Formazione 23 Maggio 2018

Come cambia il ruolo del paziente? Recchia (GSK Italia): «Da soggetto passivo ad attore, sarà fondamentale per la ricerca sul farmaco»

Il Direttore Medico e Scientifico dell’azienda farmaceutica spiega cosa si intende per “paziente esperto” e in che modo questa figura rivoluzionerà il mondo della ricerca farmacologica grazie alla formazione e al coinvolgimento diretto nella ricerca

Immagine articolo

Il ruolo del paziente è destinato a cambiare. E ad essere sempre più centrale, anche nella ricerca sul farmaco. Ne è certo il dottor Giuseppe Recchia, Direttore Medico e Scientifico di GSK Italia, intervenuto alla sessione del Festival della Scienza Medica di Bologna dedicata al paziente esperto e al patient engagement. Se per lungo tempo il paziente è stato considerato mero oggetto della ricerca e sviluppo del farmaco, oggi il suo ruolo sta evolvendo per diventare un nuovo attore di ricerca. Ma affinché questa trasformazione avvenga, è necessario che il paziente sia “esperto”, abbia cioè esperienza della malattia e competenza della patologia dalla quale è interessato da sviluppare anche con appositi corsi frequentati in aula o via web.

Dottor Recchia, in che modo il ruolo del paziente cambierà nei prossimi anni?

«In realtà i primi accenni di cambiamento, che rivoluzioneranno la ricerca sul farmaco, si sentono già, e sono sostanzialmente legati a due fattori: da una parte la trasformazione digitale, che ci permetterà di fare cose che oggi nemmeno immaginiamo – basti pensare alla possibilità segnalare i dati da casa o in movimento, senza dover recarsi in ospedale -; e, in secondo luogo, proprio grazie a queste novità il paziente acquisisce un ruolo diverso per la sua capacità di fare ricerca in prima persona. Esistono già oggi, ad esempio, delle organizzazioni, come “Patients like me”, che invitano i pazienti a condividere i dati sulla loro malattia».

E in che modo questa condivisione può aiutare la ricerca sul farmaco?

«Attraverso questa condivisione si riesce a capire la malattia, il percorso dei pazienti, tutta una serie di informazioni che altrimenti non sarebbero disponibili. Nasce quindi una collaborazione con il paziente per la ricerca accademica o dell’industria farmaceutica».

In questo scenario cosa si intende per “paziente esperto”?

«Per dar vita a questa collaborazione, affinché il paziente fornisca una consulenza, non è sufficiente che abbia vissuto l’esperienza della sua malattia o delle malattie che ha conosciuto in veste di caregiver, ma deve affrontare un percorso di studio, un percorso che può essere più o meno formale: personalmente ritengo che ci si possa documentare anche su diversi siti o si possano guardare anche delle brevi clip; ma ciò che è importante è il desiderio di voler contribuire al benessere degli altri e mettere a disposizione la sua esperienza e il suo expertise per migliorare l’assistenza o la ricerca».

Questo nuovo ruolo del paziente può, secondo lei, migliorare anche l’aderenza alle terapie?    

«Certamente. In Italia il tasso di aderenza alle terapie per la bronchite cronico ostruttiva è meno del 15%. Questo vuol dire che solo una persona su otto oggi prende in modo regolare e corretto il farmaco. È da 20 anni che ci chiediamo come possiamo migliorare. Probabilmente serve qualcosa di nuovo e questo qualcosa di nuovo è il contributo di un soggetto, il paziente, che fino ad oggi non ha potuto esprimere questo contributo in modo diretto».

Tuttavia si parla spesso di fake news. Quanto è importante, quindi, fornire strumenti accreditati a coloro che intendono iniziare questo percorso formativo?

«Ci sono le fake news, certamente, e ci siamo posti il problema, infatti di chi potesse certificare la formazione del paziente esperto. Noi riteniamo che il paziente possa autocertificare la propria expertise e che una parte terza possa certificare il percorso affrontato, ma non se quel paziente sia effettivamente esperto. Se lo è o meno sarà poi la vita reale a provarlo, si vedrà nel momento in cui si troverà a dover condividere le sue opinioni con altri che lo reputeranno esperto o non esperto. Ma ciò che è certo, e che mi preme sottolineare ulteriormente, è che nel 2020 avremo un modello di sviluppo del farmaco che sarà fortemente guidato dalla tecnologia e dalla collaborazione con il paziente. Saranno questi i fattori che ci permetteranno di avere farmaci sviluppati meglio e terapie che saranno utilizzate meglio rispetto ad oggi».

LEGGI ANCHE: MAZZARIOL (EUPATI – ACCADEMIA EUROPEA DEI PAZIENTI): «ANCHE IL CITTADINO DEVE FARE FORMAZIONE MEDICA PER FAR PARTE DEL PERCORSO DI RICERCA E CURA»

 

SEGUICI ANCHE SU FACEBOOK <— CLICCA QUI

 

Articoli correlati
Carenza medici e formazione ECM, Magi a Codici: «Pronti al confronto e a certificare»
Il presidente Omceo Roma, Antonio Magi risponde alle accuse lanciate dall’associazione Codici riguardo ad un “allarmismo bluff” da parte della categoria dei medici. Dalla carenza di personale all’aggiornamento professionale, la replica dei camici bianchi
Malattie rare, il 28 giugno è la giornata mondiale dedicata alla Fenilchetonuria
Si svolgerà il 28 giugno la giornata mondiale dedicata alla fenilchetonuria (PKU), malattia metabolica che in Italia, considerate tutte le varianti, colpisce 1 bambino ogni 2.581 nati. Interessa circa 50.000 persone nel mondo e rappresenta la malattia rara metabolica più diffusa nel nostro Paese. Se fino a 20 anni fa la PKU era una causa […]
Dialisi peritoneale a domicilio, l’Aou Sassari forma i pazienti
Un incontro educativo dedicato ai pazienti che svolgono la dialisi peritoneale a domicilio e ai familiari che ne condividono l’esperienza, mirato ad una migliore conoscenza della malattia renale cronica avanzata e alla gestione del trattamento. È stato questo il tema centrale della riunione organizzata nei giorni scorsi dalla struttura complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto […]
Nuovo codice deontologico degli infermieri. Mangiacavalli (FNOPI): «Strumento di guida per la professione»
Nel testo un intero articolo è dedicato all’ECM, l’Educazione Continua in Medicina. Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI: ««Abbiamo anche voluto rimarcare che l’infermiere adempie agli obblighi previsti»
Formazione post-laurea, Minerva (Als): «Non è stata adeguatamente programmata, servono 2090 borse in più»
«Non abbiamo più specializzati e gli ospedali corrono il rischio del crash», spiega il presidente dell'Associazione libero specializzandi. «Ci sono diverse migliaia di medici che vorrebbero entrare in questo percorso ma non riescono, si tratta di quasi 10mila studenti» aggiunge Minerva
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Sanità internazionale

«La sanità si basa sullo sfruttamento infinito e gratuito di medici e professionisti sanitari»

Riuscite a immaginare un idraulico o un avvocato che lavorano il 30% in più senza chiedere ulteriori compensi? In sanità viene dato per scontato
Lavoro

Ex specializzandi, a Roma l’Appello dà ragione ai camici bianchi. L’avvocato Marco Tortorella: «300mila medici abbandonati dallo Stato, ora giustizia»

L’ultima sentenza della Corte di Appello di Roma ha portato all’assegnazione di rimborsi per 12 milioni di euro per i camici bianchi tutelati dal network legale Consulcesi. «Lo Stato è obbligato...
Salute

Lo psicologo di famiglia è un diritto riconosciuto dalla legge. Alle Regioni il compito di trovare accordi con gli MMG

La norma inserita nel Dl Calabria. Lazzari (Cnop): «Gli psicologi saranno al servizio dei cittadini anche nell’ambito delle cure primarie, accanto ai medici di medicina generale ed ai pediatri di l...
di Isabella Faggiano