Formazione 24 Giugno 2020

13 mila nuovi posti a Medicina. Fnomceo pronta al ricorso: «Ingiusto illudere giovani, cifra troppo alta»

Il presidente Anelli preoccupato per l’imbuto formativo: «Tutto questo deve essere legato a una riforma che porti a uno a uno il rapporto tra le lauree e le specializzazioni. Di questa riforma, però, attualmente non si vede traccia»

13 mila nuovi posti a Medicina. Fnomceo pronta al ricorso: «Ingiusto illudere giovani, cifra troppo alta»

Saranno 13.072, secondo le determinazioni definitive del Ministero dell’Università e Ricerca, i posti a Medicina per l’anno accademico 2020/21. A farlo sapere è stato lo stesso Mur, inviando un report a tutti gli attori ascoltati per determinare i fabbisogni nazionali. Tra questi anche la Fnomceo, che però la definisce una «cifra troppo alta».

Tenendo conto degli almeno 22 mila medici già laureati e abilitati e degli 11 mila posti nel post-lauream, il presidente Fnomceo Filippo Anelli si dice allarmato: «Così esploderà l’imbuto formativo. A noi fa piacere l’aumento dei posti a Medicina, così come auspichiamo un cambiamento nei test di ingresso. Ma tutto questo deve essere legato a una riforma che porti a uno a uno il rapporto tra le lauree e le specializzazioni. Di questa riforma, però, attualmente non si vede traccia».

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Il medico, una volta laureato, deve proseguire la sua formazione, accedendo a una scuola di specializzazione o al Corso di Formazione specifica in Medicina Generale. I posti, anche qui, sono contingentati e sono legati a contratti e borse finanziati dallo Stato, dalle Regioni, e, in maniera residuale, da privati. Non essendo proporzionati, per difetto, al numero dei medici che si laureano, negli anni si è venuto a creare quello che, in gergo, si chiama l’imbuto formativo: un ‘limbo’ di medici laureati, abilitati, che attendono anche per lustri di poter entrare nelle Scuole, accontentandosi di sottooccupazioni precarie. In gergo sono i cosiddetti “camici grigi“, che a volte restano anche inoccupati, a carico delle famiglie d’origine. Un esercito di professionisti che ha già raggiunto le 10-15 mila unità, cui ad ogni sessione di laurea si aggiungono altri colleghi che competono per gli accessi al post-lauream.

Con l’emergenza Covid-19 di quest’anno, è stata introdotta anche la “laurea abilitante“, che permette di iscrivere agli Ordini tutti i laureati senza passare per l’esame di abilitazione. Anelli spiega che, se da una parte era un risultato cercato da Fnomceo, dall’altra ha aggiunto nuovi concorrenti al post-lauream. «A questo – ha aggiunto il presidente Fnomceo – si aggiunge l’effetto dei ricorsi di 6 anni fa, che avevano portato all’accesso in blocco a Medicina di un numero più alto di matricole. Risultato? Saranno 22 mila i medici laureati in attesa di completare il loro percorso e lavorare così nel Servizio Sanitario Nazionale».

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Nonostante l’aumento a 11 mila dei posti nelle Scuole di specializzazione, ottenute dal ministro della Salute Roberto Speranza, i numeri non sono ancora sufficienti per Fnomceo. Rimangono inoltre in dubbio le 2 mila borse per Medicina Generale, che attendono conferma. «Serve di più – ha ribadito Anelli – formare più specialisti e medici di Medicina Generale ora significherebbe, da un lato, azzerare l’imbuto formativo, dall’altro realizzare finalmente quel ricambio generazionale che è stato eluso nell’ultimo decennio e che rischia, con i prossimi pensionamenti in massa, di lasciare i cittadini privi dell’assistenza primaria e con gravi carenze in quella specialistica». Nei prossimi cinque anni le carenze, secondo i sindacati medici, potrebbero toccare quota 50 mila unità.

Fnomceo aveva quindi chiesto al Mur di mantenere a 10 mila gli accessi a Medicina: «I nuovi laureati arriverebbero tra sei anni, quando l’ondata di pensionamenti sarebbe ormai superata, e, in assenza di una riforma che fissi in uno a uno il rapporto tra le lauree previste e i posti nel post lauream, si ritroverebbero senza un futuro lavorativo». Dalle Regioni è arrivata la richiesta per 11.500 posti, ma il Mur ha deciso comunque di spostare la cifra a 13 mila.

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«Non si fa certo un favore ai giovani illudendoli, facendoli studiare per sei anni, per poi negare loro un futuro – ha concluso Anelli -. Non si fa un favore al Servizio Sanitario Nazionale, ai cittadini, al Paese. Vale questo un consenso immediato di tremila famiglie, che si tramuterà peraltro in dissenso tra sei anni? Vale un danno per altre 22 mila, un danno per 60 milioni di italiani che rischiano di trovarsi senza cure?».

Il presidente avverte sull’organizzazione di un’agitazione da parte dei giovani medici nel prossimo futuro. Fnomceo parteciperà al loro fianco nelle piazze: «Non solo: venerdì chiederò al Comitato Centrale di valutare il ricorso contro i decreti con i quali verranno stabiliti gli accessi a Medicina. Tacere ora significherebbe essere complici di questo disastro annunciato».

 

CIMO FESMED: «NO ALL’AUMENTO DEI POSTI»

«Dopo aver creato un vero e proprio imbuto formativo, ecco il vero “colpo di genio”: aumentare l’accesso alla Facoltà di Medicina di circa 1.500 unità senza un contestuale incremento degli accessi alle specializzazioni. Quindi, agli oltre 22.000 camici grigi, se ne aggiungeranno, ogni anno, non meno di altri 1.500 colleghi a cui verrà precluso un dignitoso inserimento nel mondo del lavoro». Questo il commento del presidente della Federazione CIMO-FESMED Guido Quici.

«L’iniziativa del MIUR è fuori da ogni logica – continua – perché illude migliaia di giovani, espone economicamente migliaia di famiglie per il sostegno allo studio e formerà, parzialmente, migliaia di neo dottori che tra sei anni, quando la gobba pensionistica sarà esaurita, si troveranno di fronte ad un il mercato del lavoro saturo con ulteriori fughe dal nostro Paese. Nasce inoltre il sospetto che non si vogliano più medici specializzati, che si voglia formare medici dotati di una semplice laurea per utilizzarli, a basso costo, in strutture meno qualificate, magari anche per favorire quel task shifting che permetterebbe, all’intero mondo delle professioni sanitarie, la tanto auspicata “omogeneizzazione” nell’assistenza ai pazienti. In altre parole sempre più medici senza specializzazione», conclude Quici.

La Federazione CIMO-FESMED condivide, quindi, la posizione del presidente della FNOMCeO Filippo Anelli ed auspica che la sua iniziativa di ricorrere alla decisione assunta dal MIUR sia approvata all’unanimità dal Comitato centrale della FNOMCeO.

 

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