Formazione 8 gennaio 2019

Formazione ECM, tutte le novità 2019: dall’aggiornamento all’estero alla certificazione

Un dovere sentito sempre più come opportunità professionale. Ecco, in una rapida carrellata, i principali cambiamenti che hanno investito negli ultimi anni il sistema dell’Educazione Continua in Medicina. Cosa aspettarsi dal 2019, anno chiave che vedrà la fine di due trienni formativi

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«La formazione continua è diretta ad adeguare per tutto l’arco della vita professionale le conoscenze professionali e a migliorare le competenze e le abilità cliniche, tecniche e manageriali degli operatori sanitari, con l’obiettivo di garantire efficacia, appropriatezza, sicurezza ed efficienza all’assistenza prestata dal Servizio sanitario nazionale». C’era già tutto, nell’articolo 16bis del decreto legislativo 502 del 30 dicembre 1992 che ha istituito l’obbligo della formazione continua per i professionisti sanitari.

Ci sono voluti dieci anni, poi, per l’avvio del Programma nazionale di ECM, e altrettante primavere per arrivare alla crescita e all’evoluzione cui il sistema ha recentemente assistito. Eppure, le parole chiave e gli obiettivi dell’aggiornamento erano già tutte in quella prima norma: efficacia, appropriatezza, sicurezza ed efficienza dell’assistenza. Negli anni, l’ECM è stata al passo con le innovazioni tecnologiche per consentire a tutti i professionisti sanitari di stare al passo con le innovazioni scientifiche. Ha, ad esempio, introdotto la Formazione a Distanza, che permette ai medici di seguire, in modo semplice e comodo, i corsi on line offerti dai provider accreditati quando si ha più tempo da dedicare all’aggiornamento.

Piano piano, l’ECM è entrata nel bagaglio personale dei medici, e nel tempo si è diffusa sempre più l’opinione per cui l’aggiornamento non sia solo un dovere, e quei 150 crediti per triennio non siano un fardello, o una formalità burocratica, o dei punti da collezionare. D’altro canto, recentemente è stata proprio la FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), tramite una nota indirizzata a tutti gli Ordini provinciali, a ricordare come «aggiornarsi sia requisito indispensabile per esercitare in qualità sia di dipendente sia di libero professionista», sottolineando al contempo l’onere in capo agli Ordini stessi di «vigilare sul comportamento prescrittivo degli iscritti» e di emanare «eventuali provvedimenti deontologici sanzionatori di loro competenza». La formazione ECM, tuttavia, è sempre più vista come un diritto e un’opportunità, uno strumento di crescita e di sviluppo del proprio percorso professionale e un fattore strategico e insostituibile per essere al passo con una sanità in continua evoluzione. E sono i numeri a dimostrare questo cambiamento di mentalità.

I NUMERI: I PROFESSIONISTI SANITARI SI AGGIORNANO SEMPRE DI PIÙ

Come illustrato di recente dal presidente del Cogeaps Sergio Bovenga nel corso del convegno dell’Agenas sulla formazione continua nel settore salute, nel 2013 erano 273mila i professionisti sanitari che hanno adempiuto all’obbligo formativo; nel 2016 sono stati 382mila, ma tutti i professionisti sono ancora potenzialmente in regola, vista la delibera Agenas che consente a medici e operatori sanitari di trasferire al triennio 2014-2016 i crediti conseguiti entro il prossimo 31 dicembre. Infine, i numeri di questo primo scorcio del triennio in corso evidenziano già un aumento del 5% della partecipazione agli eventi di formazione rispetto al periodo formativo precedente.

IL MANUALE SULLA FORMAZIONE CONTINUA DEL PROFESSIONISTA SANITARIO E LE NOVITÀ PER IL 2019

Sempre più professionisti si aggiornano costantemente, quindi, e sono sempre di più gli strumenti che hanno a disposizione per essere guidati nella galassia della formazione continua. Ultimo in ordine cronologico, il Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario, entrato in vigore il 1° gennaio, che mette per la prima volta nero su bianco i diritti e gli obblighi di medici e operatori in materia di ECM, e introduce una serie di novità rilevanti, destinate a contribuire a quell’evoluzione dell’intero sistema che ne è una delle caratteristiche peculiari.

Tra queste, vi è la particolare attenzione dedicata alla formazione individuale; a quell’attività, cioè, non erogata dai provider e che può consistere in ricerca scientifica, tutoraggio individuale, formazione individuale all’estero e autoformazione. La Commissione nazionale per la formazione continua ha stabilito che la formazione individuale, per il triennio 2017/2019, non può superare il 60% dell’obbligo formativo triennale, fermo restando il limite del 20% per l’autoformazione, ovvero la lettura di riviste scientifiche o di capitoli di libri e monografie. Il manuale descrive anche i criteri adottati per il riconoscimento del numero dei crediti, per lo più legati all’impegno orario del professionista per svolgere quella determinata attività formativa, ma sarà il professionista, come specificato da Roberta Brenna della Sezione I della Commissione, a doversi ricordare di richiedere il riconoscimento di quei crediti al suo ordine professionale, preoccupandosi di inviare la documentazione al Cogeaps.

Novità assoluta, poi, il riconoscimento della formazione individuale svolta all’estero presso gli enti inseriti nella Lista degli Enti Esteri di Formazione, che riunisce enti con sede in uno dei Paesi indicato dalla Commissione e di comprovato rilievo internazionale, al cui aggiornamento può contribuire lo stesso professionista, come ci ha spiegato Armando Zingales, coordinatore della sezione V della Commissione.

LE NUOVI PROFESSIONI SANITARIE

Si inserisce sempre tra gli ultimi cambiamenti, poi, l’ampliamento della platea dei destinatari del programma ECM. La Legge Lorenzin, infatti, ha riconosciuto nuovi professionisti sanitari, a iniziare da fisici, chimici e biologi, il cui aggiornamento continuo avverrà sempre nell’ambito dell’educazione continua del settore salute, «pur essendo consapevoli delle loro specificità», come ha evidenziato ai nostri microfoni Rossana Ugenti, direttore generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del SSN presso il ministero della Salute. «La Commissione nazionale per la formazione continua – ha aggiunto – ha lavorato in questi mesi con i rappresentanti di questi professionisti per individuare degli obiettivi specifici che possano aiutarli a sviluppare ancora di più le loro conoscenze nel settore della salute».

IL DOSSIER FORMATIVO

Non è più una novità, invece, il dossier formativo, uno «strumento di programmazione e valutazione della formazione», come descritto dalla coordinatrice del gruppo di lavoro sul dossier formativo Silvia Falsini. Uno strumento idoneo, inoltre, a rilevare i bisogni formativi dei professionisti, contribuendo ad indirizzare e qualificare l’offerta formativa da parte dei provider. Il dossier formativo dà diritto alla riduzione di 10 crediti dell’obbligo formativo e può essere individuale o di gruppo. In quest’ultimo caso, il dossier formativo è un’opportunità per favorire la programmazione e pianificazione professionale nei gruppi, nella logica di aumentarne l’integrazione professionale e la ricaduta formativa del gruppo a beneficio della salute della collettività.

LA SIMULAZIONE E LA SICUREZZA DELLE CURE

Collettività e paziente, infatti, sono sempre al centro degli obiettivi della formazione continua, insieme alla sicurezza delle cure, tornata alla ribalta con l’entrata in vigore della Legge Gelli sulla responsabilità professionale. «Ogni anno – ha puntualizzato ai nostri microfoni Roberto Stella, coordinatore dell’area strategica formazione della FNOMCeO – un milione e 200mila persone (in tutto il mondo, N.d.R.) muoiono per situazioni legate a rischi clinici che, molte volte, potrebbero essere evitati. Non solo grazie al continuo aggiornamento del professionista sulle linee guida e le abilità teoriche, ma anche all’utilizzo corretto delle procedure che, se sperimentate più volte su manichini e simulatori, consente di diminuire il rischio e di aumentare il livello di sicurezza per il paziente». La simulazione rappresenta quindi il futuro della formazione in generale e della formazione continua, consentendo un abbattimento delle situazioni di rischio per i cittadini e un apprendimento diretto in un ambiente protetto da parte degli operatori. E sarà solo una delle novità che lo sviluppo della professione e delle nuove tecnologie offrirà ad un sistema ECM per antonomasia sempre in evoluzione.

LA CERTIFICAZIONE: L’OBIETTIVO ULTIMO DELL’ECM

In fondo, l’ambizione finale di chi lavora nel sistema della formazione continua è fare in modo che venga «dato valore al documento certificativo che attesta il fatto di aver assolto all’obbligo formativo. Speriamo che la certificazione venga sempre più ritenuta importante per il professionista e per il paziente che a lui si affida». Sono le parole di Marco Maccari, segretario della Commissione nazionale per la formazione continua. Solo quando negli studi medici troveremo, accanto alla laurea e al diploma di specializzazione, anche la certificazione degli ECM, la formazione continua avrà raggiunto il suo obiettivo ultimo. Significherà che il professionista avrà superato in tutto e per tutto quell’idea dell’ECM come raccolta punti, facendo sua la concezione della formazione continua come opportunità e stimolo per la crescita di tutto il sistema salute. Incorniciare la certificazione degli ECM sarà la dimostrazione dell’orgoglio del medico per tutto il suo percorso formativo, dalla laurea alla specializzazione, dalle esperienze lavorative e fino alla pensione. Ed il paziente, vedendola appesa al muro, saprà di potersi affidare a, e fidare di, un medico costantemente al passo con i tempi.

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