Formazione 9 Maggio 2019

Responsabilità professionale, rischio clinico e gestione del contenzioso: torna l’annuale appuntamento alla Sapienza

«L’idea è quella di coinvolgere più professionalità e aprire un dialogo importantissimo fra specialisti e operatori tecnici che entrano nel merito della gestione del contenzioso e del rischio clinico» spiega Paola Frati, professore ordinario di Medicina legale alla Sapienza di Roma e Responsabile scientifico del convegno insieme al professor Vittorio Fineschi

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La professoressa Paola Frati ed il professor Vittorio Fineschi, docenti ordinari di Medicina Legale alla Sapienza, guideranno il convegno “La sicurezza delle cure e la tutela dei diritti” che avrà luogo il 6 e 7 giugno presso “Sapienza” Università di Roma.

L’evento nasce per diffondere la cultura scientifica della gestione del rischio clinico e in seconda battuta del contenzioso medico-legale in un’ottica di equo bilanciamento dei diritti della persona. «Faremo il punto sulle principali novità normative e giurisprudenziali che interessano il settore della gestione del rischio clinico e del contenzioso e parleremo delle soluzioni per arginarlo» spiega Paola Frati nell’intervista rilasciata a Sanità Informazione. In che modo? Con la promozione e l’implementazione delle buone pratiche e, soprattutto, della formazione dei professionisti: «È inammissibile che oggi il medico non si formi e non si formi bene, perché ovviamente in sede di contenzioso verrebbero escluse delle ricadute importanti di esenzione da responsabilità».

Professoressa Frati: sicurezza delle cure e tutela dei diritti: un convegno importante, un’occasione di confronto in cui interverranno relatori di primo piano. Quali sono gli argomenti che verranno trattati, i punti di forza e le finalità?

«Il convegno che siamo ormai soliti organizzare ogni anno con il professore Fineschi qua in Sapienza, ha delle finalità precise che negli anni stiamo affinando sempre di più. La finalità è quella di promuovere un incontro con professionisti, professori universitari ma anche con magistrati e avvocati che vada ad affrontare le principali novità normative e giurisprudenziali che interessano il settore della gestione del contenzioso e del rischio clinico. L’obiettivo è vedere i due momenti fortemente implicati: la prevenzione del rischio clinico serve, indubbiamente, a spingere il professionista sanitario – e le strutture sanitarie – a diffondere un’idea di ottica non reattiva ma proattiva per prevenire l’eventuale contenzioso. È anche vero che però, il contenzioso può nutrire una gestione corretta del rischio clinico. Per questo, cerchiamo, nelle varie sessioni, sempre di promuovere un dialogo attivo con questi momenti fondamentali che interessano e caratterizzano da vicino tutti i professionisti sanitari. Il dialogo non è solo tra medici legali, avvocati, magistrati ma si cerca di coinvolgere vari specialisti del settore. La novità del convegno di quest’anno è questa: l’ultima sessione vedrà impegnate specialità importanti colpite in modo particolare dal contenzioso; in primo luogo, la ginecologia e ostetricia e la chirurgia. Ci saranno riferimenti anche al settore delicato dell’urologia».

Come sarà strutturato il convegno?

«Il convegno si articolerà su una giornata e mezzo: la prima parte, introduttiva, verterà sulle novità normative giurisprudenziali che riguardano rischio clinico e responsabilità sanitaria mentre la sessione finale è stata pensata in un’ottica sinergica con società scientifiche di grande rilievo. Durante la seconda giornata avremo due spaccati di sessioni parallele che riguarderanno da una parte, la valutazione del danno – che è stata ultimamente oggetto di importanti pronunce da parte della Corte di Cassazione – e dall’altra le novità tecniche della medicina legale, in particolare il profilo tossicologico su aspetti tecnici particolari. L’idea è quella di coinvolgere più professionalità, più specialità, di aprire un dialogo importantissimo fra specialisti del vario settore e operatori tecnici che entrano nel merito della gestione del contenzioso e del rischio clinico».

Professoressa, siamo a due anni dalla Legge Gelli e arrivano i primi dati: nelle regioni in cui è stato fatto un lavoro di gestione del rischio clinico si riesce a prevenire il danno e diminuiscono controversie e contenziosi…

«L’idea è questa: gestire in maniera appropriata il contenzioso ma anche provare ad arginarlo. Come si può arginare? Deve essere fatta a monte un’attività importante. Molte strutture sanitarie prevedono sistemi misti o decidono di rimanere assicurati o, ancora, hanno optato per il sistema di autoritenzione. Il senso del convegno è far capire che la scelta dell’autoritenzione, in cui si può credere e che può funzionare anche molto bene – è stato adottato da due grandi strutture come il Policlinico Umberto I e il Sant’Andrea di Roma – non deve essere un salto nel buio. Bisogna creare un’equipe multidisciplinare formata che sappia affrontare tutti gli aspetti tecnici della questione. Sia la Legge Gelli 24-2017 in materia di rischio clinico che la Legge 219-2017 in materia di consenso informato e DAT – obbligano e richiamano l’attenzione delle strutture sanitarie pubbliche e private sulla formazione del personale. La formazione dei professionisti sanitari è importantissima perché i riferimenti sono tanti; oltre all’attenzione del legislatore, sono succedute anche convenzioni e protocolli importanti in materia. Ad esempio, la formazione per CTU e periti è fondamentale. Il principio e la ratio è che chi va a giudicare il professionista sanitario deve avere una specifica e comprovata esperienza nel settore oggetto del giudizio e deve seguire anche corsi che rilasciano ECM e crediti universitari. Questo perché sia CTU che periti hanno un ruolo importante nel determinare le sentenze in caso di contenzioso e quindi chi ha una parte fondante nel governare il contenzioso deve essere una persona preparata. Ricordiamoci anche che le linee guida sono un fulcro della Legge Gelli, sappiamo che tutta la prima parte – fino all’articolo 5 ma c’è un richiamo anche nella responsabilità in penale – enfatizza il ruolo delle buone pratiche e delle linee guida. Questo significa che oggi è inammissibile che un professionista sanitario non si formi e non si formi bene, perché ovviamente verrebbero escluse delle ricadute importanti di esenzione da responsabilità e perché è un invito ad una crescita culturale e scientifica dei professionisti sanitari».

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