Salute 15 maggio 2015

Ebola «Trasporto malati: l’eccellenza dell’Areounatica, esportata nel mondo»

Intervista al Generale Piervalerio Manfroni capo del Servizio sanitario dell’Aeronautica Militare

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Ebola torna in Italia e, ancora una volta, si mette in moto la macchina di gestione dell’emergenza messa a punto dall’Aeronautica Militare. Il trasporto dell’infermiere sardo affetto dal virus è avvenuto attraverso un aereo C-130 della 46esima Brigata Aerea, un velivolo che permette il trasferimento di un soggetto altamente infettivo in una condizione di alto biocontenimento.

Una capacità – quella di effettuare il trasporto di questo tipo di pazienti attraverso l’utilizzo di barelle aviotrasportabili denominate Aircraft Transport Isolator (A.T.I.) e dei sistemi terrestri Stretcher Transit Isolator (S.T.I.) – che è una peculiarità proprio dell’Aeronautica, che già il 24 novembre dello scorso anno aveva riportato in Italia Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency che aveva contratto lo stesso virus in Sierra Leone. Una capacità che l’Aeronautica possiede fin dal 2005 e che nel corso del tempo ha cercato di diffondere il più possibile attraverso appositi corsi di formazione. Come quello avvenuto a gennaio a Pratica di Mare e volto al perfezionamento delle competenze di tredici operatori sanitari appartenenti alla Royal Air Force olandese. Dell’importanza della formazione del personale medico nella gestione di questo tipo di casi ha parlato, ai microfoni di Sanità informazione, il Generale Ispettore dell’Aeronautica Militare Piervalerio Manfroni.

Generale Piervalerio Manfroni, Ebola è tornata in Italia. Il secondo caso di personale medico infettato dal virus riguarda un infermiere da poco tornato dalla Sierra Leone e che ora è all’Ospedale Spallanzani di Roma. È una situazione da tenere sotto controllo.
«È assolutamente una situazione da tenere sotto controllo ma posso dire con certezza che siamo in grado di farlo. Ci stiamo impegnando molto così come lo stanno facendo i nostri colleghi nelle aree tuttora interessate dalla malattia. Sono in prima linea ed è naturalmente possibile che possano infettarsi. Certo, è difficile, ma resta una eventualità possibile. E per questo teniamo sempre in piedi l’organizzazione che ha diverse capacità di intervento e che anche questa volta è intervenuta attraverso varie modalità di azione».

Anche in questo caso l’Aeronautica Militare si è dimostrata un’eccellenza, gestendo il tutto con grandissima efficienza. È stato un trasporto difficile anche perché totalmente interno al territorio italiano. Tutto però è stato realizzato alla perfezione.
«La perfezione è l’obbiettivo al quale tendiamo. Certo è che siamo soddisfatti anche noi di come è stata condotta l’operazione. È vero, questa volta ci siamo trovati a dover intervenire a livello nazionale con un aereo di tipo diverso. Quando è arrivato in aeroporto abbiamo scelto, insieme ai colleghi del Servizio Sanitario Nazionale, il recupero del paziente direttamente in ospedale. Abbiamo dunque usato il nostro sistema, che prevede il trasporto del soggetto in una barella che permette il contenimento e che entra facilmente in ambulanza per poi trasferirlo su un’altra barella che consente il trasporto in aereo in maniera ancora più sicura. Successivamente il paziente è stato trasferito su una terza barella, simile in tutto e per tutto a quella utilizzata per prima, e lo abbiamo passato ai colleghi dello Spallanzani. Il tutto in un sistema ben integrato che ho avuto il piacere di vedere funzionare al meglio».

La macchina organizzata dall’Aeronautica sottolinea, ancora una volta, l’importanza della formazione e dell’informazione nell’affrontare situazioni di emergenza simili. Formazione e informazione che devono riguardare tutto il personale sanitario per evitare il rischio di contrarre il virus.
«Certamente. Noi continuiamo ad addestrarci e a formarci in continuazione. Siamo inoltre disponibili a trasferire quelle che sono le nostre conoscenze a tutti i colleghi del Servizio Sanitario Nazionale – cosa già fatta in passato – in maniera tale da far conoscere il più possibile le nostre capacità e lavorare insieme per sperimentare e affrontare anche i casi che potranno presentarsi in futuro. Ma così come abbiamo già fatto in Sardegna nei giorni scorsi, abbiamo verificato che riusciamo ad intenderci rapidamente in maniera chiara con tutti gli operatori in campo. Questa fase può essere addirittura ottimizzata dialogando e formandoci insieme al personale sanitario del Ssn. Noi ci siamo, lo abbiamo fatto addirittura per colleghi di altre forze aeree europee: sono venuti qui e con grande piacere abbiamo collaborato con loro per aiutarli e formarli attraverso le nostre capacità».

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