Contributi e Opinioni 8 Settembre 2021 11:21

Una sfida chiamata antibiotico resistenza

Batteri sempre più forti e antibiotici sempre meno efficaci ci stanno portando inesorabilmente ad un’era pre-antibiotica

di Veronica Nonne
Una sfida chiamata antibiotico resistenza

Che cos’è l’antibiotico resistenza?

Gli antibiotici hanno rivoluzionato la medicina moderna, dando un contributo fondamentale per l’accrescimento delle aspettative di vita e sradicando alcuni comportamenti a cui erano associate infezioni batteriche importanti. Purtroppo, gli antibiotici tendono a perdere efficacia nel tempo a causa della comparsa e diffusione di resistenza tra i batteri patogeni. Si tratta di un fenomeno inesorabile, sebbene la dinamica della sua propagazione sia variabile. Le infezioni in questo caso risultano difficili da trattare o intrattabili con le convenzionali terapie antibiotiche.

I batteri non lavorano da soli

L’assenza di un’identificazione precoce dei microrganismi causanti l’infezione, e di conseguenza della loro suscettibilità agli antimicrobici, determina un uso smodato spesso ingiustificato ed inutile di questi farmaci, che ha portato nel tempo ad una crescita esponenziale della resistenza batterica. La ricerca di una strategia che contrasti lo sviluppo di questo fenomeno è una priorità per la salute pubblica, perché molte infezioni, non solo non rispondono più ai trattamenti convenzionali, ma anche l’azione di antibiotici di ultima generazione risulta smorzata. L’incremento dei ceppi multiresistenti (MDR), ha progressivamente ridotto le opzioni di trattamento disponibili, ricreando in alcuni casi situazioni tipiche dell’era pre-antibiotica.

Perché un antibiotico non ha un’efficacia universale?

I meccanismi di resistenza antimicrobica sono piuttosto diversi a causa della moltitudine di fattori alla base del processo; quindi trovare una strategia univoca, la cosiddetta “pallottola magica” contro di essi è diventato sempre più difficile. Perciò ora la ricerca si divide fra l’intento di sviluppare molecole di maggior efficacia, e la continua espansione di ceppi resistenti ai farmaci già disponibili. Questo sforzo però, che rappresenta una corsa contro il tempo verso la totale inefficacia degli antibiotici sino ad oggi conosciuti, per il momento non è altro che un cane che si morde la coda. Sarebbe necessaria una politica sanitaria che renda obbligatoria la ricerca del batterio causante l’infezione nel paziente, possibile attraverso un esame chiamato antibiogramma, che ci permette di valutare se un microorganismo (ottenuto in seguito ad un prelievo dal paziente), sia sensibile o meno ad un antibiotico.

Perché è necessario questo esame e perché si utilizza così poco?

È pratica comune, tanto per il medico quanto per il paziente, in caso di malessere persistente ipoteticamente associato ad un’infezione, assumere un antibiotico ad ampio spettro, cioè capace di inibire un gran numero di ceppi batterici. Purtroppo, succede spesso che il patogeno risulti insensibile al trattamento o che il malessere derivi da un virus per cui l’antibiotico non ha alcuna efficacia. Questo ha due effetti: il primo è che il paziente non solo non guarisce ma riporta un ulteriore danno dovuto generalmente alla distruzione della flora batterica; il secondo è che il microorganismo si “abitua” all’antibiotico e trasmette la sua resistenza anche ad altri patogeni per cui magari quel trattamento risultava efficace.

L’antibiogramma eliminerebbe alla radice quest’eventualità, ma è un’analisi che viene sfruttata molto poco poiché sono necessari almeno due giorni. Non essendo un test istantaneo, nella maggior parte dei casi una cura generale vince sulla specificità che porterebbe invece ad un miglioramento qualitativo e a lungo termine delle terapie.

Perché l’antibiotico resistenza è una priorità?

Gli antibiotici come già detto rappresentano una conquista enorme del panorama sanitario, ma il loro uso consolidato, e l’idea di un’impossibile marcia indietro, hanno spinto nel dimenticatoio i tassi di mortalità e morbosità relativi alle infezioni batteriche. Purtroppo, i microorganismi come qualsiasi specie vivente si adattano all’ambiente in cui vivono, per cui gli antimicrobici sviluppati sino ad ora non possono garantire una copertura eterna, anzi la loro staticità e la mancata presa di coscienza di essa dalla maggior parte della popolazione, rappresenta una vittoria assicurata per il mondo dei patogeni. Per limitare ciò l’unica opportunità che abbiamo ad oggi, dato che non possiamo fermare la biologia, è quella di adottare comportamenti adeguati a contingentare la loro avanzata.

 

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