Cgil –. Questo perché mancano i contratti di formazione specialistica».

È netto, su questo punto, Alessandro Vergallo, presidente Aaroi-Emac (anestesisti rianimatori – emergenza area critica): «Il reclutamento del personale 118 spesso non ha nulla a che spartire con l’emergenza-urgenza. Cosa c’entra un oculista o un aspirante medico di famiglia sull’ambulanza? Questo è tutto personale parcheggiato nel limbo del 118 in attesa che si liberi un posto adatto, ma che sistema è?».

E continua Vergallo: «In alcune regioni addirittura i medici più idonei, ovvero i rianimatori, quelli che lavorano tutti i giorni in sala operatoria area-critica negli ospedali, non possono accedere alle graduatorie del 118 perché sono riservate ai soli MMG. Una follia». E conclude: «Un dermatologo può fare un’intubazione tracheale come un rianimatore? Non credo».

L’impatto della terza ondata sul sistema 118

I numeri dei contagi tornano a salire proprio ad inizio marzo in modo “esponenziale”, secondo Giovanni Sebastiani dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del CNR. Come durante il picco della seconda ondata, il 118 può rischiare di incepparsi. «Siamo in una situazione di sovraccarico – sostiene il presidente Aaroi -. A mio avviso l’indice di saturazione medio italiano delle terapia intensive ha già superato il 30%».

Questo si ripercuote sull’attività di emergenza totale, compreso il 118. Durante la pandemia i blocchi-ambulanza negli ospedali con file di 6, 8 e addirittura 10 mezzi, sono apparsi su tutti i Tg nazionali. Questo ecosistema vive di equilibri fragili, messi a dura prova dalla pandemia. «Dopo 25 anni ancora persiste una stortura a macchia di leopardo, ogni regione gestisce a proprio modo non solo l’urgenza in sé ma anche i contratti – sostiene Maurizio Borgese, responsabile nazionale SMI Settore Emergenza 118 -. In un’ambulanza puoi trovare un medico d’emergenza-urgenza, formato e preparato, oppure un parasubordinato senza alcuna garanzia, con contratto annuale, senza assicurazioni e tutele. C’è chi lavora solo a rimborso spese. Ma puoi trovare anche un medico a Partita Iva, pagato a singolo intervento con le stesse mansioni ma diversi compensi, formazione e tutele».

Questa frammentazione di trattamento può incidere sulla qualità dell’intervento stesso. «Se sulle ambulanze pubbliche, nel passaggio di turno da una squadra all’altra, si rendicontano tutti i presidi sanitari sul mezzo, e il turnista dopo li verifica con accuratezza, la stessa cosa avviene effettivamente anche per alcune tipologie di ambulanze in convenzione? – si chiede Alessandro Vergallo –. Poniamo il caso di un medico a Partita Iva, con un contratto di lavoro fragile: secondo lei può segnalare criticità interne all’ambulanza con il rischio di bloccare il mezzo, così magari non gli rinnovano il contratto?».

Cosa succede nel Lazio

Il Covid-19 ha stimolato l’aumento delle risorse da ripartire sul settore strategico della salute, ma parlando della situazione del Lazio, ad esempio, Cristina Girardet racconta di un «incontro con il vice capo di gabinetto della direzione salute della Regione in cui abbiamo potuto constatare che i piani assunzionali per il rafforzamento del servizio pubblico sono stati quasi totalmente disattesi. Inoltre i numeri che ci hanno dato sono comprensivi di stabilizzazioni e reintegro del turnover, per cui non sono significativi per vedere se hanno effettivamente assunto personale in più».

Va anche detto che con nota regionale di febbraio «la Regione Lazio ha avviato un progetto di re-internalizzazione di 68 postazioni di ambulanza, finora tutte gestite da privati e che torneranno in mano pubblica», spiega Filippi.

Una legge per migliorare il sistema

Il 118 è un servizio che basa la sua efficacia su due parametri fondamentali: tempestività e qualità d’intervento. «Per questo si sta lavorando su una proposta di legge congiunta, in Commissione Sanità al Senato, dove diversi soggetti hanno contribuito alla stesura del testo. I punti nodali: formazione, organizzazione e contrattualistica. Insomma, rendere il sistema 118 omogeneo e integrato in tutta Italia, con coordinamento centrale e non di paese o provincia. Una formazione qualificata con medici e infermieri specializzati in emergenza-urgenza, e non generici o di altre branche. Infine – conclude Andrea Filippi – contratti uniformi garantiti».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
«Diritto alle cure a rischio senza personale», le richieste dei medici in piazza a Roma. E Schillaci convoca i sindacati
A Roma significativa adesione per la manifestazione dell’intersindacale medica convocata per denunciare le sempre più difficili condizioni di lavoro dei camici bianchi stretti tra turni massacranti e stipendi tra i più bassi d’Europa. Ben 8mila camici bianchi hanno lasciato il SSN tra il 2019 e il 2021
Pediatri, medici del 118, guardie mediche: la carenza di camici bianchi investe il Molise
Nella regione si registra una grave carenza di pediatri ospedalieri e il Punto nascite di Isernia rischia di chiudere. Crudele (OMCeO Isernia): «Non bisogna fare avvisi per sei mesi a tempo determinato, ma concorsi che diano una stabilità». De Gregorio (OMCeO Campobasso): «La coperta è corta, abbiamo troppe sedi di guardia medica»
di Francesco Torre
Emergenza-urgenza, arriva la riforma: dipartimento integrato e contratto unico per una gestione uniforme in tutta Italia
La pdl, firmata dai deputati Bologna, Marin e Mugnai, prevede la creazione del medico unico dell’emergenza e istituisce le figure del personale soccorritore e dell'autista soccorritore
di Francesco Torre
Capodanno 2022. Ecco come il SIS 118 si prepara ad affrontare la notte più “lunga” dell’anno
Balzanelli (SIS 118): «Gli “incidenti” post veglione, fatta eccezione per il Capodanno 2021, continuano ad aumentare di anno in anno. Disposto un incremento di personale e mezzi di soccorso»
Covid, anestesisti sul piede di guerra: «Pronti a protestare contro l’aumento di posti in TI senza personale»
Vergallo (AAROI – EMAC): «Scaricare di nuovo l’emergenza sugli ospedali è un gioco al massacro a cui non ci presteremo»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

“Una Vita Senza Inverno”: conoscere l’Anemia emolitica autoimmune da anticorpi freddi attraverso il vissuto dei pazienti  

Nato da una iniziativa di Sanofi in collaborazione FB&Associati, e con il contributo di Cittadinanzattiva e UNIAMO, oltre alle storie dei pazienti racconta anche quelle dei loro caregiver, mettendo in...
Politica

Liste d’attesa: nel decreto per abbatterle c’è anche la Carta dei diritti dei cittadini

Il Cup dovrà attivare un sistema di “Recall”. Il paziente che non si presenterà alla visita senza disdirla dovrà pagare la prestazione. Cambiano le tariffe orarie per ...
Politica

Liste di attesa addio? La risposta del Consiglio dei Ministri in due provvedimenti

Ieri il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente, Giorgia Meloni, e del Ministro della salute, Orazio Schillaci, ha approvato due provvedimenti, un decreto-legge e un disegno di legge, che i...
Salute

Tumori: boom di casi nei paesi occidentali. Cinieri (Aiom): “Prevenzione attiva per ridurre carico della malattia”

Nel 2024 negli USA, per la prima volta nella storia, si supera la soglia di 2 milioni di casi di tumore. Una crescita importante, comune a tutti i Paesi occidentali. Per Saverio Cinieri, presidente di...