ECM 25 Ottobre 2018

ECM, Leoni (FNOMCeO): «Carenza personale e turni massacranti pregiudicano anche l’aggiornamento»

Intervenuto alle Giornate di approfondimento della formazione del medico, il vicepresidente della Federazione sottolinea: «La formazione a distanza è integrazione importante per l’ampliamento del panorama culturale dei camici bianchi»

«L’aggiornamento professionale non è solo un obbligo deontologico, ma è strettamente legato alla cultura scientifica che contraddistingue ogni medico». Il vicepresidente della FNOMCeO Giovanni Leoni è recentemente intervenuto alle Giornate di approfondimento della formazione del medico, organizzate dalla Federazione a Bari. Ha evidenziato che «per i medici ospedalieri la formazione è orario di lavoro» che quindi «non può essere espletato, per esempio, smontando da una notte, perché un medico ha diritto a riposarsi». L’attuale condizione degli ospedali italiani, caratterizzati da carenza di personale, turni massacranti e mancato riposo, portano tuttavia inevitabilmente troppi medici a sacrificare la formazione, non potendo rinunciare alle attività dedicate specificatamente al cittadino, che siano visite o interventi chirurgici. Particolarmente utile, allora, la formazione a distanza che, a detta di Leoni, costituisce «un’integrazione importante per l’ampliamento del panorama culturale dei camici bianchi».

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Vicepresidente Leoni, alle Giornate della formazione la FNOMCeO presenta un’interessante proposta: la rivalidazione del medico come un ulteriore strumento per incentivare la formazione.

«Sì, perché la formazione continua in medicina non è solo un obbligo deontologico, ma parte da quello che è l‘istinto di cultura scientifica. Naturalmente bisogna avere anche la possibilità di accedere alla formazione, perché per i medici ospedalieri la formazione è orario di lavoro, che deve essere rispettato e deve essere inquadrato in tutte le componenti della globalità dell’orario di servizio del medico. Poi esiste anche la formazione a distanza, che è sicuramente un’integrazione importante per l’ampliamento del panorama culturale».

Lei citava anche le responsabilità delle aziende nell’organizzare e fornire la formazione, e dai dati che abbiamo visto, sappiamo che la situazione è molto disomogenea. Spesso e volentieri, per la difficoltà di lavorare in ospedale, la formazione è allora forse la prima cosa che viene sacrificata.

«Io sono un medico ospedaliero e quindi ho ben presente la problematica di far quadrare l’orario di servizio con la disponibilità di personale medico per supplire all’assolvimento delle liste d’attesa, e quindi alle visite specialistiche, agli interventi chirurgici, a tutte le attività dedicate specificatamente al cittadino. Poi ci sono altri servizi, come il servizio di guardia e naturalmente l’aggiornamento professionale. Aggiornamento professionale che, essendo lavoro, non può essere neanche espletato, per esempio smontando da una notte, perché un medico ha lavorato e quindi ha diritto a riposarsi. Purtroppo la carenza di personale, il ricorso sistematico a pacchetti prestazionali aggiuntivi, a ore straordinarie, penalizzano l’attività di formazione e talvolta anche la fruizione delle ferie».

Oltre all’aggiornamento professionale, uno dei principali problemi che riguarda la formazione dei medici è l’insufficiente numero di borse per le scuole di specializzazione.

«La specializzazione deve essere conseguita per perfezionare il corso di studi. È stato molto positivo l’ampliamento da 800 a 1600 delle borse di studio per i medici di medicina del territorio, con la riapertura dei bandi di ammissione. Aspettiamo con fiducia l’evoluzione in tal senso anche delle borse per le scuole di specializzazione. Ricordo che in questo momento ci sono 10mila medici privi della possibilità di perfezionare il loro corso di studi, e che ogni anno sui 9mila medici che si laureano 3500 non riescono ad accedere alla scuola di specialità. Bisogna porre rimedio a tutto questo».

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