Contributi e Opinioni 19 Aprile 2021 14:59

Isolamento e solitudine: un rischio per la salute

di Stefania Tempesta, psicologa Odp Lazio

di Stefania Tempesta, psicologa Odp Lazio

Quali sono le risorse di cui disponiamo per affrontare il momento attuale?

Il contesto di pandemia fa sì che ognuno di noi viva la percezione di una minaccia, che desta inevitabile preoccupazione data la mole di informazioni che prospettano incertezza sul futuro in ambito sanitario, economico, sociale e personale. Se la preoccupazione è una risposta naturale ad una condizione di pericolo, un vissuto costante di ansia ed angoscia rispetto all’infezione da Covid-19 porta troppo spesso le persone ad un’eccessiva ruminazione e ad un inasprimento della paura, che si associano ad un’amplificazione dello stress e della depressione.

La crisi attuale, che vede il mondo intero attanagliato in un presente carico di problemi e disegna un futuro indeterminato, offre comunque l’opportunità di indagare le risorse di cui disponiamo per migliorare la nostra inquietudine a fronte della sfida che stiamo affrontando.

Intelligenza Emotiva e supporto sociale costituiscono due concetti strettamente connessi che meritano un approfondimento, quali validi strumenti di cui numerosi studi sottolineano la validità come fattore incentivante il benessere psico-fisico.

L’Intelligenza Emotiva, legata al funzionamento del nostro sistema limbico, è la tendenza dell’individuo ad esperire consapevolezza delle emozioni proprie e di quelle degli altri, il che comporta la capacità di gestire le stesse emozioni che emergono in contesti di pericolo  nonché la propensione ad affermare modelli di relazione costruttivi ed utili a incentivare auto-motivazione ed ottimismo.  La stessa architettura del cervello umano presenta il sistema limbico come sede dei nostri centri emozionali, che è anche un sistema a circuito aperto; come tale interagisce quindi con l’esterno e ha un ruolo fondamentale nella relazione che ciascun individuo intraprende con i propri simili.

La sopravvivenza della specie umana ed animale si avvale da sempre dei principi di soccorso emozionale, per cui anche in tempi remoti il soggetto che si occupava della sorveglianza del territorio lanciava l’allarme in presenza di una minaccia.

In tempi recenti sono state condotte interessanti ricerche all’interno di alcuni ospedali: nei reparti di terapia intensiva è stato messo in evidenza come la presenza di un’altra persona svolga una funzione di conforto per il malato, tale da determinare un abbassamento della pressione sanguigna nei pazienti, nonché un rallentamento della produzione di acidi grassi, responsabili dell’occlusione delle arterie.

Ulteriori ricerche hanno osservato quali conseguenze subissero persone sottoposte, nell’arco di un anno, ad eventi particolarmente stressanti, come problemi economici conseguenti ad un licenziamento o un divorzio; tale studio ha evidenziato come il tasso di mortalità fosse triplicato negli uomini di mezza età socialmente isolati; al contrario coloro che disponevano di una rete di relazioni sociali non avevano risentito dell’impatto altamente negativo con gli eventi logoranti.

Il sistema limbico, che gli scienziati definiscono “regolazione limbica interpersonale”, ci rende permeabili agli influssi esterni e fa sì che coloro che sono accanto a noi possano modificare le nostre emozioni: l’individuo trasmette dei segnali attraverso i quali è in grado di modificare i livelli ormonali, le funzioni cardiovascolari e persino la funzione immunitaria di un’altra persona. Quando due innamorati interagiscono, ad esempio, determinano nel cervello del partner un aumentato livello di ossitocina, sostanza che accentua la sensazione gradevole attivata dal legame affettivo.

Lo stesso meccanismo per cui si verifica la sintonizzazione delle emozioni di due o più persone è stato approfondito in altri aspetti della vita sociale: da studi di laboratorio volti ad indagare la sintonizzazione di persone che intrattenevano una relazione, è emersa la peculiarità di un fenomeno detto rispecchiamento: L’effetto di rispecchiamento è stato riscontrato da studi che hanno indagato il clima emozionale sul posto di lavoro o all’interno di squadre sportive: è emerso che le persone che operano a stretto contatto inevitabilmente giungono a condividere i sentimenti degli altri, cogliendo il senso di gioia, euforia, gelosia, rabbia, invidia.

La solitudine e l’isolamento, condizioni imposte dall’emergenza Covid-19, hanno portato molte organizzazioni sanitarie a sottolineare l’importanza di mantenere una connessione con i propri simili durante l’epidemia, proprio perché l’essere in relazione ed il supporto sociale svolgono un ruolo protettivo contro gli effetti negativi dello stress; maggiori sono le risorse sociali che la persona ha, o che percepisce di avere a disposizione, tanto più l’individuo avverte un controllo maggiore rispetto alla situazione allarmante, sente cioè di potere divulgare le proprie emozioni,  condividere e rivalutare la qualità dell’evento stressante, attivando le risorse di coping.

Viktor Emil Frankl, nel suo libro Uno psicologo nel lager, ci regala una squisita testimonianza  di quanto la disponibilità di rassicurazione e conforto da parte di altri possa avere un ruolo fondamentale contro eventi estremamente disumanizzanti: all’interno del campo di concentramento lo psicologo viennese si protende verso i propri simili parlando dalla cattedra, dalla mensa e ovunque egli abbia la possibilità di comunicare; Frankl cerca un interlocutore da raggiungere attraverso lezioni e conferenze che diventano il mezzo per condividere con coloro che lo ascoltano l’esperienza di un dolore capace di annientare; induce non solo all’ascolto, ma anche alla partecipazione, regalando la sua intima convinzione che la vita abbia un senso anche quando quel senso sembra perduto, e che ognuno abbia la responsabilità di ricercarlo anche nello strazio della sofferenza.

Dopo la tragedia dell’11 Settembre 2011, che colpì inesorabilmente gli Stati Uniti ed il mondo intero, molti dipendenti dell’azienda SoundView persero amici, conoscenti e familiari; così Marc Loehr, direttore dell’azienda, decise di convocare il giorno dopo in ufficio il personale, non per lavorare, ma per condividere i propri sentimenti e discutere sul da farsi. I giorni successivi Loehr si pose al fianco dei propri dipendenti, che trovavano insieme sfogo alla propria sofferenza, sollecitandoli ad esprimere ciò che di più doloroso stavano vivendo. Loehr decise anche di inviare ogni sera una e-mail a ciascun dipendente per discutere di ciò che stava accadendo, facendo riferimento agli aspetti personali, alle afflizioni più intime di ciascuno. Loehr chiese ai dipendenti di redigere un libro della memoria”, in cui sarebbero stati annotati e conservati sentimenti, paure, angosce, pensieri, esperienze, in modo che anche le generazioni future avrebbero potuto trarre beneficio da quella devastazione attuale.

Il valore dell’elemento emozionale viene compreso da Frankl e da Loher come risorsa imprescindibile in un progetto di realizzazione, costruzione e risanamento dopo la distruzione; tale obiettivo viene perseguito proprio in un contesto di aggregazione e condivisione in cui le emozioni si rispecchiano nell’altro che partecipa alla difficoltà e fornisce il proprio sostegno.

Le misure di distanziamento imposte dalla pandemia non equivalgono all’isolamento; il bisogno di costruire relazioni sociali è un bisogno umano fondamentale e astenersi completamente dal connettersi fisicamente con gli altri rinunciando a tutte le risorse precedentemente disponibili può portare alla solitudine, che inevitabilmente implementa la valutazione negativa degli eventi e genera un pericoloso incremento dello stress.

Credo sia doveroso mitigare l’impatto dell’isolamento incoraggiando le persone a rimanere in contatto con i propri familiari, specialmente se si tratta di persone anziane, dunque maggiormente vulnerabili al virus ed esposti al rischio di contagio. Stabilire e rinforzare la connessione intergenerazionale può fornire la possibilità di essere emozionalmente vicini a coloro che vivono con sofferenza il periodo finale della propria esistenza, fornendo quel supporto che rende in cambio la sensazione di reciprocità e appartenenza ad una comunità.

Ci si può incontrare all’aria aperta e condividere attività fisica e passeggiate, fonte inesauribile di benessere per corpo e mente, coinvolgendo un amico o un vicino di casa con cui compartecipare il proprio sentire in luoghi reali e modi reali.

Nel rispetto delle norme igienico-sanitarie è auspicabile continuare il percorso intrapreso con il professionista della salute, che nel caso dello psicologo può essere portato avanti anche tramite teleconsulenze, anche se la tecnologia è elemento controverso poiché la comunicazione, fiorente su numerosi canali, avviene in assenza di contatto diretto e sembra favorire fenomeni di isolamento e solitudine.

 

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