TecHealth 7 febbraio 2019

Ecco il guanto sensorizzato che insegna ad operare, valuta la funzionalità della mano e traduce la lingua dei segni

Sembra uscito da un film di supereroi, il guanto ‘sensorizzato’ inventato dal professor Giovanni Saggio dell’università Tor Vergata di Roma. A vederlo sembra un guanto comune, ma è l’unico in grado di misurare i movimenti della mano, valutando ogni singola articolazione delle dita. Può pilotare a distanza una mano robotica e controllare oggetti virtuali, può […]

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Sembra uscito da un film di supereroi, il guanto ‘sensorizzato’ inventato dal professor Giovanni Saggio dell’università Tor Vergata di Roma. A vederlo sembra un guanto comune, ma è l’unico in grado di misurare i movimenti della mano, valutando ogni singola articolazione delle dita. Può pilotare a distanza una mano robotica e controllare oggetti virtuali, può insegnare agli specializzandi come muoversi in sala operatoria e può tradurre automaticamente la lingua dei segni, dando la possibilità ai sordo-muti di comunicare anche con chi non conosce la LIS.

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Un prototipo versatile con immense potenzialità in campo medico. Un settore, come ci ha raccontato il professor Saggio, nel quale è già stato sperimentato per ottenere diversi obiettivi: «La prima applicazione è stata su pazienti che si erano sottoposti a chirurgia e microchirurgia della mano. Ad oggi – ci ha spiegato – la ripresa della funzionalità post-operatoria della mano, e quindi la capacità di aprirla e chiuderla completamente, viene stabilita da un infermiere specializzato utilizzando un goniometro. Si tratta di un’operazione fatta in un unico istante della giornata presso la struttura ospedaliera, soggetta a possibili errori anche abbastanza grossolani. Il guanto sensorizzato, invece – prosegue il professor Saggio – consente di misurare la capacità delle singole articolazioni nell’intero arco della giornata. Indossando il guanto, che viene collegato con lo smartphone del medico, il paziente può quindi rimanere comodamente a casa e inviare in tempo reale i dati al professionista che, grazie alle informazioni globali, oggettive e precise ricevute, potrà stabilire una terapia personalizzata in base alle esigenze del paziente».

Similmente, il guanto sensorizzato è stato utilizzato anche per valutare il tremore dei pazienti affetti da morbo di Parkinson, che generalmente viene stabilita dal medico ‘ad occhio’, in base alla sua esperienza: «Tuttavia – spiega Saggio – l’occhio umano non è in grado di vedere tutti i movimenti delle articolazioni, che possono invece essere misurati dal guanto. Con le informazioni aggiuntive che lo strumento offre, è possibile migliorare l’accuratezza della diagnosi e quindi la terapia».

Ma il guanto sensorizzato può essere utilizzato anche nel campo della formazione chirurgica. «Con il policlinico Tor Vergata – prosegue il professore – abbiamo fatto indossare il guanto a nove chirurghi di altissima specializzazione che simulavano un’operazione, misurandone le gestualità, che sono risultate tutte molto simili. Abbiamo poi misurato i movimenti degli specializzandi in chirurgia, registrando enormi differenze tra la loro destrezza manuale e quella degli esperti. Il guanto, allora, potrebbe aiutarli ad imparare i movimenti fatti al tavolo operatorio dai chirurghi specializzati, replicando e ottimizzando le loro gestualità sul virtuale prima di operare i pazienti».

Infine, il guanto è anche in grado di governare il movimento delle mani di robot antropomorfi, cosa che nessuno degli strumenti attuali riesce a fare: «Consentirebbe quindi di intervenire a distanza, rimanendo in condizioni di sicurezza. Pensiamo ai soccorsi dopo terremoti o incendi, oppure all’operato degli artificieri. Se, ad esempio, fosse stato utilizzato a Fukushima, dove degli uomini si sono sacrificati per chiudere delle valvole – conclude il professor Saggio -, magari si sarebbero potuti salvare».

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