FIMMG 11 ottobre 2018

La storia di Matteo Geri, che ha rinunciato al posto nella scuola di specializzazione per diventare medico di famiglia

Premiato al congresso Fimmg, racconta i motivi di una scelta controcorrente: «L’esperienza mi ha insegnato che è meglio seguire appieno il paziente per educarlo, oltre che curarlo»

Quando è salito sul palco del 75° congresso Fimmg per ricevere il Premio Mario Boni, Matteo Geri si è commosso e ha a lungo abbracciato il segretario Silvestro Scotti. 32 anni, di Lodi, ha rinunciato alla borsa per il corso di specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza per diventare medico di famiglia. Una scelta controcorrente, segnata dalla «vocazione» e dall’«esperienza», perché ha capito che «è meglio vivere il paziente appieno per educarlo e non solo curarlo, facendogli capire che prevenire la malattia e le cure ha vantaggi, anche sociali ed economici, enormi».

Sono stati due MMG a fargli da mentori e fargli scoprire il mondo della medicina generale, che «purtroppo l’università, in sei anni, non mi aveva fatto conoscere. Ma è stato il modo più bello di imparare – racconta il dottor Geri -, perché l’esperienza, come diceva Oscar Wilde, è un’insegnante severa, che prima ti fa l’esame e poi ti insegna la lezione».

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La sua idea, quasi romantica, del ruolo del medico di famiglia all’interno del Sistema Sanitario e della società, parte dal concetto di “medico di base”: «So bene che sia un termine che non si usa più perché per alcuni ha un valore negativo – dice Matteo Geri ai nostri microfoni –, ma secondo me invece spiega perfettamente quanto il medico di medicina generale sia la base, le solide fondamenta su cui poggia il SSN. È un medico a 360 gradi, che non cura solo il paziente, ma lo segue a livello sociale e psicologico, evitando che il sistema sanitario collassi».

«Il medico di famiglia – prosegue – è il medico che visita il paziente nel suo letto di casa, nel lettino dell’ambulatorio e, a volte, anche nel letto ospedaliero, aiutando il collega specialista in una diagnosi a volte complessa. E sono tanti i casi clinici in cui l’esperienza del medico di medicina generale gli permette di arrivare ad una diagnosi prima, perché conosce il paziente e la sua anamnesi, magari ne conosce abitudini e comportamenti che, per timidezza o perché non li ritiene importanti, non rivela allo specialista».

«Poi si parla spesso di gestione delle cronicità – continua Geri -, la sfida che ci attende, con pazienti sempre più complessi: sarà il medico di famiglia a prendersene carico, insieme magari ad altre figure come, ad esempio, l’infermiere o il fisioterapista. Per tutte queste ragioni è quindi fondamentale che il MMG, ancor più dello specialista, si tenga costantemente aggiornato su tutti gli ambiti della medicina».

Eppure, la formazione del medico che intraprende la strada della medicina generale è retribuita la metà, rispetto alla borsa della scuola di specializzazione. Fatto che spinge molti medici di famiglia ad intraprendere la strada del ricorso, ritenendo di aver subito un’ingiustizia rispetto ai colleghi specializzandi. E anche per questo motivo molti faticano a capire la scelta di Matteo di rinunciare al prezioso posto in Medicina d’Emergenza-Urgenza: «Nella specialità – spiega Matteo Geri – la borsa è pari a circa 1800 euro netti, non tassati e con altri vantaggi come le ferie; la borsa del corso di formazione specifica in medicina generale è invece di circa 800 euro. Se hai un affitto da pagare perché vieni da un’altra Regione o un’altra provincia, non è sempre semplice riuscire a mantenersi. Per  equiparare la medicina generale ad una specialità – conclude – bisogna iniziare dall’importo della borsa. È una questione di equità».

 

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